Pena di morte in Arabia Saudita

Pena di morte in Arabia Saudita |
(Aggiornato il: 16 Settembre 2002)

L’Arabia Saudita ha uno dei più alti tassi di esecuzioni nel mondo ed i processi sono spesso farse.

L’Arabia Saudita ha uno dei più alti tassi di esecuzioni nel mondo (almeno 1.163 tra il 1980 e la fine del 1999, ma il totale effettivo potrebbe essere molto più elevato). La pena capitale viene afflitta per qualunque atto considerato “corruzione sulla terra”. Tra i reati capitali figurano il possesso, l’uso e il commercio di droghe pesanti e leggere e anche molti comportamenti non violenti come l’apostasia (l’abbandono dell’Islam per un’altra religione), l’esercizio di arti magiche nonché reati sessuali quali la sodomia.

Processi sommari:

Nei primi due mesi del 2000 sono state eseguite 11 condanne a morte. Le decine di persone che vengono “giustiziate” ogni anno, sono condannate a morte in seguito a processi sommari che non offrono alcuna possibilità di difesa e quasi nessuna protezione dai probabili errori della giustizia. Quanto ai metodi ordinari di esecuzione, gli uomini vengono decapitati in pubblico, mentre per le donne è prevista anche l’alternativa della fucilazione, per risparmiare ulteriori umiliazioni, poiché l’esecuzione per decapitazione significherebbe scoprire il capo e mostrare il collo e parte della schiena.

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Le esecuzioni:

La condanna a morte dei colpevoli di adulterio può avvenire mediante lapidazione. In caso di reati violenti molto gravi, i condannati a morte possono essere anche crocefissi.
A volte coloro che stanno per essere “giustiziati” non sanno neanche di essere stati condannati a morte; e né a loro, né alle loro famiglie viene comunicata in anticipo la data dell’esecuzione. Spesso il primo sentore che il prigioniero ha della propria imminente fine è quando viene fatto uscire ammanettato dalla sua cella al venerdì, il giorno normalmente deputato per le esecuzioni.

Il prigioniero è quindi portato in una pubblica piazza e fatto inginocchiare; il boia solleva una spada e vibra un colpo (a volte, più di uno) sul collo del prigioniero per troncargli la testa. A decapitazione avvenuta, un medico certifica la morte del prigioniero ed il corpo e la testa vengono rimossi e sepolti in una fossa comune. La legge saudita impedisce il rimpatrio delle salme dei cittadini stranieri “giustiziati”.

Le Donne:

Le organizzazioni che operano in difesa dei diritti umani, rendono noto che negli ultimi dieci anni 28 donne sono state giustiziate in Arabia Saudita – molte delle quali per omicidio, soprattutto del marito o del padre – dato anche lo svantaggio che esiste nel sistema legale saudita nei confronti delle donne, le quali vengono a volte condannate a morte sulla base di confessioni estorte con la forza.
Le donne sono particolarmente vulnerabili e spesso “confessano” se forzate a farlo da accusatori di sesso maschile.
“La mancanza di equità nei casi in cui donne rischiano la pena di morte è enorme. Questo a causa dell’estremo svantaggio nel quale di trovano le donne nella società [saudita], soprattutto le collaboratrici domestiche, e lo stretto riserbo e la segretezza che circondano la fase processuale”.
La pena di morte viene “comminata dopo processi che ignorano i più basilari standars di equità”.

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In un lungo rapporto di intitolato “Gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle donne” si legge che 16 delle donne messe a morte dal 1990 ad oggi sono state condannate per omicidio e, di queste, 10 per l’omicidio del proprio marito o padre.
Le donne in Arabia Saudita sono soggette anche a diversi restrizioni, ad esempio sulle persone con le quali aggregarsi, dove viaggiare, e discriminazioni nel campo dell’educazione scolastica e del lavoro…

(Fonte: Reuters – www.coalit.org)

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