Medicina – organi in vendita

Medicina – organi in vendita | Etanali percorsi di Risveglio spirituale
(Aggiornato il: 29 Agosto 2002)

Le vecchie legende metropolitane sul traffico di organi sembrano trovare una conferma: il dottore cinese Wang Guoqui, in forza presso un ospedale della polizia, si è da poco rifugiato negli Stati Uniti, dove ha chiesto asilo politico, confermando di avere prelevato organi, pelle, cornee e altri tessuti dai condannati a morte. Nel 1994 un rapporto commissionato dall’Information Agency degli Stati Uniti, e presentato alle Nazioni Unite, aveva cercato di dissipare quella che veniva qui definita per la prima volta la “leggenda urbana” del traffico d’organi. Eppure, oltre a essere particolarmente raccapricciante, la storia del rapimento a scopo di trapianto è persistente e diffusa su scala internazionale. Nel giugno dell’anno scorso, per esempio, alcuni giornalisti della tv spagnola Antena 3 e del quotidiano El Mundo, hanno smascherato un presunto trafficante di organi vestito da prete, Martin Rubio Murillo, fermato in Messico insieme a un medico compiacente. Prove che non sia una frode, però, non ne sono state trovate, e la polizia non ha arrestato nessuno.

Un mese dopo è la volta dell’Italia dove, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, il traffico di clandestini che ha portato all’arresto di quaranta persone, servirebbe ad alimentare un traffico d’organi. Il procuratore distrettuale antimafia ha parlato di «segnali significativi che però non sono ancora oggetto di investigazione», come alcuni “carichi speciali” di clandestini cinesi che valgono più degli altri. Il 26 ottobre dello stesso anno, poi, l’allarme è stato lanciato addirittura su scala nazionale. Durante una conferenza tenutasi al Viminale è stato reso noto un dossier su alcuni cittadini moldavi che sono andati in Georgia e Turchia per sottoporsi all’operazione chirurgica e all’espianto di un rene, il tutto organizzato dalla mafia russa. E, per la prima volta, non si parlava di un’ambulanza fantasma o dei rapitori stranieri che riempiono gli incubi dei bambini sudamericani – l’uomo bianco in agguato – quanto di qualcosa di molto più tangibile, e probabile: la vendita dei propri organi da parte di persone disperate ma “consenzienti”.

Traffico internazionale d’organi

Se le storie dei rapimenti si susseguono da vent’anni senza un solo riscontro, la compra vendita è invece cosa ben nota anche perché, a fronte di trapianti sempre più sicuri e di routine, i donatori d’organi restano pochi. In realtà, ciò che ha reso i trapianti più sicuri, non è stato il miglioramento della tecnica chirurgica, ma un farmaco, la cyclosporina. Il vero problema dei trapianti, infatti, è costituito dalla reazione del sistema immunitario che provoca il rigetto e rischia di uccidere il paziente. Con la scoperta della cylosporina, nel 1984, si era trovato il mondo di inibire il sistema immunitario e di rendere quindi i trapianti di reni e di cuore un’operazione quasi sicura, che si è andata diffondendo in tutto il mondo. A fronte di tale diffusione, però, la scarsità di organi è diventata evidente.

Antichi motivi religiosi e culturali s’intrecciano con forti resistenze psicologiche. Se per i musulmani, come per i cattolici, l’integrità del corpo dopo la morte è importante, gli ebrei ortodossi non riconoscono la morte cerebrale – criterio fondamentale per l’espianto d’organi – e a poco sono valse le prese di posizione di stampo altruistico di alcuni leader religiosi. In Asia, poi, è diffuso il culto degli antenati – ed è quindi difficile ammettere la possibilità di “infierire” sul corpo di un parente – e la separazione dal congiunto richiede riti lunghi e complessi. A tutto ciò si aggiunge il peso della nuova mitologia dell’homo oeconomicus: perché mai dovrei donare qualcosa in un mondo in cui tutto si vende? E perché, se dal mio rene ci guadagna il personale medico, non ci devo guadagnare anch’io che sono il principale “fornitore”?

Passaggio in India

Questo tipo di giustificazioni “utilitaristiche” hanno cercato di sedare il naturale orrore suscitato dalle notizie provenienti dall’India: interi villaggi dell’entroterra rurale hanno mostrato alle telecamere di tutto il mondo le cicatrici dei cosiddetti “viaggi della speranza”. Il segreto di questo redditizio business – redditizio soprattutto per i mediatori – è di mettere in contatto i “disperatamente poveri” contadini indiani o abitanti delle baraccopoli che circondano le metropoli, con i “disperatamente malati” provenienti dall’Europa, dai paesi del Golfo o anche dalla stessa India, benestanti cittadini in grado di viaggiare su standard economici occidentali. Qui si trovano malati disposti a pagare fra gli otto e i dieci milioni per un rene, dei quali appena un paio andranno al cosiddetto donatore, e almeno altri dieci per l’operazione.

Nel 1994, a fronte dello scandalo internazionale, la pratica è stata messa fuori legge negli stati indiani dov’era più diffusa, come Bombay, Madras e Bangalore, città dotate delle strutture mediche necessarie a condurre i trapianti. Ma, come risulta da un reportage del 1997, condotto dall’indiano Frontline, di fatto non c’è stato alcun cambiamento, perché la legge prevede che, in caso di un “particolare attaccamento”, che viene valutato da commissioni appositamente istituite, la donazione sia consentita anche fra estranei. In pratica, basta che il mediatore istruisca il donatore su cosa deve dire davanti alla commissione e il gioco è fatto.

Sindrome cinese

La Cina gioca un ruolo fondamentale nella compra vendita degli organi dell’area del Pacifico. Nel 1984, immediatamente dopo che la cyclosporina è diventata disponibile, il governo ha preparato un documento intitolato “Regole concernenti l’utilizzazione del cadavere o degli organi dei condannati a morte”. Questa legge stabilisce che gli organi dei condannati possano venire usati per il trapianto se il prigioniero è d’accordo, se la famiglia è d’accordo o se nessuno viene a reclamare il corpo. Resta da vedere quanto possa essere libero il consenso di un prigioniero che aspetta l’esecuzione. La legge stabilisce anche che tutto sia condotto nella totale segretezza per evitare ricadute negative per l’immagine del paese. Così non è nota la destinazione dell’organo, né i nomi dei chirurghi che partecipano alle operazioni e perfino le macchine utilizzate per andare a prendere gli organi devono circolare senza contrassegno.

Sono invece bene informati i medici residenti in Giappone, a Hong Kong, a Singapore e a Taiwan, che fanno da intermediari e dirigono i propri pazienti negli ospedali di Wuhan, Beijing e Shangai. Il sistema è molto efficiente in quanto gli stranieri non devono aspettare giorni o settimane perché gli organi siano disponibili: le esecuzioni vengono programmate per andare incontro alle esigenze di mercato. È difficile fare una stima esatta della quantità di organi trapiantati in Cina, e quindi del giro di soldi di questo business. Se ci si basa unicamente sulle esecuzioni riportate dalla stampa, ogni anno almeno cinque mila persone sono condannate a morte, ma Amnesty International calcola che siano almeno il doppio. E tutte le esecuzioni hanno luogo con l’aiuto di un medico che “prepara” il condannato per l’espianto.

Condanna internazionale

Praticamente tutte le più importanti associazioni mediche del mondo condannano la compra vendita di organi e l’espianto dai condannati a morte. La World Medical Association (l’Associazione medica internazionale) ha espresso questo punto di vista nel 1984, nel 1987 e nel 1994, chiamando i governi dei rispettivi paesi a intraprendere le misure necessarie per impedire la compravendita e ha criticato la pratica di espiantare gli organi ai condannati senza il loro consenso. Non risulta però che le associazioni di categoria nazionali, chiamate a prendere severe misure disciplinari contro i medici coinvolti nel traffico, l’abbiano mai fatto. Tuttavia le associazioni mediche potrebbero incidere moltissimo.

David J. Rothman, componente della Bellagio Task Force, che ha stilato il più autorevole rapporto sul traffico internazionale di organi, si chiede provocatoriamente: «Cosa succederebbe se le società mediche internazionali prendessero sul serio i principi proclamati e istituissero delle commissioni di controllo per tenere sotto stretta sorveglianza le pratiche di donazione degli organi? E se minacciassero di smettere di addestrare i chirurghi che provengono dai paesi dove vengono tollerate simili pratiche? E se rifiutassero, come è avvenuto in Sud Africa ai tempi dell’apartheid, di tenere i meeting internazionali in quei paesi? E perché la Novartis, che produce la cyclosporina, non decide di vendere questo farmaco solo ai medici e agli ospedali dove vengono rispettati gli standard delle donazioni?». Sono due i motivi fondamentali che ci spingono a considerare la maggior parte delle storie sul traffico di organi delle leggende metropolitane. In primo luogo per operare servono stanze sterili, attrezzature sofisticate e team di medici altamente specializzati e perfettamente addestrati ed è davvero improbabile che un personale così qualificato metta a repentaglio la propria vita e la propria professione per procurarsi un organo attraverso l’omicidio. Il secondo motivo è molto meno consolante. Ammazzare non serve: gli organi sono sul mercato e costano davvero poco.

(Di Sabina Morandi)

Fonte: enel.it

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