Sulla meditazione

Sulla meditazione | Etanali percorsi di Risveglio spirituale
(Aggiornato il: 19 Marzo 2002)

A mio avviso ha senz’altro ragione Jiddu Krishnamurti quando afferma che:

“la meditazione non è la semplice esperienza di qualcosa al di là dei pensieri e dei sentimenti di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini […]. La meditazione — che è cessazione del pensiero — apre la porta ad una vastità che trascende ogni immaginazione o congettura; è comprensione del mondo e delle sue vie […]. Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei suoi confini, il pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne ha, l’uno deve cessare perché l’altro possa essere […]. La meditazione non è una continuazione o una espansione dell’esperienza, al contrario, è la completa inazione che è totale cessazione dell’esperienza; lo svuotarsi del conosciuto […]. Se non c’è meditazione, sei come un cieco in un mondo di grande bellezza, luci e colori […]. Meditare non è ripetere parole, sperimentare visioni o coltivare il silenzio, questa è una forma di autoipnosi […]. La mente meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la parola, senza commento, senza opinione — attentamente e costantemente — il movimento della vita in ogni suo rapporto; allora sopraggiunge un silenzio che è negazione del pensiero, un silenzio che l’osservatore non può richiamare. Se ne facesse esperienza, riconoscendolo, non sarebbe quel silenzio […].”

Eh già […] “quel silenzio”.

“Meditazione è una lezione di consapevolezza, di assenza di pensiero, di spontaneità, di essere totalmente nella tua azione, all’erta, consapevole. Non è una tecnica, è un trucco. O lo capisci, o non lo capisci.” (Osho)


La meditazione mi aiuterà a essere felice?

Molte persone vengono da me, dicono di essere infelici, e mi chiedono di dare loro una meditazione: Io dico: innanzitutto, è fondamentale capire perché sei infelice. E se non rimuovi alla base le cause della tua infelicità, potrò darti, sì,una meditazione, ma questo non aiuterà molto — perché le cause di fondo rimangono.
L’uomo che avrebbe potuto essere un bravissimo e splendido ballerino, siede in un ufficio,in mezzo alle scartoffie. Non lascia spazio alcuno alla danza. Quell’uomo avrebbe potuto divertirsi danzando sotto le stelle, invece non fa altro che accumulare un conto in banca. E dice di essere infelice: “Dammi una meditazione”. Posso dargliela! — ma che cosa farà la meditazione? Che cosa pretende che gli faccia? Rimarrà lo stesso uomo: che accumula soldi,che compete sul mercato. La meditazione lo potrà aiutare in questo modo: lo renderà un po’ più rilassato nel fare un po’ meglio queste azioni senza senso.
Ecco perché in Occidente così tante persone praticano la Meditazione Trascendentale: questa è l’attrattiva della Meditazione Trascendentale, in quanto Maharishi Mahesh Yogi dice: “Ti renderà più efficiente sul lavoro, ti aiuterà ad avere più successo. Se sei un venditore, diventerai un venditore di maggior successo. Ti darà efficienza.” E gli americani vanno pazzi per l’efficienza. Darebbero ogni cosa in cambio dell’efficienza. Ecco perché attrae tanto.
Certo,ti può aiutare. Ti può rilassare un po’– è un tranquillante. Ripetendo costantemente un mantra,ripetendo costantemente una certa parola, si cambia la chimica del tuo cervello. È un tranquillante! Un suono tranquillante. Ti aiuta a rilasciare lo stress, così domani, sulla piazza del mercato sarai più efficiente, più abile nella competizione — ma non ti cambia. Non è una trasformazione.
Puoi ripetere un mantra, puoi praticare una meditazione; ti potrà aiutare un po’ qua e là — ma ti potrà aiutare soltanto a rimanere come sei.
Viceversa, il mio messaggio è solo per coloro che amano davvero la sfida, per i coraggiosi pronti a cambiare il modello della loro vita, che sono pronti a rischiare tutto — poichè in effetti non hai niente da perdere: solo la tua infelicità, la tua miseria. Ma le persone si attaccano anche a questo.
Ho sentito raccontare: in uno sperduto campo d’addestramento militare, un plotone era appena tornata alla base, dopo una giornata di marcia sotto un sole cocente.
“Che vita!” esclamò una recluta. “Lontani chilometri da ogni centro abitato, con un sergente che pensa di essere Attila il Barbaro, niente donne,niente sbornie,nessuna licenza e, in più, i miei stivali sono più piccoli di due misure”. “Non vorrai prendertela per questo, amico” disse il suo compagno. “Perchè non ne prendi un altro paio?” “Non ci penso neanche” fu la risposta “Toglierli è stato finora l’unico piacere che ho!”
Che altro hai da rischiare? Solo la tua infelicità. L’unico piacere che hai è parlarne. Guarda le persone che parlano della loro infelicità: come diventano felici! Pagano per questo: vanno dagli psicoanalisti per parlare della loro infelicità — pagano per farlo! Qualcuno che li ascolta con attenzione […] e loro vanno in visibilio.
Le persone continuano a parlare della loro infelicità […] ancora e ancora e ancora. E la esagerano, la colorano, la fanno sembrare più grande. La fanno apparire più grande di quello che è. Perché?
Non hai niente da rischiare. Ma le persone sono aggrappate al conosciuto, a ciò che è familiare. L’infelicità è tutto ciò che hanno conosciuto — questa è la loro vita. Non c’è che il nulla da perdere, eppure si ha così tanta paura di perderlo.
Con me, la felicità è al primo posto, la gioia è al primo posto. L’attitudine a celebrare è al primo posto. Una filosofia positiva verso la vita è al primo posto.
Gioisci! Se non puoi gioire del tuo lavoro, cambia. Non aspettare! Perchè tutto il tempo passato ad aspettare […] stai aspettando Godot. Godot non arriverà mai. Si aspetta — e si spreca una vita!
Per chi, per che cosa stai aspettando? Se capisci di essere un miserabile all’interno di un certo modello di vita, tutte le vecchie tradizioni dicono: tu sei sbagliato. Io direi: il modello è sbagliato. Cerca di capire la differenza di questa messa a fuoco.
Tu non sei sbagliato! Solo il tuo modello, il modo in cui hai imparato a vivere è sbagliato. Le motivazioni che hai imparato ed accettato come tue, non sono tue. Non soddisfano il tuo destino. Sono contro il tuo germoglio,sono contro il tuo elemento […].
Ricorda: nessuno può decidere per te. Tutti i loro comandamenti, tutti i loro ordini, tutte le loro morali, esistono per ucciderti. Tu devi decidere per te stesso. Devi prenderti la tua vita nelle tue mani. Altrimenti, la vita continua a bussare alla tua porta e tu non ci sei mai — sei sempre da qualche altra parte.
Se avresti dovuto diventare un ballerino, la vita arriva da quella porta, perchè la vita pensa che dovresti essere un ballerino già adesso. Bussa lì, ma tu non sei lì — sei un banchiere. E come ci si può aspettare che la vita sappia che saresti diventato un banchiere?
Dio arriva a te nel modo in cui voleva che tu fossi; conosce solo quell’indirizzo — ma non ti trova mai lì, sei da qualche altra parte, nascosto dietro la maschera di qualcun altro, nel costume di qualcun altro, sotto il nome di qualcun altro.
Come puoi aspettarti che Dio ti trovi? Egli continua a cercarti. Conosce il tuo nome, ma tu hai dimenticato quel nome. Conosce il tuo indirizzo, ma tu non hai mai vissuto a quell’indirizzo. Hai permesso che il mondo ti distraesse.
Dio ti può trovare in un solo modo, in un modo solo ti può trovare, e questo modo è la tua fioritura interiore: come voleva che tu fossi. Finchè non trovi la tua spontaneità, finché non trovi il tuo elemento, non puoi essere felice. E se non puoi essere felice, non puoi essere meditativo.
Perché è nata quest’idea nella mente delle persone? Che la meditazione dia la felicità. Di fatto ogni volta che hanno trovato una persona felice, hanno sempre trovato una mente meditativa — le due cose sono associate. Ogni volta che hanno trovato un alone di meditazione che circonda una persona, hanno sempre trovato che era tremendamente felice — vibrante di beatitudine, radiosa. Sono due cose associate. Hanno pensato: la felicità arriva quando sei meditativo.
Era esattamente l’opposto: la meditazione arriva quando sei felice. Ma essere felice è difficile, e imparare una tecnica di meditazione è facile. Essere felice significa un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere, un cambiamento repentino — perché non c’è tempo da perdere. Un cambiamento improvviso — un improvviso rombo di tuono — una discontinuità.
Questo è ciò che intendo con sannyas: uno stacco dal passato. Un improvviso rombo di tuono, e muori al vecchio e incominci fresco, dall’ABC. Sei rinato. Ricominci la tua vita come avresti fatto se non ci fosse stato nessun modello imposto dai tuoi genitori, dalla società, dallo stato; come avresti fatto, dovresti aver fatto, se non ci fosse stato nessuno a distrarti. Ma sei stato distratto. Devi lasciar andare tutti quei modelli che ti sono stati imposti, e devi trovare la tua fiamma interiore.

(Tratto dalla serie di discorsi “A Sudden Clash of Thunder” di Osho)


Osho consiglia meditazioni statiche come la Vipassana?

Domanda: Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice. Ma vedendo le persone fare Vipassana, ho perso ogni speranza di diventare mai un buon meditatore. Per favore, dammi un piccolo incoraggiamento.

Osho: La meditazione è semplice. Proprio perché è semplice, sembra difficile. La tua mente è abituata ad avere a che fare con problemi difficili, e ha completamente dimenticato come rispondere alle cose semplici della vita. Più una cosa è semplice, più sembra difficile alla mente, perchè la mente è molto efficiente nel risolvere cose difficili. È stata addestrata a risolvere cose difficili, non sa come affrontare quelle facili. La meditazione è semplice, la tua mente è complicata. Non è un problema creato dalla meditazione. Il problema deriva dalla tua mente, non dalla meditazione.

La Vipassana è la più semplice meditazione del mondo. Con la Vipassana Buddha si è illuminato e con la Vipassana molte altre persone si sono illuminate, più che con ogni altro metodo. Vipassana è il metodo. Certo, esistono anche altri metodi, ma hanno aiutato solo poche persone. La Vipassana ne ha aiutate migliaia ed è veramente molto semplice; non è come lo yoga.

Lo yoga è difficile, arduo, complesso. Devi torturarti in molti modi: distorcere il tuo corpo, contorcere il tuo corpo, stare seduto in questo o quel modo, torturarti, stare sulla tua testa – esercizi su esercizi […] ma lo yoga sembra avere molto fascino sulle persone.

La Vipassana è così semplice che non la prendi affatto in considerazione. In effetti, avvicinandosi alla Vipassana per la prima volta, uno dubita che possa essere chiamata meditazione. Che cos’è? — nessun esercizio fisico, nessun esercizio di respirazione; un fenomeno molto semplice: semplicemente osservare il tuo respiro che entra, che esce […] finito, questo è il metodo; seduto in silenzio, osservi il tuo respiro che entra, che esce; senza perdere il suo percorso, questo è tutto. Non devi cambiare la tua respirazione – non è pranayama; non è un esercizio di respirazione, in cui devi fare profondi respiri, esalare, inalare, no. Lascia che la respirazione sia semplice, così com’è. Devi solo introdurle una nuova qualità: la consapevolezza.

Il respiro esce, osserva; il respiro entra, osserva. Diventerai consapevole: il respiro che tocca le tue narici in un certo punto, diventerai consapevole. Ti puoi concentrare lì: il respiro entra, senti il tocco del respiro sulle narici; poi esce, senti ancora il tocco. Rimani lì, sulla punta del naso. Non è che devi rimanere concentrato sulla punta del naso; devi solo rimanere attento, essere consapevole, osservare. Non è concentrazione. Non perderlo, solo continua a ricordartelo.
All’inizio lo perderai in continuazione; allora ritorna lì. Se per te è difficile – per alcune persone è difficile osservarlo lì – allora puoi osservare il respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si solleva; quando il respiro esce, la pancia si abbassa. Continui a osservare la tua pancia. Se hai davvero la pancia, questo ti sarà d’aiuto.

Ci hai fatto caso? Se guardi le statue indiane di Buddha, queste statue non hanno la pancia – in effetti non hanno per niente pancia. Buddha sembra un atleta perfetto: spalle in fuori, pancia in dentro. Ma se guardi una statua giapponese di Buddha rimarrai sorpreso: non assomiglia per niente a un Buddha – una grande pancia, talmente grande, che non riesci nemmeno a vedere il petto, come se Buddha fosse incinto, tutto pancia. Il motivo per cui è successo questo cambiamento è che in India, quando viveva Buddha, egli stesso osservava il respiro nel naso, quindi la pancia non era per niente importante. Ma quando la Vipassana si spostò dall’India in Tibet, in Cina, in Corea, in Birmania, in Giappone, lentamente le persone si accorsero che è più facile osservare la pancia che non il naso. E allora le statue di Buddha incominciarono a essere diverse, con pance più grandi.

Puoi osservare la pancia o il naso, quello che ti sembra più giusto per te, o quello che ti sembra più facile. Che sia più facile è il punto. E solo osservando il respiro, succedono miracoli.

La meditazione non è difficile, è semplice. Proprio perchè è semplice ti sembra difficile. Ti piacerebbe fare molte cose, e non c’è niente da fare; questo è il problema. È un grande problema, perché ci è stato insegnato che dobbiamo fare molte cose.
Chiediamo che cosa dobbiamo fare, e meditazione significa uno stato di non-fare: non devi fare niente, devi fermare ogni fare. Devi essere in uno stato di totale inazione. Anche pensare è in un certo senso fare – lascia andare anche quello. Avere sensazioni è in un certo senso fare – lascia andare anche quello. Fare, pensare, avere sensazioni – se tutto viene lasciato cadere, tu semplicemente esisti. Questo è essere. Ed essere è meditazione. È molto semplice.

Nel grembo di tua madre eri in questo spazio. In Vipassana entrerai di nuovo nello stesso spazio. E ti ricorderai, avrai un deja-vu. Quando entri in Vipassana profondo, resterai sorpreso: lo conosci, lo conoscevi già da prima. Lo riconoscerai immediatamente perché per nove mesi nel grembo di tua madre sei stato in quello stesso spazio, di non fare, solo essere.

Mi chiedi: “Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice, ma vedendo le persone praticare la Vipassana sto perdendo ogni speranza di diventare un buon meditatore”.

Non pensare mai alla meditazione in termini di successo.

Perché questo significa portare in essa la mente conquistatrice, la mente egoista. Allora la meditazione diventa un gioco del tuo ego. Non pensare in termini di successo o fallimento. Questi termini non sono applicabili al mondo della meditazione. Dimentica tutto ciò. Questi sono termini della mente; sono comparativi. E questo è il problema: probabilmente hai osservato gli altri aver avuto successo, aver raggiunto, essere in estasi, e ti sei sentito molto giù. Ti sarai sentito stupido, seduto a guardare il tuo respiro, a osservare il tuo respiro. Ti sarai sentito molto stupido e non è successo niente. Non succede niente perchè ti aspetti troppo che qualcosa succeda.

E all’inizio, ogni nuovo processo sembra difficile. Uno deve abituarsi al suo sapore.

Il marito di una signora era un ubriacone, e lei non aveva mai assaggiato l’alcool in tutta la sua vita. “Ehi tu, ubriacone, dammi quella bottiglia. Voglio provare la cosa che ti ha reso il buono a nulla che sei”. Afferrando la bottiglia di whiskey a buon mercato, ne prese un grande sorso. “Aargh….glompf…breecch…fuy…brrrit…ptui!” ansimò “Questo è il liquido più schifoso che ho mai avuto la sfortuna di lasciar passare nelle mie labbra. È terribile!” “Vedi?” risponde il vecchio marito. “E in tutti questi anni hai creduto che io mi stessi divertendo”.

Aspetta solo un pochino, Paul. Solo un po’ di pazienza. All’inizio tutto sembra difficile, anche la cosa più semplice. E non avere fretta.

Questo è uno dei problemi della mente occidentale – la fretta. Le persone vogliono tutto immediatamente. Pensano in termini di caffè istantaneo, meditazione istantanea, illuminazione istantanea.

Un cittadino ereditò una fattoria piena di mucche, ed essendo un furbacchione, decise di incrementare la sua mandria. Pertanto, importò tre tra i più bei tori della zona e li chiuse per la notte nella stalla con le mucche. La mattina seguente chiamò il padrone dei tori per lamentarsi. L’allevatore si mise a ridere. “Che cosa ti aspettavi?” chiese “Pensavi di trovare dei vitelli il giorno dopo?” “Forse no,” replicò il cittadino “Ma sicuramente mi aspettavo di vedere un po’ di sorriso sulle facce di queste mucche!”

No, neanche questo succederà presto. Sedendoti per un giorno in Vipassana, non ne uscirai sorridendo. Ne uscirai completamente stanco – stanco perchè ti è stato detto di non fare niente, stanco perchè non sei mai stato in una situazione così stupida prima d’ora. Non fare niente? Tu sei uno che fa! Se avessi tagliato legna tutto il giorno, non saresti stato così stanco. Ma seduto in silenzio, senza fare nulla, solo osservando il tuo stupido respiro che entra e che esce […] molte volte sorge l’idea: “Che cosa sto facendo qui?” E il tempo sembrerà molto, molto lungo, perchè il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno ti sembrerà come se fossero passati anni e anni – “E che cosa è successo? Oggi il sole
non tramonta? Quando finirà?”

Se hai fretta, se sei impaziente, non conoscerai mai il sapore della meditazione.

Il sapore della meditazione ha bisogno di tanta pazienza, infinita pazienza.

La meditazione è semplice, ma tu sei diventato così complicato, che rilassarti richiederà tempo. Non è la meditazione che richiede tempo – lascia che te lo ricordi ancora – è la tua mente complicata. Deve essere riportata al riposo, ad uno stato di rilassamento. Questo richiede tempo.

E non pensare in termini di successo e fallimento. Divertiti! Non essere troppo orientato ad un fine. Divertiti nel puro silenzio osservando il respiro che entra e che esce, e presto avrai una bellezza, una nuova esperienza di bellezza e beatitudine. Presto vedrai che non occorre andare da nessuna parte per essere in beatitudine. Si può essere seduti in silenzio, da soli, ed essere in beatitudine. Non c’è bisogno d’altro, basta la pulsazione della vita. Se puoi pulsare con lei, diventa una profonda danza interiore.

La meditazione è la danza della tua energia, e il respiro è la chiave.

(Tratto da “”The Guest”, cap. 15, di Osho)


È possibile meditare senza alcuna tecnica?

Osho: La domanda che hai posto è sicuramente di grande importanza perchè la meditazione in sè stessa non necessita di tecniche. Ma le tecniche sono necessarie per rimuovere gli ostacoli sulla strada della meditazione.

Deve essere capito molto chiaramente: la meditazione in se stessa non necessita di alcuna tecnica, è pura comprensione, è essere svegli, consapevoli. Non sono tecniche nè l’essere svegli, nè l’essere consapevoli. Ma sul percorso del diventare svegli, ci sono tantissimi ostacoli. Per secoli l’uomo ha accumulato quegli ostacoli – devono essere rimossi.
La meditazione in sé stessa non può rimuoverli, sono necessarie alcune tecniche.

Pertanto, lo scopo delle tecniche è preparare il terreno, preparare la strada, il passaggio. Le tecniche in sé stesse non sono la meditazione. Se ti fermi alle tecniche hai perso il punto. J. Krishnamurti ha insistito per tutta la sua vita sul fatto che non ci sono tecniche per la meditazione. E il risultato finale non è stato che milioni di persone hanno raggiunto la meditazione; il risultato finale è stato che milioni di persone si sono convinte che nessuna tecnica è necessaria per la meditazione. Ma hanno dimenticato completamente ciò che avrebbero potuto fare rispetto agli ostacoli. Per cui si sono convinti intellettualmente che non è necessaria alcuna tecnica.

Ho incontrato molti seguaci di J. Krishnamurti, molto vicini a lui, e ho detto loro: “Non è necessaria alcuna tecnica – sono completamente d’accordo. Ma avete raggiunto lo stato di meditazione voi o chiunque altro abbia ascoltato J.Krishnamurti?” Sebbene ciò che dice è fondamentalmente vero, egli dice solo la parte positiva dell’esperienza. Ma c’è anche una parte negativa. E per questa parte negativa sono necessari tutti i tipi di tecniche – sono assolutamente necessari – perchè fino a quando il terreno non è ben preparato e tutte le erbacce e le radici selvatiche non sono strappate dal terreno, non puoi far crescere rose e fiori bellissimi. Le rose non hanno niente a che fare con quelle radici, con le piante selvatiche che hai rimosso. Ma rimuovere quelle erbacce è assolutamente necessario affinché il terreno possa essere nella condizione giusta per la fioritura delle rose.

Mi chiedi: “È possibile meditare senza alcuna tecnica?”. Non solo è possibile, è l’unica possibilità. Non è necessaria alcuna tecnica – per quanto riguarda la meditazione. Ma che cosa ne fai della tua mente? La tua mente creerà mille e una difficoltà. Queste tecniche sono necessarie per rimuovere la mente dal cammino, per creare uno spazio in cui la mente diviene quieta, silenziosa, quasi assente. Allora la meditazione avviene da sola.

Non è questione di tecnica. Non devi fare nulla. La meditazione è qualcosa di naturale, qualcosa che è già nascosta dentro di te e sta cercando di trovare la sua strada per raggiungere il cielo aperto, il sole, l’aria. Ma la mente la circonda da tutte le parti; tutte le porte sono chiuse, tutte le finestre sono chiuse. Le tecniche sono necessarie per aprire le finestre, per aprire le porte. E immediatamente tutto il cielo ti è disponibile, con tutte le sue stelle, con tutta la sua bellezza, con le sue albe e i suoi tramonti. Solo una piccola finestra ti teneva separato […] una semplice pagliuzza può entrare nel tuo occhio e impedirti di vedere il vasto cielo perchè non puoi aprire i tuoi occhi. È completamente illogico che una semplice pagliuzza o un granello di sabbia ti possano impedire di vedere le grandi stelle, il cielo infinito. Ma in effetti possono, lo fanno. Le tecniche sono necessarie per rimuovere quelle pagliuzze, quei granelli di sabbia dai tuoi occhi.

E la meditazione è la tua natura, è il tuo reale potenziale. È un altro nome per indicare il tuo essere sveglio.

Un giovane padre stava portando il suo bebè nella carrozzina per una passeggiata nel parco e non sembrava per niente preoccupato dagli strilli provenienti dalla carrozzina “Tranquillo ora, Albert,” disse quietamente. “Calmati, fai il bravo.”
Un altro grido echeggiò. “No,no, Albert,” mormorò il padre, “calmati.”
Una giovane madre che passava di lì, rimarcò: “Mi congratulo con lei. Sicuramente lei sa come parlare ai bambini.” E, dando una pacchetta sulla testa del bambino, mormorò : “Che cosa ti infastidisce, Albert?” “No, no,” interruppe il padre. “Il suo nome è Johnnie; io sono Albert.”

Stava semplicemente cercando di mantenere sè stesso all’erta: “Albert, stai calmo.” Non voleva dimenticarselo, altrimenti avrebbe voluto gettare il bambino nel lago!

Meditazione è semplice consapevolezza senza alcuno sforzo, un essere all’erta senza sforzo; non necessita di alcuna tecnica. Ma la tua mente è piena di pensieri, di sogni, del passato, del futuro, – non è qui e ora, e consapevolezza è essere qui e ora. Le tecniche sono necessarie per aiutarti a tagliare le tue radici nel passato, a tagliare i tuoi sogni sul futuro, ed a tenerti in questo momento, come se esistesse solo questo momento. Allora non ci sarà più bisogno di alcuna tecnica.

Hymie Goldberg era in visita dal suo amico, il Sig. Cohen, in punto di morte. “Fammi un favore”, disse Hymie Goldberg, “Quando arrivi in paradiso, puoi trovare il modo per farmi sapere se lassù si gioca a baseball?” Il Sig. Cohen rispose che avrebbe sicuramente cercato di contattare il suo vecchio amico se fosse stato possibile. Pochi giorni dopo il Sig. Cohen morì, e Hymie Goldberg ricevette una telefonata. “Pronto, Hymie,” disse il Sig. Cohen. “Qui è il tuo vecchio amico.”
“Cohen? Sei veramente tu?” chiese Hymie. “Certo,” rispose il suo amico. “Ho delle notizie buone e delle notizie cattive. Per prima cosa, si gioca effettivamente il baseball in paradiso. Ma la cattiva notizia è che tu sarai il lanciatore domenica prossima”.

La vita è un affare complicato. Ci sono buone e cattive notizie. La buona notizia è che non c’è bisogno di alcuna tecnica, ma la cattiva notizia è che senza tecnica non puoi raggiungere la meditazione.

La meditazione è il solo contributo che l’Oriente abbia dato all’umanità. L’Occidente ha contribuito in molte direzioni: migliaia di invenzioni scientifiche, l’immenso progresso della medicina, scoperte incredibili in tutte le dimensioni della vita.

Tuttavia, quest’unico contributo dato dall’Oriente ha molto più valore di tutti i contributi dell’Occidente.

L’Occidente sì è arricchito, possiede tutte le tecnologie che gli permettono di essere ricco. L’Oriente si è impoverito, è immensamente povero, perché ha cercato una sola cosa: il proprio essere interiore. La sua ricchezza non è qualcosa di visibile; tuttavia, ha conosciuto i picchi più alti della beatitudine e i più grandi abissi del silenzio; ha conosciuto l’eternità della vita; ha conosciuto la più bella fioritura di amore, compassione, gioia. Tutto il suo genio è stato dedicato a un’unica ricerca: si può chiamarla estasi.

La meditazione è solo una tecnica per raggiungere lo stato dell’estasi, lo stato di ebbrezza divina. È una tecnica semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere. La meditazione è la morte della mente; naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione.

E se perseveri, senza ascoltare la mente, essa è abbastanza intelligente e furba da darti false direzioni e dare loro il nome di meditazione.

Proprio oggi mi hanno parlato di una persona che è stata per molti anni un discepolo di Maharishi Mahesh Yogi. Adesso e presente, sta meditando con noi, eppure continua anche a praticare la meditazione di Maharishi Mahesh Yogi.

Ciò che Maharishi Mahesh Yogi chiama “meditazione trascendentale” non è né trascendentale, né è meditazione; è un trucco della mente, innocuo; anzi, in grado di dare un po’ di tranquillità, può fornire una sensazione di benessere, come si ha dopo aver fatto un buon bagno.

Ma non è meditazione, perché non è in grado di portarti al di là della mente.

Qualsiasi sforzo fatto dalla mente, non può portarti al di là della mente. Questa è una regola che è essenziale ricordare. La cosiddetta meditazione trascendentale né è un semplice esempio; esistono molte altre situazioni simili, diffuse in tutto l’Oriente. Ma nessuna di queste tecniche porta all’illuminazione; nessuna di loro porta al risveglio della consapevolezza. E questo è l’unico criterio per giudicare se esse siano giuste oppure no.

Un albero lo si conosce dai suoi frutti, e una tecnica la si conosce dai risultati che permette di raggiungere. La meditazione trascendentale, è molto rappresentativa di tutte le meditazioni che la mente suggerisce di praticare. È un modo astuto per portarti fuori strada; la mente resta al sicuro: non solo è al sicuro, addirittura diventa più forte.

Tutte queste tecniche si basano sulla concentrazione: tu ti concentri su una parola, una parola santa, il nome di Dio o un qualsiasi mantra; e la ripeti il più velocemente possibile, all’interno della tua mente. Maggiore è la velocità, meglio è. E la velocità ti aiuta in due modi […].

Il mantra, o il nome di Dio — anche il tuo nome può funzionare […] non è affatto necessario il nome di Dio, è sufficiente una parola qualsiasi, anche priva di senso, in quanto la tecnica si basa su un’altra cosa: si basa sulla ripetizione veloce. Dev’essere tanto veloce da impedire la presenza di spazi vuoti. E poiché non esistono spazi vuoti, non possono nascere pensieri. I pensieri hanno bisogno di un minimo di spazio. Dunque, da un lato impari ad andare sempre più veloce, nella ripetizione di quella parola […] e se perseveri, con gli anni diventi un vero esperto. E quale risultato, alla fine, non verrà data, ad alcun pensiero, la minima opportunità di entrare nella tua mente.

La seconda cosa, poi, ed è quella essenziale, è che questa ripetizione produce una noia terribile. È ovvio: qualsiasi cosa ripetuta in continuazione, produce noia. E la noia è la base dell’autoipnosi; quando la noia ti avvolge, inizi a scivolare in un sonno, che non è un vero e proprio dormire, in quanto lo hai prodotto tu, deliberatamente. Per questo ha un nome specifico: ipnosi. L’ipnosi indica un sonno di tipo particolare, prodotto intenzionalmente.

Il sonno giunge da solo, naturalmente, spontaneamente. L’ipnosi è un sonno intenzionale: tu crei una situazione in cui si verifica, inevitabilmente. Questo sonno voluto è immensamente salutare, e persino dieci, quindici minuti in uno stato ipnotico, procurano un ottimo stato di rilassamento, migliore di quello che ti possono dare diverse ore di sonno normale. E quando ne esci, ti senti estremamente fresco e riposato.

Io sono assolutamente favorevole all’ipnosi, se la pratichi esclusivamente allo scopo di rilassarti e di rinfrescarti. Tuttavia, questa tecnica non ti porta mai al di là della mente. Come potrebbe farlo? La mente è in se stessa ripetitiva: la ripetizione elimina nella mente la necessità di pensare, quindi essa diviene un sostituto dei pensieri. Inoltre, grazie a questa ripetitività, la mente cade in un sonno profondo, privo di sogni, che ti rinfresca e ti ringiovanisce […] è naturale che tu cada nell’inganno, e creda che questa sia meditazione. Potrai continuare a farla per tutta la vita: è salutare, è un’ottima cosa, ti nutre, ma non si tratta di meditazione. La meditazione inizia con l’essere separati dalla mente, dall’essere un testimone. Questo è l’unico modo di separarti da qualsiasi cosa; se stai guardando la luce, una cosa è naturalmente certa: tu non sei la luce, sei uno che guarda la luce. Se stai guardando i fiori, una cosa è certa: tu non sei il fiore, sei colui che osserva.

Quindi, l’osservazione è la chiave della meditazione. Osserva la tua mente. Non fare nulla; nessuna ripetizione di mantra, nessuna ripetizione del nome di Dio. Limitati a osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati a essere un osservatore. E il miracolo dell’osservare, è meditazione. Allorché ti limiti a osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ti addormenti, al contrario divieni più sveglio, più consapevole. E con lo svuotarsi della mente, la tua energia diviene una fiamma di risveglio. Questa fiamma, è il risultato della meditazione; per cui, si può dire che la meditazione è un altro nome per designare l’osservazione, l’essere testimone, il guardare libero da qualsiasi giudizio, e da qualsiasi valutazione.

È sufficiente osservare, e immediatamente si esce dalla mente. Colui che osserva, non è mai parte della mente. E via via che l’osservatore mette radici e si rafforza, la distanza tra chi osserva e la mente diventa sempre più grande. Ben presto, la mente è così lontana che fai fatica a percepirne l’esistenza: è una semplice eco in una valle lontana… e alla fine, persino quell’eco scompare. Questo è “il dissolversi” della mente, senza sforzo alcuno da parte tua, senza usare nessuna forma coercitiva nei confronti della mente: la si lascia semplicemente morire, di morte naturale.

Allorché la mente è assolutamente assente — se n’è andata del tutto, e non la riesci più a trovare da nessuna parte — per la prima volta, diventi consapevole di te stesso, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.

Ricordalo: l’energia è movimento costante. Il mondo delle cose viene chiamato “mondo oggettivo”, e forse non ti sei mai chiesto come mai: le cose, sono “oggetti” perché sono un impedimento alla tua energia, alla tua coscienza. Esse “ostacolano”, creano impedimenti. Ma, allorché non esistono più “oggetti” — tutti i pensieri, le emozioni, gli stati d’animo, ogni cosa è scomparsa — tu esisti in assoluto silenzio, in uno stato di “non entità”, o piuttosto uno stato “dove-non-esiste-entità- alcuna”. Tutta l’energia inizia a ritornare a se stessa. Questa energia, che ritorna alla sorgente, porta con sé una gioia immensa.

Proprio l’altro giorno citavo le parole di William Blake: “Energia è gioia immensa”. Quest’uomo, benché non sia un mistico, qua e là deve aver percepito qualcosa della meditazione.

Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione.

E qualsiasi cosa ti aiuti ad attraversare questo processo di meditazione, è disciplina. Può esserlo fare un bel bagno, sentirsi puliti e rinfrescati; sedersi in una posizione rilassata con gli occhi chiusi; né affamati né a stomaco troppo pieno […] sedersi nella posizione più rilassata, e dare uno sguardo a ogni parte del corpo, per vedere se ci sono tensioni, di qualsiasi tipo esse siano. Se ne senti, cambia posizione e porta il corpo a uno stato di rilassamento.

In Oriente è stato scoperto, e non c’è dubbio che sia così, che la posizione del loto — l’avrete vista guardando le statue di Buddha: quella è la posizione definita “del loto” — è la posizione corporea più rilassata; è una scoperta che risale a migliaia di anni fa. Tuttavia, per gli occidentali, che non sono abituati a stare seduti per terra, la posizione del loto è un incubo! Quindi, evitala! Perché ci vogliono almeno sei mesi per imparare ad assumere la posizione del loto, e non è affatto una cosa necessaria.

Se sei abituato a star seduto su una sedia, puoi trovare una posizione particolare, o una sedia fatta in un certo modo, che aiutino il tuo corpo a rilassare tutte le sue tensioni. Non importa se ti siedi su una sedia, o nella posizione del loto, o se ti sdrai sul letto. Stare seduti è meglio, perché ti aiuta a non addormentarti.

La posizione del loto è stata scelta per diversi motivi. Se riesci ad assumerla senza che diventi una tortura, sarà la soluzione migliore; ma non è una necessità. Di certo è la situazione migliore da cui puoi entrare nello stato di osservazione. Le gambe sono incrociate, le mani sono incrociate, la spina dorsale è diritta. Tutto questo ti offre diversi aiuti, tutti rilevanti, per essere nello stato di osservatore. Innanzitutto, in questa posizione la forza di gravità ha sul corpo un effetto minimo, in quanto la spina dorsale è diritta, e quindi offre una presa minima all’effetto gravitazionale.

Quando sei sdraiato, la forza di gravità agisce su tutto il tuo corpo. Ecco perché la migliore posizione per dormire è stare sdraiati: la forza di gravità attrae tutto il corpo, e a causa di questa attrazione, il corpo perde tutte le sue tensioni. Inoltre, quando sei sdraiato, se lo scopo è dormire, dovresti usare un cuscino, perché quanto meno sangue raggiunge il cervello, tanto meno la mente è attiva. Meno sangue raggiunge la mente, maggiore è la possibilità di addormentarsi.

Stare nella posizione del loto crea un insieme perfetto: è la posizione meno influenzata dalla forza di gravità; e poiché la spina dorsale è diritta, l’afflusso di sangue al cervello è minimo, per cui la mente non può funzionare. Inoltre, in questa posizione, è più difficile addormentarsi. Se hai imparato questa posizione fin dalla nascita, ti diventa naturale.

E incrociare le gambe e le mani, ha un significato: l’energia del tuo corpo si muove in circolo; il circolo non viene interrotto nella posizione del loto, in nessun punto. Entrambe le mani […] una mano dà energia all’altra mano, un piede dà energia all’altro, e l’energia continua a muoversi in un circolo. Tu divieni un circolo della tua bioenergia. Quindi, diverse cose ti sono di grande aiuto: la tua energia non viene dispersa; per cui, non ti stanchi. Il tuo sangue raggiunge il cervello in quantità minima, di conseguenza la mente non funziona molto. Tu siedi in una posizione particolare — le gambe sono chiuse, le mani sono chiuse e la colonna vertebrale è diritta — che rende difficile addormentarsi. Si tratta di semplici sostegni; non sono essenziali: non è detto che una persona che non sappia sedersi nella posizione del loto non possa meditare; la meditazione sarà un po’ più difficile, ma la posizione del loto è solo un aiuto, non è una necessità assoluta.

E ci sono persone che vivono in paesi freddi, in cui è impossibile stare seduti per terra. Mai, nei secoli passati, né loro, né i loro genitori, né i padri dei loro padri […] dall’epoca di Adamo ed Eva […] avete mai visto un disegno che raffiguri Adamo ed Eva seduti nella posizione del loto? In realtà, sarebbe stata ottima, per loro, perché stando seduti nella posizione del loto, avrebbero potuto stare seduti nudi, senza che nessuno se ne accorgesse […] è questa la posizione che assumono i monaci giainisti: stanno sempre seduti nella posizione del loto […] è impossibile vedere i loro organi sessuali […] le gambe sono incrociate, le mani sono incrociate […] questa posizione serve praticamente da protezione per la loro nudità.

Ma, se per secoli una persona non si è mai seduta in questo modo, tutto questo equivale a creare inutili problemi. la struttura del tuo corpo ha assunto una certa forma… ed è meglio seguire il corpo e la sua saggezza. Usa una sedia. L’importante è stare comodi, in modo che il corpo non attiri la tua attenzione.

Ecco perché si deve evitare qualsiasi tensione; perché se hai un mal di testa, sarà difficile meditare. Il mal di testa attirerà continuamente la tua attenzione. Se una gamba ti fa male, o se esiste la benché minima tensione in una parte qualsiasi del corpo, immediatamente ti metterà in allarme. È naturale, e fa parte della saggezza del corpo; se non suonasse nessun allarme, allora saresti in pericolo: un serpente potrebbe morderti, e tu potresti restare seduto. I tuoi vestiti potrebbero prendere fuoco, il tuo corpo potrebbe bruciare, e tu non ne saresti consapevole. Ecco perché il corpo ti mette subito in allarme, allorché sorge il benché minimo problema. E questo è il motivo per cui si deve creare una posizione rilassata, in cui il corpo non abbia nessuna necessità di metterti in allarme, perché ogni segnale d’allarme del corpo, sarebbe un disturbo nella tua meditazione.

Quindi, la prima cosa della disciplina, è un corpo rilassato. E gli occhi devono essere chiusi, perché se li hai aperti vedrai un’infinità di cose muoversi intorno a te, che possono disturbarti. È utile che i principianti usino una benda, in modo da poter essere completamente dentro di sé: ricordate che sono gli occhi, i sensi che vi portano verso l’esterno. Di tutto il vostro contatto verso l’esterno, l’ottanta per cento avviene attraverso gli occhi — quindi, chiudete gli occhi.

È anche utile che i principianti usino dei tappi per le orecchie: chiudete le orecchie, in modo tale che il rumore all’esterno non vi disturbi. Sono espedienti utili, per chi è alle prime armi […] si tratta di precauzioni adatte per i principianti.

E, a quel punto, limitatevi ad osservare la mente, come se non fosse altro che uno scorrere di pensieri, nell’ora di punta, o un film, oppure uno spettacolo televisivo: voi non siete altro che osservatori neutrali.

Questa è la disciplina; e se questa disciplina viene completata, diventa facilissimo osservare: e l’osservazione è meditazione.

Grazie all’osservazione, la mente e i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ti ritrovi pienamente all’erta, senza che esista in te un singolo pensiero […] ma solo il cielo silente del tuo essere interiore.

Questo è il momento in cui l’energia si volge all’interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l’energia si volge all’interno, porta con sé una gioia infinita, una delizia orgasmica.

All’improvviso, la tua consapevolezza diventa ricchezza allo stato puro, perché l’energia è il nutrimento della tua consapevolezza. L’energia che ritorna indietro, crea praticamente una fiamma del tuo essere. Tutt’intorno vedi pura luce […] silenzio, silenzio totale […] e un’immensa centratura. Ora sei nel centro stesso del tuo essere.

Al momento giusto, quando sei esattamente centrato […] l’esplosione. Questa esplosione, è ciò che chiamiamo illuminazione.

L’illuminazione ti porta tutti i tesori del mondo interiore, l’assoluto splendore.

È il solo miracolo che esista al mondo: conoscere se stessi ed essere se stessi, e sapere che si è immortali. Si è al di là del corpo, al di là della mente. Si è pura consapevolezza.

Quindi, la disciplina è un semplice sostegno, la cosa essenziale è l’essere testimoni, osservare — questo è meditazione.

Se vuoi capire cosa sia esattamente la meditazione […] Gautama il Buddha è il primo uomo che sia arrivato a darne l’esatta definizione: egli la chiama “essere testimoni“. Impara ad essere un testimone da Gautama il Buddha. E da Patanjali impara la disciplina che può essere d’aiuto per meditare. In questo modo, lo yoga e la meditazione possono diventare una sintesi. Lo yoga è una disciplina — un semplice sostegno esteriore — il cui aiuto è immenso, ma non assolutamente necessario. Mentre Gautama il Buddha ha dato al mondo la cosa veramente fondamentale e la più essenziale: l’essere testimoni, come meditazione.

La tua domanda non potrà avere una risposta fino a quando non muoverai i primi passi sul sentiero; fino ad allora, tornerai a chiedere: “Che cos’è la meditazione?” La mia semplice spiegazione non è sufficiente: dovrai camminare lungo il sentiero […].

Hymie e Becky Goldberg salgono per la prima volta su di un aereo di linea. Hymie, per un po’, gioca con il suo sedile reclinabile, osserva le graziosissime hostess che vanno su e giù per il corridoio […] alla fine, dà uno sguardo fuori dal finestrino e esclama eccitatissimo: “Becky, guarda quelle persone, laggiù […] sembrano formiche”.

Becky si sporge, dà un’occhiata, e borbotta: “Sono formiche, imbecille, non siamo ancora decollati!”

Hymie Goldberg era tutto preso a seguire quelle graziose hostess che andavano su e giù per il corridoio che non si è neppure accorto che l’apparecchio era ancora a terra […] non si era ancora mosso! Per cui, guarda le formiche e pensa che siano persone, viste da chissà quale altezza […] ecco perché dovreste meditare con gli occhi chiusi!

(Tratto da “Oltre le Frontiere della mente” di Osho)


Per favore, puoi dire qualcosa sulla relazione tra coscienza ed energia […].


Osho
: I fisici moderni sono giunti a una delle più grandi scoperte mai fatte, e cioè: la materia è energia. Questo è il più grande contributo di Albert Einstein all’umanità: E uguale MC al quadrato, la materia è energia. La materia sembra solo esistere […] altrimenti non ci sarebbe niente come materia, niente è solido. Anche la solida roccia è energia che pulsa, anche la solida roccia è energia così come l’oceano rombante. Le onde che sorgono dalla solida roccia non possono essere viste perchè sono molto sottili, ma la roccia è un flusso, pulsa, respira; è viva.

Friedrich Nietzsche ha dichiarato che Dio è morto. Dio non è morto – al contrario, ciò che è successo è che la materia è morta. E’ stato scoperto che la materia non esiste affatto. Questa scoperta sulla materia porta i fisici moderni molto vicino al misticismo, molto vicino. Per la prima volta scienziati e mistici si avvicinano molto, quasi a stringersi la mano.

Eddington, uno dei più grandi scienziati di quest’epoca, ha detto: “Pensavamo che la materia fosse una cosa; ora non è più così. La materia è più simile a un pensiero che a una cosa”.

L’esistenza è energia. La scienza ha scoperto che l’oggetto osservato è energia, l’oggetto è energia. Nel corso dei secoli, almeno da cinquemila anni, è stato riconosciuto che l’altra polarità – il soggetto, l’osservatore, la coscienza – è energia.

Il tuo corpo è energia, la tua mente è energia, la tua anima è energia. E allora, qual è la differenza tra questi tre? La differenza è solo in un ritmo diverso, in una diversa lunghezza d’onda, questo è tutto. Il corpo è grossolano – energia che funziona in modo grossolano, in modo visibile.

La mente è un pochino più sottile, perché puoi chiudere gli occhi e vedere i pensieri che si muovono; possono essere visti. Non sono visibili come il tuo corpo; il tuo corpo è visibile a chiunque altro, è pubblicamente visibile. I tuoi pensieri sono visibili privatamente. Nessun altro può vedere i tuoi pensieri; solo tu li puoi vedere – o persone che hanno lavorato molto approfonditamente per vedere i pensieri. Ma comunemente non sono visibili agli altri.

E terzo, l’ultimo livello dentro di te, è quello della coscienza. Non è visibile nemmeno a te. Non può essere ridotto a un oggetto, rimane soggetto.

Se tutte queste tre energie funzionano in armonia, sei sano e integro. Se queste energie non funzionano in armonia e in accordo, sei malato, folle; non sei più un’unità. Ed essere un’unità è essere santo.

Lo sforzo che facciamo qui è aiutarti affinché il tuo corpo, la tua mente, la tua coscienza, possano danzare in un unico ritmo, in una totalità, in una profonda armonia – per niente in conflitto, ma in cooperazione. Nel momento in cui il tuo corpo, la tua mente e la tua coscienza funzionano insieme, sei diventato la trinità, e in quell’esperienza vi è Dio.

La tua domanda è significativa. Tu chiedi: “Per favore, dì qualcosa sulla relazione tra coscienza ed energia”.

Non c’è relazione tra coscienza ed energia.

Coscienza è energia, pura energia; la mente non è così pura, il corpo è ancora meno puro. Il corpo è un po’ troppo mischiato, e anche la mente non è totalmente pura.

Coscienza è totale energia pura. Ma puoi conoscere questa coscienza solo se delle tre ne fai un cosmo, e non un caos. Le persone vivono nel caos: il loro corpo dice una cosa, il loro corpo vuole andare in una direzione; la loro mente ha dimenticato completamente il corpo – perchè per secoli ti è stato detto che non sei il corpo, per secoli ti è stato detto che il corpo è tuo nemico, che devi combatterlo, che devi distruggerlo, che il corpo è peccato.

A causa di tutte queste idee – sono sciocche e stupide, sono dannose e velenose, ma ti sono state inculcate per così tanto tempo, che sono diventate parte della tua mente collettiva, sono lì – non sperimenti il tuo corpo in una danza in ritmo con te stesso.

Ecco perchè insisto sulla danza e la musica, perchè è solo nella danza che tu senti che il tuo corpo, la tua mente e te stesso state funzionando insieme. E la gioia è infinita quando tutto questo funziona insieme, la ricchezza è immensa.

La coscienza è la forma più alta di energia. E quando queste tre energie funzionano insieme, arriva la quarta. La quarta è sempre presente quando queste tre funzionano insieme. Quando queste tre funzionano in un’unità organica, la quarta è sempre lì. La quarta non è nient’altro che l’unità organica. In Oriente abbiamo chiamato questa quarta semplicemente “la quarta” – turiya; non le abbiamo neppure dato un nome. Le prime tre hanno nomi, la quarta è senza nome. Conoscere la quarta è conoscere Dio. Diciamolo in questo modo: Dio è quuando tu sei un’unità organica e orgasmica. Dio non è quando sei un caos, una non unità, un conflitto. Quando sei una casa divisa contro te stesso non c’è Dio.

Quando sei tremendamente felice con te stesso, così come sei, benedetto come sei, grato per come sei, e tutte le tue energie danzano insieme, quando sei un’orchestra di tutte le tue energie, Dio è. Questa sensazione di unità totale è ciò che è Dio. Dio non è una persona da qualche parte, Dio è l’esperienza delle tre dimensioni così unite, che la quarta sorge. E la quarta è di più della somma totale delle parti. Se sezioni un dipinto, troverai la tela e i colori, ma il dipinto non è semplicemente la somma totale della tela e dei colori; è qualcosa di più. Questo “qualcosa di più” è espresso attraverso il dipinto, i colori, la tela, l’artista, ma quel “qualcosa di più” è la bellezza. Seziona la rosa, e troverai tutte le sostanze chimiche di cui è costituita, ma la bellezza sparirà. Non era solo la somma totale delle parti, era qualcosa di più.

L’intero è di più della somma totale delle parti; si esprime attraverso le parti, ma è di più. Capire questo di più è capire Dio. Dio è questo di più. Non è questione di teologia, non può essere deciso con argomenti logici. Devi sentire la bellezza, devi sentire la musica, devi sentire la danza. E alla fine devi sentire la danza nel tuo corpo, mente, anima. Devi imparare come giocare con queste tre energie così che diventino un’orchestra. Allora è Dio – non che vedi Dio, non c’è niente da essere visto; Dio è l’osservatore ultimo, è testimonianza. Impara a sciogliere il tuo corpo, mente, anima; trova modi in cui puoi funzionare come un’unità.

Succede molte volte che i corridori […].

Non penseresti mai che correre sia una meditazione, ma i corridori a volte hanno avuto una tremenda esperienza di meditazione. Si sono sorpresi, perchè non la cercavano – chi penserebbe che un corridore sperimenta Dio? – ma è successo, ed ora correre è diventato sempre di più un nuovo tipo di meditazione.

Può succedere correndo. Se sei stato un corridore, se ti sei divertito a correre al mattino presto quando l’aria è fresca e giovane e tutto il mondo si sveglia dal sonno, e tu stai correndo e il tuo corpo sta funzionando a meraviglia, e l’aria fresca, e il mondo che di nuovo nasce dal buio della notte, e tutto intorno sta cantando, e tu ti senti così vivo […]. Giunge un momento in cui il corridore sparisce, c’è solo la corsa. Il corpo, mente, anima iniziano a funzionare insieme, improvvisamente sgorga un orgasmo interiore.

I corridori giungono accidentalmente all’esperienza della “quarta”, turiya, sebbene poi la perdano perchè pensano che era solo a causa del correre che si sono divertiti in quel momento; era una bella giornata, il corpo era in salute, e il mondo era bellissimo, ed era solo un umore del momento. Non ne prenderanno nota. Ma se ne prendessero nota, la mia osservazione personale è che un corridore può avvicinarsi più facilmente alla meditazione di chiunque altro. La corsa può essere di immenso aiuto, nuotare può essere di immenso aiuto. Tutte queste cose devono essere trasformate in meditazione.

Abbandona le vecchie idee sulla meditazione, e cioè che la meditazione è stare seduto sotto un albero in posizione yoga. Questo è solo uno dei modi, e può essere seguito da alcune persone, ma non da tutti.

Per un bambino non è meditazione, è una tortura. Per un giovane pieno di vita, vibrante, è repressione, non è meditazione.

Forse per un uomo anziano che ha vissuto, le cui energie stanno declinando, potrebbe essere meditazione. Le persone sono diverse, ci sono molti tipi di persone. Per chi ha poca energia, sedersi sotto un albero in posizione del loto può essere la miglior meditazione, perchè la posizione yoga è quella in cui si spende la minor quantità di energia. Quando la spina è eretta, in modo da fare un angolo di novanta gradi con la terra, il tuo corpo spende la minor quantità possibile di energia.
Se ti sposti a sinistra o in avanti, allora il tuo corpo inizia a usare più energia, perchè il senso di gravità inizia a spingerti giù, e devi trattenerti, devi tenerti dal non cadere. Questo è dispendioso. È stato scoperto che una spina eretta richiede il minor dispendio di energia.

Anche star seduto con le mani unite sul grembo è molto utile per chi ha poca energia, perchè quando le mani si toccano l’una con l’altra, l’elettricità del tuo corpo inizia a muoversi in cerchio. Non esce dal tuo corpo; diventa un cerchio interiore, l’energia si muove dentro di te.

Devi sapere che l’energia esce sempre dalle dita, l’energia non esce mai da parti che hanno forma rotonda. Per esempio, la tua testa non può far uscire l’energia, la contiene. L’energia esce dalle dita, dalle dita dei piedi e delle mani. In certe posizioni yoga i piedi sono uniti, così che un piede lascia uscire l’energia che entra nell’altro; una mano lascia uscire l’energia che entra nell’altra. Continui a prendere la tua stessa energia, diventi un cerchio interno di energia. È molto riposante, è molto rilassante.

La posizione yoga è la posizione più rilassante possibile. È più rilassante persino del sonno, perchè quando dormi tutto il tuo corpo è tirato dalla forza di gravità. Quando sei orizzontale è rilassante in un modo completamente differente. È rilassante perchè ti riporta ai giorni antichi in cui l’uomo era un animale, orizzontale. È rilassante perchè è regressivo; ti aiuta a ritornare animale.

Ecco perché in posizione distesa non puoi pensare chiaramente, diventa difficile pensare. Provaci. Puoi sognare facilmente, ma non puoi pensare facilmente; per pensare devi sederti. Più stai seduto eretto, più facilmente è possibile pensare. Il pensare è arrivato tardi; quando l’uomo si è messo verticale, è arrivato il pensare. Finché l’uomo era orizzontale, c’era il sognare, ma non c’era il pensare. Per cui quando ti sdrai incominci a sognare, il pensare sparisce. E’ un tipo di rilassamento, perchè il pensare si ferma; regredisci.

La posizione yoga è una buona meditazione per coloro che hanno poca energia, per chi è malato, per chi è vecchio, per coloro che hanno vissuto tutta la vita ed ora si stanno avvicinando sempre di più alla morte. Migliaia di monaci buddhisti sono morti seduti nella posizione del loto, perchè il modo migliore per ricevere la morte è nella posizione del loto – perché nella posizione del loto sarai totalmente attento, e perché le energie se ne staranno andando, diventeranno sempre meno in ogni momento. La morte sta arrivando. Nella posizione del loto puoi mantenerti attento fino alla fine. Ed essere attento mentre stai morendo è una delle più grandi esperienze, l’orgasmo supremo.
E se sei sveglio quando muori, avrai un tipo di nascita completamente diverso: nascerai sveglio. Uno che muore sveglio nasce sveglio. Uno che muore inconsapevole nasce inconsapevole. Uno che muore con consapevolezza può scegliere il giusto grembo per sè stesso, ha una scelta, se l’è guadagnato. L’uomo che muore inconsapevole non ha diritto di scegliere il grembo; il grembo accade inconsapevolmente, accidentalmente.

L’uomo che muore totalmente attento in questa vita tornerà solo una volta, perchè la volta successiva non ci sarà bisogno di tornare. Rimane solo poco lavoro: un’altra vita è sufficiente per questo lavoro. Per chi muore in consapevolezza, ora rimane solo una cosa: non ha avuto il tempo di irradiare la sua consapevolezza sotto forma di compassione. La volta successiva può irradiare la sua consapevolezza sotto forma di compassione. E finché la consapevolezza non diventa compassione, qualcosa rimane incompleto, qualcosa rimane imperfetto.

Correre può essere una meditazione

Correre, danzare, nuotare, tutto può essere una meditazione. La mia definizione di meditazione è: ogni volta in cui il tuo corpo, mente, anima funzionano insieme, in un unico ritmo, è meditazione, perchè farà entrare “la quarta”. E se sei attento al fatto che quello che stai facendo è meditazione – non lo fai per partecipare alle Olimpiadi, ma per meditare – allora è incredibilmente stupendo.

Nella nuova comune introdurremo tutti i tipi di meditazione. Coloro che amano nuotare, avranno l’opportunità di praticare la meditazione del nuoto. Coloro che amano correre, avranno il loro gruppo di corsa per miglia. Ognuno in accordo alle sue necessità – solo allora questo mondo potrà essere pieno di meditazione; non altrimenti.

Se diamo solo un metodo fisso di meditazione, potrà essere applicato solo a poche persone. Questo è stato uno dei problemi in passato: metodi fissi di meditazione, non fluidi — fissi, ma così essi si adattano ad alcuni tipi di persone ed altri sono lasciati nel buio.

Il mio sforzo è rendere la meditazione adatta a tutti e a chiunque.

La meditazione dovrebbe essere disponibile a chiunque voglia meditare, in accordo con il suo tipo. Se ha bisogno di riposo, allora il riposo dovrebbe essere la sua meditazione. Allora “sedendo in silenzio, senza fare nulla, la primavera arriva e l’erba cresce da sola” – questa sarà la sua meditazione. Dobbiamo trovare tante dimensioni di meditazione quante sono le persone nel mondo. Il metodo non deve essere molto rigido, perchè non ci sono neppure due individui uguali tra loro. Il metodo deve essere molto fluido, così che possa adattarsi all’individuo. In passato, la pratica era che l’individuo doveva adattarsi al metodo.

Io porto una rivoluzione. L’individuo non deve adattarsi al metodo, ma è il metodo che deve adattarsi all’individuo. Il mio rispetto per l’individuo è assoluto. Non sono molto interessato ai mezzi; i mezzi possono essere cambiati, arrangiati in diversi modi.

Ecco perchè trovi così tante meditazioni qui. Non abbiamo abbastanza opportunità, altrimenti sarai sorpreso di quante porte ha il tempio di Dio. E sarai sorpreso anche nel trovare che c’è una porta speciale solo per te e per nessun altro.
Questo è l’amore di Dio per te, il suo rispetto per te. Sarai ricevuto attraverso una porta speciale, non attraverso il cancello pubblico; sarai ricevuto come un ospite d’onore.

Ma la cosa fondamentale è che, qualunque sia la meditazione, deve soddisfare questa esigenza: che il corpo, mente, anima funzionino tutti e tre in unità. Allora d’un tratto un giorno il quarto arriva: il testimone. O, se vuoi, puoi chiamarlo Dio; puoi chiamarlo Dio o Nirvana o Tao o in qualunque modo ti piaccia.

(Tratto da “The Book of Wisdom”, cap. 23, di Osho)


Il problema non è il lavoro

Amato Osho, l’uomo moderno, in questa era tecnologica caratterizzata dalla velocità, dalla fretta, dell’iperattività e dalla tensione, alla fine della giornata di lavoro si sente completamente esausto. In questa situazione per lui è difficile raggiungere il silenzio e la quiete interiore. Spiega per favore quali sono le ragioni di questo fatto e cosa si può fare.

Osho: La situazione apparentemente è questa. Ma non è così, anzi è vero proprio il contrario. Non ti senti esausto per colpa dell’era dell’industrializzazione, del lavoro, della tensione. Sei esausto perché hai perso il contatto con la tua quiete interiore. Il problema non è il lavoro, il problema sei tu. Il problema non è neppure in questo periodo storico: il problema sei tu. Non pensare che l’uomo moderno sia più carico di lavoro, ne ha di meno. L’uomo primitivo lavorava molto di più. La meccanizzazione, l’industrializzazione, aiutano a risparmiare tempo. Questo e’ proprio il loro scopo e ci sono riuscite.
Ma poi se hai del tempo a disposizione e non hai tranquillità interiore, se hai del tempo ma non sai cosa farne, sorgono dei problemi. Un uomo primitivo ha meno problemi, non perché sia silenzioso e tranquillo, ma perché ha meno tempo – o non ne ha per niente – per crearsi dei problemi. Tu hai più tempo ma non sai cosa farne. Puoi usarlo per un viaggio all’interno di te stesso. Se l’uomo non riesce a usare il tempo per questo scopo – per l’interiorità – sarà la sua fine. Non c’è più speranza, perchè si continua ad avere sempre più tempo a disposizione. Presto il mondo intero si troverà in una condizione di meccanizzazione e di automazione. Avrai tempo e non saprai cosa farne. Per la prima volta nella storia l’uomo avrà realizzato quell’utopia che ha sempre sognato e poi si ritroverà a non sapere cosa farne.
Hai a disposizione più tempo che in qualunque altra epoca, e non sei esausto a causa del tuo lavoro: sei esausto perchè hai perso il contatto interiore, perche’ non sai come si fa ad andare in profondità e a ritrovarsi, in questo modo, rivitalizzato. Hai perso perfino la capacita’ di dormire. Quello era il metodo naturale per andare dentro di te. Alla mattina ci si svegliava freschi, ricaricati, rivitalizzati. Ma ora abbiamo perso questa capacità e la causa di tutto questo è la rivoluzione meccanica, perché ora i nostri corpi non sono costretti a lavorare. Per via del minore lavoro, sei meno stanco, non hai fatto alcuno sforzo e cosi’ non riesci a dormire.
I contadini, nei villaggi, dormono ancora perfettamente: i loro corpi sono così esausti alla fine della giornata che cadono in un sonno profondo. Il tuo corpo non è così stanco, ecco perchè continui a rigirarti nel letto. Il lavoro manuale è stato sostituito dalle macchine e tu sei meno stanco, ricordatelo. E poi non riesci a dormire, e così si perde la fonte naturale della rivitalizzazione interiore. Al mattino sei più esausto della sera prima, poi inizia un altro giorno e la stanchezza continua a crescere. La vita che stai vivendo è spossante. Non solo sei esausto alla sera, anche alla mattina sei stanco. Che cosa è successo?
L’uomo ha bisogno di un contatto continuo con la fonte interiore. Non chiedermi come può riuscire a meditare un uomo esausto, è lo stesso che chiedermi come fa un malato a prendere le medicine: ne ha bisogno, gli sono necessarie. Sei esausto, la meditazione per te sarà come una medicina. E non dire che non hai tempo. Ne hai moltissimo, più di quello che ti serve. La gente spreca il tempo in tanti modi, gioca a carte. Se chiedi qualcosa, ti diranno: stiamo ammazzando il tempo. Le sale cinematografiche sono piene zeppe. Che cosa ci fa la gente? Ammazza il tempo! Vanno al bar, nei pub. Cosa stanno facendo? Ammazzano il tempo!
Ma tu non puoi ammazzare il tempo: è solo il tempo che può ammazzare te. Adesso non c’è nessuno che non abbia tempo, e non pensare che il tempo sia una quantita’ limitata. Non pensare che ogni giorno consista di ventiquattr’ore, non è vero! Dipende da te. Dipende da te, da quante ore ci metti. Dipende da quello. Perdere tempo è una cosa, vivere è tutta un’altra cosa. Una giornata non è un’entità fissa: un buddha può usarla in modo tale da trasformarla in un’intera vita. Non è una questione di quantità, alla fine tutto dipende da quello che ci metti dentro tu. Tu sei il creatore. Noi creiamo il nostro tempo, creiamo lo spazio, creiamo l’ambiente in cui viviamo. Qualunque sia la tua posizione nella vita – il tuo lavoro e le tue condizioni materiali – non usarla come scusa. Meditare è sempre possibile e la meditazione non richiede tempo. Richiede una profonda comprensione, non tempo. E non è in conflitto con altre cose. Ad esempio, se stai mangiando, mangia con consapevolezza. Non ti serve più tempo. Anzi risparmierai tempo, perche’ mangerai di meno. Con la consapevolezza mangerai di meno, con la consapevolezza diventerai più efficiente. Risparmierai tempo. Con la consapevolezza perderai meno energia, ne sprecherai di meno. Persino dopo un’intera giornata di lavoro, sarai fresco come al mattino, perché non e’ il lavoro che ti esaurisce: è il tuo atteggiamento.
Metti che devi percorrere due chilometri per arrivare a piedi al tuo lavoro: quando vai in ufficio questo percorso ti esaurisce. Ma se è domenica e stai facendo una passeggiata – e cammini fino all’ufficio e poi torni indietro – allora è solo un divertimento, non ti sentirai affatto esausto, anzi, ti sentirai rinvigorito. Se fai una cosa come lavoro, ti esaurisce. Se fai la stessa cosa come gioco, ti senti ricaricato. Non è il lavoro: è l’atteggiamento. La mente che vive in meditazione trasforma tutto il lavoro in un gioco, e la mente non meditativa trasforma anche il gioco in un lavoro.
Osserva le persone che giocano a carte. Sono tese. Non stanno ‘giocando’ a carte: è diventato un lavoro. Adesso è una questione di vita o di morte, non è piu’ un gioco. Se perdono, non riescono a dormire di notte e persino se vincono non dormiranno la notte. In entrambi i casi saranno esausti. Non e’ un gioco, non servirà a ricaricarli. Potrà solo stancarli di pià.
Osserva i bambini, ‘lavorano’ più di te eppure non sono mai esausti. Sono sempre pieni di energia. Perché? Perche’ ogni cosa che fanno è un gioco. Prima o poi, a causa dell’industrializzazione, con l’introduzione di processi completamente automatizzati, l’uomo avrà solo una dimensione: quella del gioco. Allora il lavoro non avrà più alcun significato; tutti i vecchi insegnamenti – il lavoro è un dovere, bisogna lavorare, guadagnarsi il pane col sudore della fronte – non avranno piu’ alcun senso.
Tempo libero, piacere, divertimento, festa, gioco, saranno le parole chiave del futuro. La serietà sarà considerata una malattia; la giocosità sarà simbolo di sanità mentale. Si avrà sempre più tempo, persino i vecchi dovranno essere come bambini che giocano. Solo cosi’ potranno sopravvivere, altrimenti rimarrà loro solo il suicidio.
Tutta la storia dell’umanità finora è stata basata sul lavoro. D’ora in poi sarà invece basata sul gioco. La meditazione ti dà una nuova fanciullezza, una nuova innocenza, una nuova festosità. Allora la vita diventa una celebrazione, non un lavoro. Quindi non cercare delle scuse: possono sembrarti valide, ma sono pericolose. E la meditazione non è in conflitto con quello che fai. Se vai in ufficio, vacci in modo meditativo. Se stai lavorando nel tuo ufficio, fallo in modo meditativo, rilassato. Allora non ti sentirai esausto. Prendi tutto come un gioco, e non ti stancherai, anzi il lavoro diventerà un piacere.
La meditazione ti dona una nuova qualità della mente, quindi non si tratta di avere tempo oppure no. Non dico che devi meditare per tre ore al giorno, che devi usare tre ore della tua vita, della tua vita lavorativa, no! Se puoi farlo, bene. Se non ti è possibile, non usarla come scusa. Cerca di cambiare atteggiamento e trasforma il lavoro in un atto di meditazione.
Se scrivi qualcosa fallo con piena consapevolezza. Se scavi un fosso fallo con piena consapevolezza. Sia che tu stia lavorando per strada o in ufficio o al mercato, fallo con piena consapevolezza.
Resta nel presente e vedrai: non ti sentirai mai esaurito. Avrai più tempo, più energia – ne sprecherai di meno – e alla fine la tua vita diventerà solo un gioco.

(Tratto da “Ultimate Alchemy” di Osho)

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