La prima cosa da sapere sul Sufismo…

La prima cosa da sapere sul Sufismo… | Etanali percorsi di Risveglio spirituale
(Aggiornato il: 11 Maggio 2002)

[…] È che la parola “sufismo” appare in Europa meno di due secoli fa. Che, come ogni termine, ha un valore simbolico e, quindi, serve per indicare una realtà,  ma la realtà non è la sua descrizione. “È il profumo che ti porta verso la rosa, è la rosa che ti si rivela dal suo profumo.”

Nell’Islam esistono delle confraternite che si rifanno all’insegnamento di questo, o di quel maestro capostipite. Abbiamo così la confraternita (ordine, o tariqa, che significa via) Naqschbandy, Qadiri, Jerrhay, Nematollay etc.. La via di ogni via (e le vie sono tante quante le anime umane) si chiama Tasawwuf (da cui la traduzione moderna “sufismo”) ed i luoghi di riunione, dergah.

In essi, i discepoli si raccolgono intorno ad un maestro autorizzato (colui che conosce la meta, e quindi anche le insidie del viaggio),  sia nei momenti dell’insegnamento, come  nella recitazione, o  rammemorazione divina (zikr). L’importanza data al simbolo ed all’aspetto speculativo permette raffronti con le logge massoniche (anche sul piano delle interazioni storiche) ed a strutture come quelle  degli ordini cristiani: francescani, gesuiti, domenicani etc. che si rifanno ad un santo fondatore.

I frati sono stati ordinati (iniziati), seguono certe regole, hanno una preghiera in comune e fanno riferimento ad un vicario generale ed a quelli provinciali ,che, per il sufismo, sono i khalifa. Come si dice frate si dice sufi, con la differenza che il termine mutasawwuf significa “colui che si sforza di diventare sufi”; cioè, di rendere effettivo il senso della sua iniziazione.

Ma i sufi soggiungono anche:

– “[…] se non sei un sufi come puoi pretendere di diventarlo?”

Come a dire che ciò che non è non può diventare ciò che non è, ed allora solo quanto è può svelarsi a se stesso. Ed il Sufismo è disvelamento, pulitura dello specchio dell’Anima divina. Poiché la via e la meta che hanno un nome non sono la verità (parafrasando l’apertura del Tao Te Ching), il sufismo non può essere ridotto ad un sistema logico concettuale, o a ritualità. Ci sono scuole che hanno perso la realtà, pur mantenendo inalterata la forma, confondendo il nettare col bicchiere. Altre l’hanno travisata, o imitata, ed in Occidente scuole e maestri pseudosufi (cioè, senza autorizzazione) non mancano e spesso si nascondono dietro uno scenario esotico (i sufi invece si adattano all’ambiente e si muovono secondo i linguaggi utili per i singoli individui e per la collettività).

Via della Conoscenza, e dell’Amore nella Realtà della Conoscenza, e dell’Amore, il sufismo insegna l’arte del  viaggio verso la realizzazione del Sè. Coi suoi scienziati e mistici anticipa il sapere ed è memoria del sapere, facendo splendere nelle arti  il ricordo della bellezza divina.
Capaci di vivere di pane e d’acqua, ma anche di godere di tutti i piaceri della vita, i sufi,   rinnovano sempre l’equilibrio; resi edotti dall’esperienza nel conoscere l’uomo realizzano la sincerità; ma, anche, i modi per evolvere e far evolvere aldilà dell’empietà e del bene del senso comune.

Propugnatori illuminati da sempre della libertà di pensiero, hanno ravvivato il senso  della tolleranza, della fratellanza, dell’uguaglianza, senza per questo portare sconvolgimento,  se non nella mente dei fanatici e in chi intende la politica e la religione come veicolo di oppressione e di privilegi.

Mistici dell’Islam, accettato nella sua terrestrità , ma abili nel parlare ad ogni fede, avendo colto l’essenziale, l’unità, sono persone come tutte le altre; ma, con un segreto diseppellito nel loro cuore. Dove per gli altri è il vuoto loro contemplano l’infinità del creare, l’essere non li conclude.
Sarà per questo che il sufi è attratto da quel che non sa e non ha orgoglio per quel che sa. Attende l’ora della sua morte (già prefigurata nelle morti e resurrezioni iniziatiche),  perché ha fede  percettiva che  saprà; ma, vive la vita nella sua pienezza senza per questo diventarne vittima.
Filtrato da mille prove è rimasta la trasparenza elevante verso l’Infinito, ma anche l’esperienza disillusoria e la saggezza del come esistere nel mondo.  Accettati gli opposti e le opposizioni nel fluire  della vita, ma come espressione del Principio, la sua unica dottrina è quella dell’Unità.
Pensiero sentimento ed azione ritrovano così l’Armonia. Se il termine sufismo e sufi ti è di ingombro, sappi che anche il sufi ne può fare a meno.
Lo mantiene perché a lui non ingombra più. (N. Nuruddin)

– il sufismo consiste nel non possedere nulla e non lasciarsi possedere da nulla (Sumnun)

– il sufismo è lo stare con Dio Altissimo, senza intermediari (Giunaid)

– La via si perfeziona mediante la scienza e la pratica; i sufi sono uomini di esperienza, non di parole (Al Ghazali)

– il sufismo consiste che il servo di Dio si comporti in ogni momento nel modo più consono a quel momento (Amrù ibn Uthman al-Makki)

– il sufismo sta nell’eliminare dalla mente quanto vi si trova: verità immaginarie, opinioni, condizionamenti; ed affrontare così tutto ciò che potrà accadere (Abu Sa’id ibn Abu alKhair)

– il sufismo è il sufismo (enciclopedia britannica)

(Autore anonimo)

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