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APPENDICI TECNICHE.

Sommario:

I - Brani in cui Gesù è esplicitamente definito "re":

II - Brani in cui su Gesù incombe una predestinazione regale:

III - Brani in cui è definito "figlio di Davide":

IV - Indizi sul coinvolgimento degli apostoli nel movimento messianico.

 


 

I - Brani in cui Gesù è esplicitamente definito "re":

[Mc XV, 2]Allora Pilato prese a interrogarlo: "Sei tu il re dei Giudei?". Ed egli rispose: "Tu lo dici"

[Mc XV, 9]Allora Pilato rispose loro: "Volete che vi rilasci il re dei Giudei?"

[Mc XV, 12]Pilato replicò: "Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?".

[Mc XV, 16]Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. [17]Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. [18]Cominciarono poi a salutarlo: "Salve, re dei Giudei!".

[Mc XV, 25]Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. [26]E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei.

[Mc XV, 31]Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! [32]Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perchè vediamo e crediamo".

[Mt II,1]Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: [2]"Dov'è il re dei Giudei che è nato?

[Mt XXVII, 11]Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose "Tu lo dici".

[Mt XXVII, 27]Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. [28]Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto [29]e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!".

[Mt XVII, 37]Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei".

[Mt XVII, 42]"Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E` il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.

[Lc XXIII, 1] Lo condussero da Pilato [2]e ominciarono ad accusarlo: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re". [3]Pilato lo interrogò: "Sei tu il re dei Giudei?". Ed egli rispose: "Tu lo dici".

[Lc XXIII, 37]"Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". [38]C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

[Gv I, 49]Gli replicò Natanaèle: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!".

[Gv XXII, 12]Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, [13]prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele! [14]Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: [15]Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina.

[Gv XVIII, 33]Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Tu sei il re dei Giudei?".

[Gv XVIII, 37]Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo...

[Gv XVIII, 39]Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?"

[Gv XIX, 2]E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: [3]"Salve, re dei Giudei!". E gli davano schiaffi.

[Gv XIX, 12]Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: "Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare". [13]Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. [14]Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". [15]Ma quelli gridarono: "Via, via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Metterò in croce il vostro re?". Risposero i sommi sacerdoti: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare".

[Gv XIX, 19]Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei". [20]Molti Giudei lessero questa iscrizione, perchè il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. [21]I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei".

 

II - Brani in cui su Gesù incombe una predestinazione regale:

[Mt I, 2]"Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo". [3]All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. [4]Riunititutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. [5]Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perchè così è scritto per mezzo del profeta: [6]E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.

[Lc I, 31]Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32]Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33]e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe...

[Lc XXIV, 21]Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele...

 

III - Brani in cui è definito "figlio di Davide":

[Mc X, 47]Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". [48]Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!"

[Mt I,1]Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide...

[Mt IX, 27]Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: "Figlio di Davide, abbi pietà di noi"

[Mt XII, 23]E tutta la folla era sbalordita e diceva: "Non è forse costui il figlio di Davide?".

[Mt XV, 22]Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide.

[Mt XX, 30]Ed ecco che due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava, si misero a gridare: "Signore, abbi pietà di noi, figlio di Davide!". [31]La folla li sgridava perchè tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: "Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!".

[Mt XXI, 9]La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

[Mt XXI, 15]Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: "Osanna al figlio di Davide", si sdegnarono...

[Lc XVIII, 38]Allora incominciò a gridare: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!". [39]Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perchè tacesse; ma lui continuava ancora più forte:

"Figlio di Davide, abbi pietà di me!".

 

IV - Indizi sul coinvolgimento degli apostoli nel movimento messianico.

 

IV.1 L'apostolo Pietro.

 

- Primo indizio: (dal libro "Cristo, una vicenda storica da riscoprire", R. Massari Editore 1994, Bolsena)

"...Chi era Simone, l'apostolo detto Pietro? Ci soffermiamo, a questo proposito, sul particolare che, in questo momento, può offrire gli indizi più significativi sulla personalità di colui che la tradizione vuole primo nella lista dei pontefici della chiesa. C'è un passo nel Vangelo secondo Matteo in cui Gesù si rivolge a Pietro nei seguenti termini: "Simone, figlio di Giona". Questo, però, è ciò che leggiamo nelle traduzioni moderne, che non rispetta affatto il senso di ciò che era scritto originariamente nei testi antichi. Infatti, se un ginnasiale dovesse tradurre in greco quella breve espressione, scriverebbe sicuramente "Simon o uioV Iona" (Simon o uios Iona), mentre il testo greco del Vangelo di Matteo porta l'espressione "Simon bar Iona" (Simon bar Iona). "Figlio di…" è reso con bar, termine aramaico, invece che con uios, termine greco.

Perché? Quante volte un personaggio della narrazione è definito "figlio di..."? Tante. E, puntualmente, il testo greco usa il termine uios. Se non che, nei manoscritti antichi del Vangelo di Matteo, non c'è scritto Simon bar Iona, ma Simon Bariona, con una parola tutta intera. A questo punto sarà interessante sapere che in aramaico, la lingua parlata in Palestina al tempo di Gesù al posto dell'ebraico dotto della Bibbia, il termine bariona significa "combattente, partigiano, latitante...". Non dunque Simone figlio di Giona, ma Simone il partigiano. E' una circostanza che ricorda a quella in cui il prigioniero beneficiario della scarcerazione viene chiamato Barabba, senza rivelare che tale appellativo corrisponde all'espressione "figlio di Dio"; in questo caso il termine aramaico è stato candidamente spacciato per nome proprio quando nome proprio non è ed ha, invece, ben altro significato.

Abbiamo così scoperto un accorgimento: trascrittori e traduttori hanno voluto nascondere una compromettente verità, cioè che Simone era uno zelota, chiamato col soprannome di guerra Cefas, che significa macigno o pietra, avvezzo a portare le spade, e ad usarle..."

 

- Secondo indizio: (dal Vangelo secondo Giovanni, l'arresto di Gesù sul Monte degli Ulivi)

"...Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro...". (Gv XVIII, 10)

Si tenga presente che poco tempo prima dell'adunata sul Monte degli Ulivi Gesù aveva detto agli apostoli: "...- Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia né sandali, vi è forse mancato qualcosa? - Risposero: - Nulla - Ed egli soggiunse: - Ma ora chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della scrittura: E fu annoverato fra i malfattori: In fatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine - Ed essi dissero: - Signore ecco qui due spade -..." (Lc XXII, 35-38).

 

- Terzo indizio: (Dal Vangelo secondo Matteo e dagli Atti degli Apostoli)

"...Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: - Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente - Ma quelli dissero: - Che ci riguarda? Veditela tu - Ed egli gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò ed andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti raccolto quel denaro dissero: - Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue - E tenuto consiglio comprarono con esso il campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato Campo di Sangue..." (Mt XXVII, 3-8).

"...In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse: - Fratelli era necessario che si adempisse ciò che nella scrittura era predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da giuda a quelli che arrestarono gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di Sangue..." (At I, 15-19).

Come possiamo notare i due autori non si sono messi molto d'accordo: uno fa comperare il campo ai sacerdoti, dopo che Giuda si è suicidato, l'altro fa comperare il campo a Giuda stesso che, però, è così "sfortunato" da inciampare e cadere in modo da...squarciarsi completamente l'addome con conseguente spargimento dei visceri! La verità è semplicemente che le bugie presenti nei racconti vogliono nascondere il fatto che Giuda è stato giustiziato dagli altri apostoli, i quali si sono vendicati del suo tradimento: Secondo alcuni studi l'autore materiale della esecuzione sarebbe stato lo stesso Pietro (vedi P.Zullino, GIUDA, Rizzoli Editore, 1988 Milano).

 

- Quarto indizio: Pietro in persona effettua l'esecuzione sommaria di due affiliati che si sono macchiati di comportamenti sleali nei confronti della setta messianica (si tenga presente che nella setta esseno-zelotica era fatto obbligo di mettere in comproprietà tutti i beni rinunciando a mantenere beni personali):

"...Un uomo di nome Ananìa con la moglie Saffìra vendette un suo podere e, tenuta per sè una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Ananìa, perchè mai satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perchè hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole, Ananìa cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i più giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Sì, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perchè vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te". D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito..." (At V, 1-10).

 

- Quinto indizio: Simone arrestato dai sinedriti per attività illegali è difeso da Gamaliele che li paragona a due famosi zeloti, Giuda il Galileo e Teuda (Dagli atti degli Apostoli):

"...Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, disse: "Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. Qualche tempo fa venne Tèuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli perì e quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi. Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!"..." (At V, 34-39). Evidentemente Gamaliele pensa che se la lotta messianica ha veramente l'appoggio di Jahwè non ci sarà resistenza umana che possa sconfiggerla.

 

- Sesto indizio:

Come abbiamo già detto San Paolo ha cercato di operare una revisione dell'ideale messianico, degiudaizzandolo e, soprattutto, cercando di spoliticizzarlo, ovverosia di sottrarlo alla concezione tradizionale del Messia come liberatore politico degli ebrei, facendolo così diventare un ideale di salvezza spirituale universale per tutto il genere umano. Proprio per questo motivo gli apostoli di Gesù e Paolo non sono andati mai d'accordo. I primi erano rimasti fedeli all'ideale messianico nella sua forma tradizionale e non ammettevano che nella causa potessero essere coinvolti anche non ebrei (si ricordi che la concezione messianica ha un carattere inequivocabilmente etnico-religioso). Paolo invece aveva aperto la sua predicazione a tutti, anche ai cosiddetti "gentili", romani e greci, i quali non erano circoncisi, e questa "apertura" provocò furiose discussioni fra Simone e Paolo. (vedi Atti degli Apostoli, in più capitoli).

 

IV.2 L'altro apostolo Simone (dal libro "Cristo, una vicenda storica da riscoprire", R. Massari Editore 1994, Roma).

"...I meccanismo di censura non ci devono meravigliare, coerentemente con l'intento di spoliticizzazione sono stati applicati numerose volte; per esempio anche nel caso dell'altro Simone apostolo: quello che i Vangeli di Marco e Matteo definiscono cananeo. I redattori dei testi evangelici, che li hanno composti in greco, hanno voluto far credere che quel titolo significasse semplicemente "proveniente dalla terra di Canaan", o "della città di Cana"; approfittando del fatto che i destinatari dello scritto, ignari della lingua aramaica, non sapevano che qanana, nell'idioma semitico degli ebrei, significa "zelota", sinonimo dell'altro termine che già abbiamo visto: barjona. Il Vangelo secondo Luca risolve definitivamente la questione, perchè nel suo elenco degli apostoli definisce il discepolo Simone soprannominato zelota..."

 

IV.3 Dell'apostolo Taddeo (dal libro "Cristo, una vicenda storica da riscoprire, R. Massari Editore 1994, Roma).

"...Con questo abbiamo chiari segni del fatto che nella cerchia degli apostoli di Gesù c'erano zeloti e partigiani. E non ne mancano altri: l'apostolo Taddeo, in alcune antiche versioni del Vangelo, è definito IoudaV zeloteV (Giuda lo zelota). E' importante notare che il nome con cui conosciamo abitualmente questo personaggio è, in realtà, soltanto un titolo; dal momento che in ebraico Taddeo non è un nome proprio, ma un aggettivo che significa "coraggioso"; un altro significativo soprannome partigiano. Gli evangelisti, o i revisori dei testi, hanno cercato di denaturare le vere identità di queste persone, presentandole con nomi diversi da quelli più compromettenti, utilizzando i soprannomi, che però non venivano tradotti..."

 

IV.4 Dell'apostolo Tommaso e anche di Giacomo, di Giovanni e ancora di Pietro (dal libro "Cristo, una vicenda storica da riscoprire", R. Massari Editore 1994, Roma).

"...Un caso praticamente identico è quello di Tommaso; anche questa volta abbiamo solo il soprannome, QomaV (Thomas), traslitterazione in lettere greche del sostantivo ebraico Tôma, che significa "gemello". Infatti il vero nome di questo apostolo, riconosciuto anche dall'interpretazione cattolica, è Giuda: Giuda detto il gemello; del quale alcuni manoscritti antichi portano la compromettente variante: cananites (qanana = zelota). I soprannomi partigiani, dei quali spesso si capisce il significato soltanto se li si analizza attraverso la lingua aramaica, sono stati presentati qualche volta come innocui nomi propri; altre volte, invece, come nel caso dei fratelli Giacomo e Giovanni apostoli, sono stati conservati a fianco del nome: boanerghes, cioè "figli del tuono". Ma anche in questo caso è interessante notare un particolare che quasi nessuno conosce: i figli del tuono, nelle versioni moderne del Vangelo, sono solo i due che abbiamo nominato, mentre antiche versioni del Vangelo di Marco affermano che anche Pietro, come tutti gli altri apostoli, era definito figlio del tuono (Novum Testamentum Graece et Latine, A.Merk, Ist. Bibl. Pont., Roma 1933; pag. 119); un'altro elemento a favore della interpretazione che Simone apostolo, detto Pietro, fosse un combattente jahwista...".

"...Che dire poi del titolo figli del tuono? L'appellativo che indica Giacomo di Zebedeo e suo fratello Giovanni non sembra forse tradire un soprannome partigiano? Non possiamo dimenticare che in un brano della narrazione evangelica i due chiedono a Gesù il permesso di incendiare un villaggio di samaritani dal quale il Cristo e i suoi seguaci erano stati respinti: "…ma essi non vollero riceverlo, perchè era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?…" (Lc IX, 51-56). In effetti la storia ci dimostra che gli zeloti si accanivano, oltre che con gli invasori romani, anche con quelli fra gli ebrei che aiutavano il nemico o rifiutavano la loro collaborazione con i combattenti messianisti: "...distribuitisi in squadre per il paese, saccheggiavano le case dei signori, che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi, sì che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate..." (Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, II, 12, 223-227)..."

 

IV.5 Di Giuda il traditore.

Giuda il traditore è definito nei Vangeli Iscariota, anche questa volta ci troviamo dinanzi ad un appellativo a cui viene strategicamente attribuito un significato geografico per stornare l'attenzione del lettore dal vero significato. Infatti questo termine, che su alcuni manoscritti antichi compare come Iscarioten, su altri come Iscariot, e su altri ancora come Scariot, a cui si attribuisce il senso di "uomo di Kerioth", può essere benissimo una copertura del termine "sicario", che i romani usavano per indicare gli zeloti. (complessivamente i termini che indicano i combattenti messianisti sono :

in ebraico: Qanana' e Bariona,

in greco: Zelotes e Lestes,

in latino: Sicarii, Latrones e Galilaei (Sicari, Ladroni e Galilei).

Per certo sappiamo che su alcuni manoscritti antichi anche a questo apostolo si affianca l'appellativo Zelotes (vedi S.G.F. Brandon, GESU' E GLI ZELOTI, Rizzoli Editore, 1983, Milano. Vedi anche Novum Testamentum Graece et latine, E. Nestle, Stuttgart, 1957, in cui l'apostolo è definito IoudaV zeloteV).

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