La storia dello yoga

valle wesak
(Aggiornato il: 12 Settembre 2001)

è certamente la scienza più conosciuta dall’uomo. Vestigia raffiguranti degli esseri umani in varie posizioni yoga furono scoperte nella Valle dell’Indo più di cinquemila anni fa.

Da quanto tempo era già conosciuto lo yoga allora?

È strano come l’indicazione ci sia pervenuta da epoche così remote. I popoli primitivi, secondo come se li raffigurano gli uomini, hanno del mondo una visione differente da quella di coloro che sono cresciuti praticando lo yoga.

I popoli primitivi, essendo principalmente occupati nella difesa del loro territorio dai saccheggi nemici, riterrebbero accademico affrontare l’argomento dell’unità essenziale dell’uomo, anzi, nella mente non sorgerebbe mai tale problema. Il loro punto di vista riguardo alla creazione, si basa su queste differenze: il dio della pioggia che gareggia con il potente sole, il dio fiume che straripa per vendicarsi degli ingrati abitanti del villaggio che si sono rifiutati di adorarlo.

L’uomo primitivo non si consuma nell’ardente desiderio di imparare i più profondi misteri della sua identità. Qualora gli si chiedesse chi è, risponderebbe, senza dubbio, come molte persone della nostra era, presentandosi per nome.

Solamente i più percettivi riconoscono che tutte le cose riflettono una unità fondamentale. La scienza ci dice che una pagnotta non è per essenza differente da una pietra, essendo entrambe delle manifestazioni di energia. Persino lo scienziato trova doloroso arrendersi a questa realtà. All’uomo primitivo, poi, essa parrebbe addirittura assurda.

Ebbene, è proprio su tale affermazione che si basa lo yoga il cui termine significa unione, ed è per mezzo di questa scienza, sorretta da prove, che lo yoghi viene condotto, non soltanto alla consapevolezza dell’unità fondamentale di tutte le cose, ma anche alla sua stessa identità essenziale con questa profonda realtà.

Dissimile dalle usuali primitive osservanze di totem e tabù, diverso persino dalla devozione non esibita, se pur bella, dei filosofi Occidentali, lo yoga ha sempre insistito sulle prove positive delle sue premesse.

Come scienza moderna, il suo successo è pragmatico, anche se il suo pragmatismo è penetrato in regioni più delicate di quelle contemplate dalle scienze fisiche.

Forse il più stridente contrasto fra la scienza yoga e la fantasticheria dei popoli primitivi è l’enfasi specifica con cui lo yoga asserisce che l’energia (prana) è la fondamentale realtà della materia fisica.

Una persona semplice potrebbe ovviamente immaginare una specie di legame di parentela con le rocce e gli alberi, ma riterrebbe inconcepibile pensare le forme della natura come pura energia in differenti manifestazioni illusorie. La scienza stessa è pervenuta soltanto recentemente a questa conclusione.

Le antiche tradizioni yoga sono sempre state concordi su ciò.

Sarebbe bene che l’alunno esordiente tenesse presente questo principio basilare. Una tendenza comune della nostra epoca è quella di stimare una cosa in proporzione alla sua novità. In campo scientifico, se un’asserzione non viene presentata come qualcosa di straordinario, probabilmente non riesce a imporsi. Accade perciò che, mentre le antiche tradizioni vengono accolte talvolta con un certo accondiscendente stupore (“non ditemi che essi sapessero ciò già allora!”), nessuno si sforza per aggiornarle. In questo campo gli insegnamenti yoga non sono certo stati privilegiati.

Solamente uno yoghi perfetto ha il ben meritato diritto di sfrondare l’albero della tradizione e di farvi degli innesti, se li ritenesse necessari. Fino ad ora gli yoghi perfetti hanno dimostrato il più profondo rispetto per la preservazione delle tradizioni yoga fondamentali.

Quale punto di riferimento è alle origini di questa scienza che risale, come abbiamo detto, agli albori della civiltà?

Fino a quando lo studente non avrà assimilato questo punto degli insegnamenti yoga, si sentirà sempre tentato di “adattarli” secondo l’inclinazione della sua fantasia. Fondamentalmente vi sono due ragioni.

La prima offre almeno una spiegazione e cioè una così antica cultura richiede l’applicazione di un sistema di vita che è ben lontano dalle vedute di una supposta società primitiva. La seconda ragione sottolinea una verità che è basilare per una corretta comprensione dello yoga.

La prima ragione è controversa, quantunque molti fatti possano essere confermati più di quanto non si possa credere.

E’ antica, salda e documentata tradizione, difesa con tutta serietà fino ad oggi da molti maestri dell’India, che civiltà altamente progredite abbiano raggiunto, nelle ere passate, altezze di sapienza e progresso “successivamente scomparse”, ben più avanzate della nostra civiltà.

Si crede che la scienza yoga sia stata tramandata da coloro che vissero in quei tempi. Invero, questi insegnamenti ai quali persino i nostri scienziati stanno lottando per uniformarsi, devono sicuramente essere nati in un’epoca di progredita e notevole luce spirituale.

Affascinanti scoperte hanno rafforzato l’ipotesi che l’uomo abbia posseduto un grado di cultura molto elevato. Si sono avute recentemente delle prove, apparentemente inconfutabili: era una specie di computer fisso che dava l’esatta posizione di vari fenomeni astronomici, alcuni dei quali avvenuti ad intervalli di 50 e più anni, un intervallo troppo lungo per alcuni, ma non per una società progredita che, attraverso prove accuratamente controllate, ne seguiva il corso.

Sulle coste occidentali del Nord e del Sud America vi sono, in gran numero, degli enormi massi rotondi sistemati in maniera che se ne può scorgere il disegno geometrico solo dall’aereo e nei tempi antichi quale segnalazione per “navi volanti”?

Ci si chiede stupefatti: furono collocati colà da grande altezza.

Nella città del Punjab, abbandonate da oltre cinquemila anni, un’esperta pianificazione includeva un sistema di fognature eccellente e l’impianto di riscaldamento nelle case.

Vi sono nell’Oceano Atlantico a nord di Portorico, dei gradini di pietra apparentemente tagliati dall’uomo in solide rocce giacenti a grandi profondità marine.

Sono rimaste tracce di coltivazioni dei tempi antichi che mettono in evidenza una tecnica agricola ben più progredita della nostra.

Leggende mitologiche che risalgono a tempi remotissimi, ci raccontano di veicoli volanti anche per viaggi interplanetari. E se qualcuno di questi racconti non fosse mitologico?

Vi è in India un vecchio manoscritto giunto fino a noi, in cui l’esistenza di migliaia, forse di milioni di persone, è riferita dettagliatamente: un fatto sorprendente se si pensa che la maggior parte di quelle persone non erano ancora nate all’epoca della stesura del manoscritto. Parecchie di loro sono apparse sulla scena del mondo migliaia di anni dopo. Io vi trovai la mia accuratamente descritta; persino il mio nome era esatto e il luogo di nascita, con predizione di eventi futuri che poi accaddero.

È molto probabile che la vostra esistenza sia tracciata colà, come vi è quella di numerose persone viventi oggi. (Ho descritto questo scoperta in uno dei miei volumetti intitolato “il Libro di Brighu”, dove ho commentato diffusamente quanto qui appena accennato).

Naturalmente ci si pone una domanda: quali cognizioni possedevano gli antichi per fare delle profezie così sorprendenti? Ovviamente noi siamo ben lontani dalla possibilità di uguagliare tale scienza.

I grandi yoghi dell’India asseriscono che l’illuminazione spirituale dipende parzialmente dal coordinamento meccanico e dalla qualità delle informazioni introdotte nel cervello. L’elemento più importante, essi dicevano, è l’energia che fluisce attraverso il complesso circuito dei nervi cerebrali. Se questo flusso è debole, per quanto sia numerose le nozione penetrate, non aiuteranno la persona a diventare saggia; se è forte, anche la più esigua nozione potrà dare come risultato un’idea grande ed originale.

Il flusso di energia può essere rafforzato in due modi: eliminando l’ostruzione dei nervi o aumentando il flusso di energia. Le due azioni possono essere raggiunte con una dieta appropriata, il retto pensare, la vita saggia e soprattutto una diligente pratica dello yoga. Forse per questa ragione lo yoga viene denominato scienza e non semplicemente arte.

Però gli antichi saggi asserivano che il vigore di questo flusso di energia dipende anche da certi fattori esterni.

L’ambiente, le persone che ci circondano sono di enorme aiuto, ed è per questi motivi che i grandi santi hanno sempre conferito molta importanza all’esistenza vissuta in ambienti spirituali con persone serene (satsanga).

Tuttavia aggiungevano che il nostro pianeta riceve una grande quantità di energia dall’universo circostante e che, armonizzandoci con questa energia, si può ottenere una rapida illuminazione spirituale.

Essi insegnavano che i raggi dell’energia sono più forti al centro della nostra galassia. Il sole, asserivano, non si muove soltanto in orbita fissa attorno alla galassia, ma ruota anche attorno al suo duale, risultando così alternativamente più vicino o più lontano al nostro centro galattico. Quando è più vicino, l’umanità rimane favorevolmente attratta dalla vita spirituale; quando è più lontano, soltanto le persone illuminate dalla vita interiore potranno superare spiritualmente il livello di un’umanità che, in generale, è immersa nel buio profondo.

Swami Sri Yukteswar, il Guru del mio Guru, tanto istruito in astrologia quanto grande maestro yoga della moderna India, spiegava che il nostro sole, per portare a compimento una completa rotazione attorno al suo duale, impiega 24.000 anni. Diceva che noi abbiamo raggiunto il punto più lontano dal nostro centro galattico nell’anno 499 A.D. Ora noi ci troviamo in un ciclo ascendente e siamo entrati nella seconda delle quattro epoche – Dwapara Yuga – l’epoca delle scoperte atomiche, ciclo della durata di duemilaquattrocento anni, incominciata nel 1699 A.D. (quindi, astrologicamente parlando, il 1971 dovrebbe essere chiamato l’anno Dwapara 272).

La scienza yoga nacque in un’epoca in cui l’umanità era più sensibile spiritualmente e poteva afferrare delle verità che i nostri pensatori contemporanei più progrediti stanno ancora cercando a tentoni (mi riferisco agli uomini comuni i cui mezzi, per raggiungere la comprensione, sono gli strumenti maldestri della logica, e non a quei grandi santi e yoghi illuminati interiormente dalla luce Spirituale).

L’interesse provato dalle nuove generazioni per questa verità ha spronato alcuni grandi maestri yoga a riportarla nuovamente alla dell’intera umanità.

L’altra ragione ci fa tornare alle antiche tradizioni yoga, è la certezza che la verità non si può accumulare di generazione in generazione come il denaro in banca e non dipende da una erudizione acquisita all’esterno.

La verità è eterna. L’uomo può percepirla, non può crearla. Quando la sua percezione sarà abbastanza profonda da afferrare l’Assoluta Verità, egli potrà condividere la realtà che abbraccia tutti quelli che l’acquisiscono.

Oggi, l’umanità in generale, vede il mondo attraverso un filtro che distorce, a suo danno, ogni cosa: idee, emozioni, religioni incluse.

La storia dello yoga ha origine nella visione dei grandi maestri spirituali dei tempi remoti; ai maestri che seguirono dobbiamo la nostra riconoscenza non solo per avere valorizzato gli antichi insegnamenti, ma per averli preservati.

Come verità divine, i precetti di un maestro sono eterni e tanto degni di venerazione quanto lo sono le Scritture.

Come storia, il loro compito precipuo sta nel chiarire quelle che sono diventate delle arcaiche distorsioni della tradizione e nel mettere in rilievo gli aspetti di tale tradizione che fu divulgata in epoche in cui gli uomini erano preparati per comprenderla.

La seconda ragione, la più significativa nella storia dello yoga di ogni epoca, è l’enorme periodo di tempo trascorso dalle sue origini ad oggi. Ciò è superiore al riconoscimento attribuito ad un determinato santo o ai maestri yoga il cui duplice scopo è quello di correggere gli errori in cui è caduta l’umanità contemporanea a causa della distorsione del vero, e di rivelare i nuovi aspetti di una realtà per la quale sembra ormai preparata.

Nella nostra epoca sono apparsi parecchi di questi grandi maestri venuti a noi con differenti missioni, ciascuno di loro per mettere in evidenza un diverso aspetto della Verità, indispensabile per l’uomo contemporaneo in generale o per un gruppo di discepoli a cui essi si rivolgono in particolare. L’attuale rinascita degli antichi insegnamenti è animata da una di grandi maestri che hanno consacrato la propria vita a questa missione, riportando alla luce originale i problemi centrali e le pratiche yoga.

La vita di questi grandi maestri è eloquentemente descritta nella “Autobiografia di uno Yoghi” di Paramahansa Yogananda, il mio grande Guru, un maestro perfetto inviato in occidente dal suo Guru. Yogananda fondò dei centri fiorenti per la pratica e la diffusione dell’autentica, originale scienza yoga. Dall’epoca della sua morte, avvenuta nel 1952, l’opera da lui iniziata continua a crescere e a diffondersi.

Il compito più importante di questa gerarchia di Avatars (esseri perfetti, il cui ritorno a questo livello di esistenza ha avuto lo scopo di aiutare altri esseri ad elevarsi) fu di far rivivere le più alte tecniche yoga a cui essi hanno dato il nome, senza pretese, di Kriya Yoga, che significa semplicemente “azione”. Ogni pratica yoga può essere ed è chiamata Kriya Yoga, cui scopo è di risvegliare l’energia nella spina dorsale e nel cervello. Praticandola, il Kriya Yoghi può ottenere l’illuminazione in un periodo di tempo relativamente breve.

Questa tecnica si impara studiando le lezioni edite dalla S.R.F Self Realization Fellowship (3880 San Rafael Avenue, Los Angeles, California 900065, U.S.A.). La insegno anch’io, però di presenza, se la si vuol eseguire correttamente è essenziale una buona preparazione alla quale, io credo, servirà il presente corso di studio che per molti è risultato efficace.

La storia dello yoga suggerisce due princìpi che sono fondamentali per la buona riuscita degli esercizi, anche quando si tratta solamente di una semplice asana (posizione) dell’Hatha Yoga.

1) L’ampia diffusione della luce spirituale esistita al nascere dello yoga è stata attribuita alla prossimità del nostro sistema solare alle potenti radiazioni emanate dal centro della nostra galassia. Però, bisogna tenere presente che, come nell’era più oscura esistono delle anime perfettamente illuminate, così anche nelle epoche fulgide troviamo degli uomini che vivono in una oscurità da loro stessi creata. Ricordiamoci sempre che l’uomo deve ricevere l’illuminazione che egli non può creare.

Una camera bianca pare molto luminosa perché riflette più luce di un’altra verniciata di un colore diverso. Lo stesso avviene per lo yoga, il cui proposito è di risvegliare tutte le cellule del nostro cervello e del nostro corpo affinché riflettano e magnifichino la quantità di energia proveniente dall’universo circostante.

Continuando a praticare lo yoga, ricordate che il vostro proposito deve essere quello di aprirvi completamente per ricevere. Nessuna fretta, nessuno sforzo. Sentite che quanto state facendo è, in un certo senso, eseguito da voi in collaborazione con le forze divine.

2) Poiché la storia dello yoga è un lungo cammino percorso dai saggi che riportarono questa scienza al suo giusto posto, la pratica di ogni individuo deve essere diretta non verso l’apparenza esteriore e l’esibizione, ma verso la interiore.

Ogni movimento diretto all’esterno deve procedere da questo centro interiore; ogni posizione deve essere un’affermazione del divino Sé interiore.

(Tratto da “Lezioni di yoga pratico” di (J. Donald Walters), Edizioni Mediterranee)

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