Perché meditare?

Perché meditare? |
(Aggiornato il: 5 Dicembre 2019)

Di Swami Veetamohananda

Il Vedanta chiama la meditazione: “Upasana”. La parola ha un doppio significato. Vuol dire, alla volta, concentrazione e relazione d’amore con Dio. La meditazione è dunque ben più di un semplice tentativo, teso a diminuire l’affollamento dei pensieri. Essa colpisce la stessa radice del processo di concettualizzazione. Penetra nelle profondità dell’inconscio e controlla gli automatismi della mente e la creazione di immagini e di idee, che non hanno interesse. È una tecnica che permette di contenere le attività di edificazione dell’ego. Il valore principale di Upasana sta nell’unire l’anima individuale alla Realtà cosmica, di cui essa è una parte.

La sua finalità sta, dunque, non solo nell’isolare l’anima dal suo legame intricato con la natura, ma, pure, di integrare l’individuo alla Realtà Cosmica.

Qual è la principale causa di disarmonia nella nostra vita?

L’ego ha costruito, all’interno della sua coscienza, dei compartimenti stagni che ci tagliano fuori dalla vita universale. Ogni individuo vive in un mondo che appartiene solo a lui. Ed ogni problema della vita nasce dal fatto che il mondo privato dell’uomo non corrisponde alle dure realtà della vita a lui esteriore.

Non ci lamentiamo sempre di uno stress eccessivo? Molte sono le ragioni che ci spingono a farlo: il rumore, l’inquinamento, la difficoltà di rispettare un programma troppo faticoso. Oppure, difficoltà emozionali, o finanziarie; frustrazioni nel lavoro, conflitti famigliari, o, ancora, la mancanza di fiducia in se stessi. Vi sono altre cause ancora; come il vuoto interiore, una noia cronica, la mancanza di sviluppo, ecc. […].

La vita è colma di incertezze. È mai possibile vivere senza alcun conflitto, senza i problemi della vita quotidiana? Sì, questo diviene possibile, trascendendoli in uno stato superiore di coscienza. È in questo stato elevato che ogni contraddizione della vita viene armonizzato, e che l’esistenza individuale si integra a quella universale. La Pace e la Gioia eterne non si raggiungono che attraverso la meditazione e le discipline spirituali.

Una esperienza spirituale autentica è il risultato di una trasformazione e di una espansione di coscienza. Questo, è il dono della meditazione. Nella misura in cui procediamo nella sua pratica, noi sperimentiamo la trasformazione del corpo e della mente verso un’intensa concentrazione. Solo quando noi cerchiamo di far ciò, comprendiamo che esistono differenti forze che agiscono su di noi; forze sociali e cosmiche.

La meditazione coinvolge l’intera personalità. Quest’ultima è inglobata nella matrice sociale. La qualità, il contenuto e l’efficacia della meditazione dipendono dalle nostre credenze, dal nostro umore e dalle nostre esperienze, che, tutti, vengono determinati dalle forze sociali. Potremo, pure, cercare di rinuziare alle attività esterne, d’ignorare i nostri doveri e di evitare la compagnia degli altri. Ma, tutto ciò, continuerà ad esercitare il suo influsso su di noi. Le traccie delle nostre esperienze passate zampilleranno nella nostra coscienza, durante le ore silenziose della nostra meditazione, con una forza alla quale ci sarà difficile resistere. Inoltre, la vita di ognuno di noi è presa nella rete della legge di causa e di effetto; nel guazzabuglio delle relazioni karmiche. Quasi ogni oggetto che utilizziamo quotidianamente, il cibo di cui ci nutriamo, i libri che leggiamo, ecc., sono il prodotto del lavoro altrui. I loro effetti karmici impediscono lo sviluppo della coscienza superiore in noi e ci riconducono al mondo temporale. Più la nostra vita è sofisticata, e più siamo legati da obblighi sociali.

Una delle ragioni principali della difficoltà a meditare, sta nell’ignorare, o nell’allontanare le forze sociali che agiscono sulla nostra coscienza. La meditazione non dovrebbe, di fatto, venire utilizzata come una scappatoia per i problemi della vita. La vera meditazione è un processo di trasformazione della coscienza. Ecco perché diviene importante riconoscere e comprendere quali sono le diverse forze che agiscono su di essa. Una buona meditazione rivela la natura di queste forze ed anche la maniera di gestirle. Dimenticarle, o respingerle, non si mostrerà di alcuna utilità.

Le forze sociali, quando vengono male utilizzate, creano l’asservimento e l’ostruzione. Ma, queste stesse energie, se vengono sublimate ed unite ad un’intensa aspirazione, divengono costruttive. Il successo della meditazione dipende, in gran parte, dalla nostra capacità di integrare la dimensione sociale nella nostra vita e di adattare la meditazione alle sue esigenze.

La meditazione cosmo-centrica è, in essenza, un’attività mentale, sostenuta dal corpo. Il coordinamento del corpo e del mentale è il segreto della sua riuscita. Perché ciò? Perché il corpo e la mente sono delle manifestazioni del principio universale di vita, chiamato “Prana”. Noi tutti siamo, senza posa, in contatto con il cosmo, tramite il Prana, nei tre livelli del corpo, della mente e della coscienza. Quando uno scambio tra di essi diviene difettoso, l’organismo si ammala, la mente si spegne, oppure si agita. In codeste condizioni, la concentrazione risulta difficile.

Una disarmonia nella corrente pranica è il principale ostacolo alla vita meditativa. Molti aspiranti ne ignorano la natura ed il modo in cui si connette alla loro salute, ai loro pensieri, alle loro emozioni, al loro lavoro ed alla loro meditazione. Ci è, di conseguenza, necessario sincronizzarci con le forze cosmiche, a livello fisico e mentale.

Affinché la nostra meditazione abbia successo, ci dobbiamo integrare con le forze sociali e con quelle cosmiche. Come riuscirvi? In quale modo conoscere la legge universale che governa le relazioni reciproche tra il microcosmo ed il macrocosmo, ad ogni livello? La meditazione è un metodo di analisi e di crescita di questa interrelazione.

Lo sviluppo dei valori, dei credi, dei concetti filosofici, dei principi morali e della vita sociale, tutto ciò è nato quale risultato dell’approfondimento e dell’applicazione pratica dell’originale esperienza dei Saggi conoscitori della vita e della Realtà. Noi anche possiamo realizzare quel che è stato un vibrante appello di tutti i profeti.

Tuttavia, tre punti chiave ci danno una visione di tale stato integrale. Essi sono: Rtam, il sacrificio di sé ed il potere dell’intuizione.

Rtam è l’armonia, l’ordine universale, eterno, equilibrato da sé medesimo. È il fondamento e l’essenza di tutto quanto esiste. Vivere in armonia con l’armonia universale, ecco la vera vita. In questa Realtà integrale, ogni differenza tra l’essere ed il non essere, l’assoluto ed il relativo, lo spirito e la materia, la causa e l’effetto, l’individuale e l’universale; tra Dio e le anime, il sacro ed il secolare, l’esperienza e l’espressione, il pensiero e l’azione, il bene ed il male, la gioia e il dolore – tutte queste differenze e tutte queste contraddizioni sono armonizzate ed unificate nell’unità dell’Esistenza. È un legame esistenziale che unisce Dio, l’uomo e l’universo, in una Vita interdipendente, in un organismo vivente infinito.

Quando noi viviamo in comunione con questa armonia universa, “Rtam”, raggiungiamo la pace e la felicità. Vivere in accordo con essa, ecco cosa significa vivere bene; perché non esisteranno, allora, più contraddizioni, o conflitti; più negazioni, o asservimenti. È una vita di pienezza, in cui tutte le facoltà, tutti i poteri dell’individuo trovano la loro piena espressione, ed in cui la potenziale divinità dell’anima esprime la sua piena manifestazione. È la vita divina.

“Sat” significa Verità ultima; ma, anche, bontà e purezza. Dunque, la Verita’ ultima è anche “cit”: la medesima coscienza. Noi facciamo una distinzione tra questa Realtà ed il nostro sé interiore. Se poniamo l’accento sul sé interiore e sulla coscienza, perdiamo la natura integrale della Realtà. La Realtà, allora, rischia di essere divisa in tre aspetti:

Il sé interiore.

Gli oggetti fisici esterni.

Il reame del divino.

Così, manifestatasi la legge universale, la Realtà viene riflessa nella possibile disarmonia della vita individuale e dell’organizzazione sociale. È solo attraverso la meditazione che noi possiamo precepire interamente la Realtà integrata.

Sforziamoci di capire, ora, cosa si intende per sacrificio di sé.

Il distogliersi dall’armonia universale causa ogni conflitto umano, ogni male ed ogni sofferenza. Per riuscire a superarli, l’uomo deve ritornare al Brahman trascendente, la realtà. Come può farlo? Dio è l’istruttore essenziale dell’umanità, ed insegna attraverso gli esempi della sua propria vita. Viene detto che la creazione dell’universo è il risultato del sacrificio di Purusha, la Persona suprema. E non si tratta di un atto che possiede una qualunque origine; ma, di un’azione eterna. Questo divino sacrificio, che è sempre attuale, mantiene l’armonia dell’universo. Di conseguenza, se noi vogliamo raggiungere l’armonia e la pace, dobbiamo imitare il Divino e fare di tutta la nostra vita un intero sacrificio. E’ attraverso il sacrificio del sé che noi ritroveremo l’armonia che abbiamo persa. È così che svilupperemo la nostra divinità potenziale e raggiungeremo il Supremo. Si tratta di un concetto fondamentale del Vedanta. È la base della pratica vedantica. È ciò che si chiama “Upasana”, o meditazione.

Sacrificio significa abbandono di qualche cosa che ci è caro (cioè, l’ego). Ci ritroveremo perdenti, dimenticandoci dell’ego? Non si tratta di unmovimento a senso unico, di un dono unilaterale, che non riceve nulla di ritorno. È un processo in due fasi: io dono ed io ricevo. Noi abbiamo la possibilità di dare solo quello che abbiamo ricevuto. La parola “sacrificio”, benché ponga l’accento sull’aspetto del donare, possiede un significato più profondo, nella pratica vedantica. Il Vedanta viene definito come una partecipazione al gioco vivente del cosmo. Il punto centrale di codesta partecipazione è di nulla trattenere, di nulla conservare. La vita ci offre nutrimento, aria, , idee, , amore, riposo, gioia – e ci dà se stessa. È un fiotto incessante.

Attardiamoci un po’ su questo concetto. Senza dare, noi non riceveremo l’amore, la calma, la gioia, la conoscenza. Tutto cio’ appartiene all’universo. Risulta impossibile manifestarlo all’esterno di noi, se noi stessi non lo abbiamo già ricevuto. La vita consiste in un ciclo di energia e di coscienza, che si rinnova da sé medesimo. E’ un’espressione dell’armonia universale. E se noi cerchiamo di ostruire questa cosmica armonia, ne soffriamo.

Esistono due tipi di sacrificio: quello divino e l’umano. Immaginatevi, per esempio, il sole, mentre distribuisce di continuo la sua energia, trasformando l’idrogeno in helio, al ritmo di seicento milioni di tonnellate al secondo! Stentereste a riconoscere il fatto come un sacrificio solare? La creazione e la conservazione di questo universo intero, il costante rinnovo della terra – grazie al levarsi ed al tramontare del sole, alle cadute della pioggia, alla corrente dei fiumi, al soffio del vento, alla crescita delle piante e degli animali e di tutti gli innumerevoli altri processi – che si rinnovano senza posa – della creazione, della conservazione e della distruzione, e che sono ovunque presenti nell’universo, rivelano i cosmici sacrifici del Divino. Ecco perché il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, tutto ciò rappresenta il prodotto sacro del Divino. Anche i naturali processi fisiologici del , la respirazione, la digestione, la creazione di energia nelle cellule, sono dovuti al potere divino.

Allora, in cosa consiste questo sacrificio? È la cosciente partecipazione dell’individuo all’esprimersi della divinità. Ogni azione diviene un sacrificio quando essa viene compiuta consapevolmente ed i suoi frutti sono offerti all’Essere cosmico. La coscienza di Sé e l’altruismo, ambedue, trasformano le attività profane in disciplina spirituale. La maggioranza delle nostre azioni si esprimono senza codesta consapevolezza, e, di conseguenza, noi scivoliamo verso l’asservimento e verso il dolore. Quasi tutte le disgrazie della nostra vita, ogni goffaggine che commettiamo sono provocate dal nostro egoismo e dalla nostra maniera incosciente di vivere e di agire.

La coscienza del Sé è un fattore importante nella vita meditativa. In prima istanza, essa impedisce all’anima di venire asservita. Secondariamente, fonde l’individuo al Divino. E, infine, possiede un grande potere di trasformazione. Voi lo sapete molto bene: anche un lavoro ordinario, compiuto tramite la coscienza del Sé, inizia immediatamente a produrre dei grandi cambiamenti nella nostra coscienza. Cosa dire, allora, della meditazione e della ripetizione delle formule sacre!

Il potere dell’intuizione (Dhi) è anch’esso altrettante importante nella vita meditativa. È quel potere illuminante, celato nella mente. Un’intuizione che scaturisce direttamente dalla Verità ultima e dall’armonia. È per risvegliare il Dhi, che il mantra “Gayatri” – il mantra del Puro intelletto – viene ripetuto.

Non tutti i pensieri menano alla Verità. La maggioranza di essi ce ne allontanano. Qualcuno ci porta al dolore ed alla distruzione. Soltanto il pensiero che nasce dalla Verità puo’ portarci alla Verità. Codesto trascendentale pensiero superiore è “Dhi”. Ed è tale potere superiore che guida il pensiero durante la meditazione. Essa diviene un fatto spontaneo solo quando il pensiero è dominato dal super intelletto.

Un super intelletto che, alla volta, è intuizione spirituale e volontà. Sappiate che la mente ed il pensiero non sono una sola e medesima cosa. Il pensiero è una modificazione della mente; ma, tale trasformazione ha bisogno di un potere speciale. Quale? Si tratta di “Vak”; ossia, la parola, o – anche – il mantra che, agendo sul mentale, produce i pensieri. Retrostante ad ognuno di essi, appare il potere del mantra:”Vak”. Ma, permettendoci dei pensieri incontrollati, incoscienti, senza scopo, senza interesse, impuri e pericolosi, la maggior parte di noi scialacqua tale potere. Ed è il super intelletto che controlla, conserva e guida il potere di “Vak”. La ripetizione del mantra dovrebbe venire associata al suo significato.

Come risvegliare “Dhi”, il Puro Intelletto?

La spirituale ne è il metodo più facile. Essa rappresenta l’espressione dell’ardente desiderio dell’anima per la Verità ultima. È un impulso che scaturisce dal substrato dell’anima e dell’universo. Noi tutti sappiamo che solamente la Realtà esiste. Questo Spirito supremo è rimasto Uno, men di un secondo. Poi, ha desiderato essere la molteplicità. La dell’uomo non è che l’eco, il riflesso di questo desiderio divino primordiale. Il desiderio di Dio fu di rendersi multiplo; quello dell’uomo, di divenire uno con Dio.

La molteplicità che Dio desiderava non era il caos, ma il cosmo; l’ordine di Rtam. Com’è che tale desiderio ha avuto la sua realizzazione? Com’è che questo eterno “ordine cosmico” s’è trasformato in essere? Attraverso la negazione di lui stesso. La concentrazione della mente e dei sensi rappresenta la forma più elevata dell’oblio di sé medesimi. Tale oblio di sé manifesta la natura della conoscenza: una volontà onnipotente della meditazione cosmica.

Il pensiero cosciente e l’azione cosciente non sono che le due espressioni di una sola esperienza voluta. Ecco perché il sacrificio di sé e la meditazione formano una disciplina unica della vita meditativa. Tale disciplina è anche conosciuta sotto il nome di . Il rituale fisico non è che una forma esteriore dell’esperienza di unità con il cosmico, ottenuta attraverso la meditazione. Il pensiero intenzionale possiede un grande potere. Per esempio: toccare le differenti parti del corpo, all’inizio della meditazione, significa trasmettere il potere dell’intenzione alla fisicità e, di conseguenza, trascenderla. Vedete, dunque, che ogni atto è una meditazione, che tende ad unirci all’armonia universale. E, dunque, come potrebbe mai esserci una distinzione tra il sacro ed il profano, tra l’individuo ed il cosmo?

La creazione, la conservazione e la dissoluzione dell’universo sono i dharana, dhyana e samadhi dello Yoga divino, che agisce su scala astronomica. La conservazione dell’universo intero è la manifestazione dello Yoga meditativo di Dio. La natura complessa della mente, la fecondità, la varietà, la diversità ed i poteri inesauribili della vita non rappresentano altro che gli splendori dello Yoga divino. Ragion per cui, la lotta spirituale dell’uomo e lo Yoga umano, non sono che una infinitesimale frazione del potente Yoga universale del divino. Eppure, a causa del proprio egoismo e della propria ignoranza, più di un aspirante dimentica questa verità. Quando non si accompagnano alle forze universali del sacro Yoga, gli egoisti tentativi della meditazione divengono un compito gravoso ed una sorgente supplementare di problemi e di preoccupazione. Ma, quando lo Yoga individuale si associa a quello Divino, s’esprime – allora – come un mezzo spontaneo, facile, rapido e potente, capace di trasformare la vita e la coscienza.

Come realizzare questa associazione? Essa si esprimerà attraverso l’abbandono ed il sacrificio di se stessi. L’aspirante illuminato, che comprende la natura integrale della vita, abbandona volontariamente e consapevolmente ogni aspetto della sua personalità alla corrispondente parte della vita universale; il corpo individuale, alla Persona suprema; il “prana” individuale al “Prana” cosmico; la mente individuale alla Mente Cosmica; lo spirito individuale allo Spirito cosmico.

L’abbandono del sé yogico si realizza attraverso la meditazione. L’aspirante dovrebbe iniziarla con una fervida preghiera, o con la ripetizione del suo mantra. E potrà, subito dopo, cercare di meditare nel miglior modo possibile. Poco a poco, la preghiera e la ripetizione si interiorizzeranno ed egli comincerà a considerare la preghiera come un mezzo per unirsi ai fiotti della grazia e del potere divino e per fondere il proprio spirito individuale alla Luce di Dio. Un miglioramento del processo consisterà,  allora, nell’immergere all’interno della meditazione la preghiera, l’adorazione e la vibrazione del suo mantra. Quest’ultima, di conseguenza, diverrà un canale di comunione a doppio senso, tra lui ed il cosmo; e, l’intera sua vita, una parte dello Yoga divino. La meditazione trasforma la  ruota della vita, in ruota dello Yoga, azionata dal potere dello Yoga divino.

L’amore è una corrente positiva e reciproca di coscienza e di energia (Chit-shakti), che scorre da un’anima all’altra. Quando la paura, l’odio, o l’incomprensione provocano un’interruzione della corrente, ecco che nascono delle tensioni e la vita perde la sua gioia, la sua direzione ed il suo senso. L’amore è, per l’uomo, il potere più vivificante e più rinfrescante che si conosca. Colui che è colmo di amore sperimenta un rinnovato sé spontaneo.

Ed una catarsi vera ed irreversibile è il risultato del risveglio del Sé. Rappresenta il ruolo più diretto ed importante della meditazione. Il  risveglio spirituale è stato descritto in molte maniere dalle sacre Scritture. Ma, rappresenta sempre una doppia esperienza: la realizzazione del luminoso Atman, quale centro reale della coscienza, ed il contatto con uno stato di esistenza più vasto. Attraverso questa esperienza, l’aspirante vede la propria vita trasformata.

Prima di terminare, lasciate che vi spieghi quali sono gli effetti immediati della pratica della meditazione, secondo delle osservazioni mediche.

1. Essa accresce l’energia.

2. Accresce la resistenza alle malattie.

3. Migliora l’equilibrio automatico.

4. Migliora l’efficacia fisiologica; ossia, il numero delle pulsazioni e dei movimenti respiratori diminuisce, durante lo stato di riposo.

5. Migliora il coordinamento del corpo e della mente, assieme all’agilita’ fisica.

6. Riduce le cause d’insonnia, di tensione, i mali di capo ed ogni male, assieme alle sofferenze corporali.

7. Aiuta a diminuire la pressione arteriosa.

8. Da’ sollievo a certe turbe psicosomatiche, quali: l’asma, le dermiti psichiche ed i problemi gastro-intestinali.

9. Aiuta a ritrovare l’equilibro del peso corporeo.

10. Agisce sulle emozioni della mente; riduce l’ansia, il nervosismo e la depressione.

11. Riduce l’irritabilità, migliora la stima ed il rispetto di se stessi.

12. Sviluppa l’organizzazione del pensiero, la creatività e la produttività.

13. Favorisce la realizzazione del Sé.

14. Sviluppa l’unita’ interiore, la capacita’ di amare e di esprimere i propri sentimenti.

15. Aumenta l’autonomia e la fiducia in sé, la soddisfazione nelle attività casalinghe ed in quelle lavorative.

16. Riduce il sentimento di alienazione e dona un senso alla vita. Una vita meditativa è colma di pace, di gioia, di armonia e di buona volontà verso ogni cosa. Cerchiamo, allora, di vivere questa esistenza armoniosa, unificata, bella, calda e perfetta!

(Swami Veetamohananda)

©CENTRO VEDANTICO RAMAKRISHNA – 1999
Ogni diritto di traduzione, di riproduzione e di adattamento riservati per tutto il mondo.

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