Macellazione ed allevamenti

Macellazione ed allevamenti

<<La grandezza e il progresso morale di una nazione possono essere giudicati dal modo in cui i suoi animali vengono trattati>>.
Mahatma Gandhi

Afferma Simone Weil, la grande mistica e sociologa francese, che gli uomini riescono a compiere le azioni più ripugnanti, separando l’uno dall’altro i singoli atti della trasgressione. In realtà ben poche persone della nostra società resterebbero carnivore, se dovessero uccidere da sé gli animali di cui si nutrono. Ma l’atto dell’uccidere e quello del mangiare sono tenuti accuratamente separati. I macelli sono costruiti lontano dai centri abitati, vi sono adibiti pochi operai, spinti dal bisogno di guadagnare, abbrutiti, assuefatti al sangue. Le persone sensibili possono così sedersi a tavola con animo sereno davanti alle loro bistecche.

Ma cosa accade veramente in quei macelli, che noi ci rifiutiamo di visitare? Tentò di farcelo sapere Leone Tolstoj con la sua impareggiabile arte descrittiva, nel noto saggio a favore del vegetarianismo intitolato “Il primo gradino“(1891). Eccone un breve stralcio.

Dalla parte opposta a quella dove io mi trovavo, stavano facendo entrare un grosso bue, rosso e grasso; due uomini lo trascinavano per le corna. Il bue aveva appena varcato la soglia, che un macellaio lo colpì alla nuca con un’ascia a manico lungo. Come se gli fossero state tagliate tutte e quattro le gambe di un sol colpo, il bue cadde pesantemente sul ventre, poi si girò di fianco e si mise ad agitare convulsamente le gambe e la parte posteriore del corpo. Allora uno dei macellai si precipitò su di lui, badando a non farsi colpire dagli zoccoli, lo prese per le corna e gli abbassò la testa con forza contro il suolo, mentre un altro gli tagliava la gola. Dalla larga ferita un sangue rosso bruno sgorgò a fiotti e venne raccolto in un recipiente di metallo da un ragazzo, tutto intriso di sangue.

Durante tutto questo tempo il bue non aveva cessato di girare e scuotere la testa e di agitare convulsamente le gambe nell’aria. Il catino si riempiva rapidamente di sangue, ma il bue era ancora vivo, respirava pesantemente e continuava a scalciare, tanto che i macellai si tenevano a distanza. Appena il catino fu pieno, il ragazzo se lo mise sulla testa e lo portò via alla fabbrica dell’albumina; prese il suo posto un secondo ragazzo con un altro recipiente e anche questo cominciò a riempirsi, mentre il bue continuava ad alzare ed abbassare il ventre nel e a dibattersi disperatamente.

Appena il sangue cessò di sgorgare, il macellaio sollevò la testa alla bestia e si mise a scorticarla; l’animale si dibatteva ancora. La testa venne messa a nudo, divenne rossa con le vene bianche e prendeva le posizioni che le dava il macellaio, la pelle pendeva dalle due parti. Il bue non cessava però di scalciare. Un altro macellaio lo afferrò allora per una gamba, la spezzò e gliela tagliò: sul ventre e sulle altre gambe correvano ancora delle convulsioni. Poi gli furono tagliate le gambe rimaste e furono gettate nel mucchio con le altre. Infine l’animale abbattuto venne trascinato verso la carrucola e fu appeso. Allora solamente la bestia non diede più segno di vita.

Così io vidi, restando sulla porta, ucciderne un secondo, un terzo, un quarto. Per tutti lo stesso procedimento, in ciascuno gli ultimi trasalimenti, in ciascuno la testa tagliata mostrava la lingua perfotata dai denti.

A onor del vero dobbiamo aggiungere che attualmente sono state introdotte nella macellazione alcune tecniche nuove allo scopo di stordire preventivamente l’animale: gli viene sparato tra gli occhi con una pistola, da cui esce uno spunzone retrattile, che dovrebbe, forando la calotta cranica, ledere i centri nervosi, oppure l’animale viene tramortito con scariche elettriche o con anidride carbonica. Risparmiamo al lettore sensibile altri raccapriccianti particolari sulla macellazione dei polli, appesi vivi a testa in giù a rotaie aeree in movimento, o sui maiali, immessi su una specie di scala mobile e poi folgorati.

Non sappiamo fino a che punto tali tecniche possano rendere più accetta la macellazione alla civile .

Si calcola che in tutto il mondo 400 milioni di animali ogni giorno vengano uccisi per l’. In Italia vengono macellati 20 milioni di grossi animali ogni anno, per non parlare del pollame.

Chi ha fatto la scelta vegetariana, si è sentito liberato dal disagio piu o meno inconfessato di esser responsabile di tante sofferenze ed orrori. Ha avvertito l’intima soddisfazione della coscienza ad una vera e propria crescita del suo livello morale.

Approfondimenti: “Diventare vegetariani” ed. Associazione Igienista Italiana – Manca- Genova.

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