Cos’è l’Iniziazione, secondo te?

Cos’è l’Iniziazione, secondo te? | Etanali percorsi di Risveglio spirituale
(Aggiornato il: 15 Marzo 2002)

La ricerca del vero è antica quanto l’uomo. Esistono molti tipi di ricercatori.

La prima categoria la definisco “quella dei curiosi”, sono i più superficiali, non sono disposti a fare alcun sacrificio, nessuno sforzo, nulla di nulla. La loro curiosità è simile a quella di un bambino, che continua a fare domande su tutto, ma non si preoccupa neppure di ascoltare le tue risposte, mentre gli stai rispondendo, ti chiede qualcos’altro. Se non gli rispondi, non insiste nella sua domanda. Non ha alcun coinvolgimento nella sua domanda; è solo una piccola irritazione in superficie, a livello intellettuale, è una sorta di prurito mentale.

Ma i curiosi sono molti, la maggioranza. Non sono disposti a pagare nulla per il loro interrogare. Vogliono avere risposte preconfezionate. Non sono neppure disposti a ringraziarti per le risposte, sembra quasi che tu glielo debba, perché essi stessi ti hanno reso importante.

Il curioso vive tutta la sua vita come un pezzo di legno alla deriva, non fa che andare in qualsiasi direzione senza avere la minima idea di dove sta andando, senza alcun senso di orientamento. Non valuta mai il motivo di questo andare: vive una vita accidentale.

Qualcuno sta andando da qualche parte, e i curiosi iniziano a seguirlo, a imitarlo. Qualcuno fa domande sulla verità, e anche loro possono mettersi a chiedere. Queste persone sono più simili a scimmie che a esseri umani. La mente curiosa scimmiotteggia, è il tipo di mente più basso che ci sia.

La seconda categoria, un pò più elevata della prima, è “quella degli studenti”, persone coinvolte intellettualmente. Quando uno studente chiede qualcosa, non lo fa per semplice curiosità, ha un sincero interesse. Vuole sapere, è veramente alla ricerca di una risposta. Ma ancora, non è qualcosa di molto profondo […] è intellettuale, anche se più profondo della curiosità.
La curiosità non è neppure qualcosa di intellettuale. Perfino gli idioti pos sono essere curiosi. Di fatto, solo gli idioti lo sono: un uomo intelligente non sprecherà il suo tempo e la sua energia in curiosità inutili.

Un mistico Sufi, Bayazid, visse per dodici anni vicino al suo Maestro che viveva in una casupola, costruita dietro una grandissima sala che veniva usata per le riunioni […] egli andava continuamente dal Maestro e si limitava a sedersi al suo fianco. Nel sufismo esiste una particolare metodologia: per anni il Maestro non chiederà neppure “Chi sei? Che scopo hai? Perché sei venuto?” In questo modo vengono discriminati i curiosi, senza alcuno spreco di tempo.

In questo modo, infatti, il curioso non rimarrà più di uno o due anni […] dodici anni sono un periodo di tempo troppo lungo. Dopo dodici anni il Maestro chiese a Bayazid la prima cosa: “Figlio mio, vai nella sala. Di certo avrai notato che sulla destra c’è uno scaffale con alcuni libri. Portami […]”, e gli diede un titolo.

Bayazid disse: “Non avevo idea che quello scaffale esistesse, perché non ho mai guardato né a destra né a sinistra, mi sono semprelimitato  a guardare te. Venivo da te, non avevo alcun interesse a guardare altro. Perché avrei dovuto sprecare le mie energie in qualche modo? Il mio scopo era guardarti semplicemente, più che potevo, essere il più possibile qui con te, bere semplicemente la tua presenza silenziosa”.

Il Maestro fu felice della risposta, e disse: “Sei accettato. Se mi avevi portato quel libro, ti avrei respinto”. Un rapporto severo […] sembrerebbe persino qualcosa di troppo duro, di disumano.

Nel mondo della religione la curiosità non ha alcuna ragione di esistere. Il curioso dovrebbe andarsene al circo, a vedere i carnevali, i film, la televisione e le mille e una cosa che accadono nel mondo: partite di calcio, di palla a volo, di hockey, di boxe, corride […] l’intero mondo è disponibile al curioso. Non dovrebbe preoccuparsi della verità, dovrebbe lasciarla tranquilla: non sono affari suoi.

Lo studente ha un coinvolgimento intellettuale. L’intelletto non è molto profondo, tuttavia, se confrontato con la curiosità, è veramente profondo.
Le persone che vissero vicino a Socrate erano intellettuali, studenti. Facevano domande. E Socrate dava loro delle risposte […] ed essi ponevano altre domande su quelle risposte, nel tentativo di scendere sempre più in profondità nella domanda e nella risposta. Ma il tutto non andava oltre una semplice ginnastica dell’intelletto. Socrate è stato uno di quei Maestri sfortunati che hanno sprecato la loro vita con degli studenti. Non era un uomo destinato a essere un semplice professore, un insegnante; era un uomo nato per essere un Maestro. Ma Atene non era il posto giusto per lui; avrebbe dovuto nascere in India, dove sarebbe diventato un altro Gautama il Buddha. In Atene, lo studente era la categoria estrema, non esisteva nulla di più profondo.

Giganti intellettuali andarono da Socrate: Platone, Aristotele […] ma essi erano semplici intellettuali. E un cieco può filosofeggiare sulla luce, non è difficile. Da un punto di vista intellettuale egli può sapere di tutto sulla luce. Ma conoscere la luce, e sapere di tutto sulla luce, sono due cose completamente diverse.

La seconda categoria sta dominando il mondo intero, domina la prima categoria: gli idioti sono dominati dalle persone colte. Queste persone colte diventano uomini politici, professori, dottori, ingegneri, scienziati, e dominano gli idioti […]. Per ciò che mi riguarda, dovete comprendere la terza categoria: quella dei discepoli. Un discepolo è colui che è interessato da un punto di vista esistenziale.
Non vuole solo sapere qualcosa sull’amore, vuole assaporarne il gusto, vuole sperimentarlo. È totalmente concentrato sull’esperienza, non si accontenterà di teorie sull’amore, teorie sulla bellezza, teorie sul vero. Vuole qualcosa di tangibile — non teorie, non parole vuote vuole qualcosa di solido. E solo l’esperienza può essere solida.

Il discepolo è una categoria molto rara. Infatti, se puoi diventare
rispettabile con il semplice essere colto, istruito, perché mai dovresti
preoccuparti di una conoscenza esistenziale? È rischioso, pericoloso.

Puoi diventare colto, stando comodamente seduto in una biblioteca, ma per sapere dovrai cambiare te stesso drasticamente, in quanto potrebbero esserci delle cose in te che ti impediscono di conoscere, potrebbero esistere barriere in te che devono essere spezzate, potrebbero esistere mura intorno al tuo essere che devono essere smantellate. E, cosa più difficile, potrebbero esistere in te cose che consideri di valore, ma che di fatto sono ostacoli da rimuovere prima che tu possa diventare un ricercatore. Ad esempio, se vuoi sperimentare l’amore, dovrai dimenticare tutto ciò che hai imparato dai poeti, dai cosiddetti professori, dagli scrittori.

Ti potrà stupire […] ma a mio avviso le persone che hanno scritto sull’amore sono persone che non hanno mai amato. Scrivere sull’amore è il modo con cui essi trovano un surrogato. Scrivono splendide poesie, ma avete mai sentito parlare di un poeta che si fosse veramente innamorato, che abbia sperimentato l’amore? L’idea di amore è frutto di persone che non ne hanno mai fatta esperienza. La stessa cosa è vera per tutte le idee; ad esempio, la verità. Le persone che non sanno nulla della verità, continuano a parlarne. È un’esperienza, non è un oggetto che sta da qualche parte e che un giorno verrà trovato, non lo si potrà afferrare e mettere al sicuro in banca!

La verità non è una cosa, è un’esperienza. Non ne puoi parlare […] puoi “parlarla”! Essa può essere presente nei tuoi gesti, nei tuoi occhi, nella tua presenza. Ma non puoi farne un argomento di conversazione: quando conosci la verità, sai che essa è il tuo stesso essere. È te! Non è altrove.
Non ne puoi dare alcuna descrizione, non la puoi dipingere. Nessuna parola la può descrivere. Ogni linguaggio falsifica la verità, ogni espressione la distrugge.

Che fare, dunque? Cosa deve fare il discepolo? Poiché egli vuole conoscere la verità su basi esperienziali, ecco che interviene l’iniziazione. L’iniziazione non serve al curioso: egli non può fermarsi a lungo.

Per anni ho viaggiato in India, e mi ha sempre lasciato perplesso vedere che […] stavo per prendere il treno e qualcuno arrivava trafelato e mi diceva: “Aspetta un minuto! Dimmi, Dio esiste?”

Replicavo: “Devi essere pazzo! Il mio treno sta partendo! Cosa vuoi? Voi che esista, oppure no? Io devo prendere il treno, non posso mettermi a discutere sull’esistenza di Dio”.

E l’altro replicava: “Dammi un minuto […] il treno non partirà prima di tre minuti […] è una sola domanda, ti cerco da tempo, oggi ti ho finalmente trovato, e hai fretta, ma non vedi che io voglio sapere qualcosa sull’esistenza di Dio?” Dicevo: “Vieni a trovarmi dove abito, stai con me […]”.

L’altro ribatteva: “Mi è difficile, sono centinaia di chilometri […] devo prendere le ferie, per farlo!” E io: “Allora, come prima cosa, prenditi cura del tuo lavoro, della tua famiglia. E quando avrai chiuso con tutti i tuoi impegni, se ancora sarò vivo, parleremo di Dio. Non è vero che ti interessa Dio, tu vuoi semplicemente fermare un uomo che sta prendendo il treno […] non vedi quanto sia stupido? Ti sembra il momento di chiedere qualcosa su Dio?” Esistono molte persone la cui curiosità assomiglia a questa. Per loro l’iniziazione non serve, non si pone neppure il problema. Né occorre una iniziazione per lo studente, perché intellettualmente egli può conseguire un sapere, andando semplicemente all’università, nelle biblioteche. Ma nelle vostre università comuni non c’è posto per l’esperienza esistenziale, perché esse non vanno oltre lo studente. L’iniziazione avviene solo quando qualcuno è pronto a compiere un grande balzo quantico dall’intelletto all’esistenza, dalle parole all’esperienza.

Mi chiedi: “Cos’è l’iniziazione, secondo te?”

Come prima cosa occorre che una persona sia pronta a essere un discepolo. Quindi, lasciate che vi spieghi: un discepolo è qualcuno pronto a cambiare se stesso per conoscere la verità. Poiché, così come siete, non la potete conoscere, altrimenti l’avreste conosciuta. Così come siete, qualcosa di fondo è sbagliato, è ribaltato, non si trova al posto giusto.

Il discepolo è pronto, è disposto ad affidarsi al Maestro: “Fai di me tutto ciò che vuoi. Se mi vuoi tagliare la testa, tagliamela […] ma io sono venuto per conoscere la verità”.

Un discepolo è pronto a pagare il prezzo, qualsiasi esso sia, perché la verità non si paga mai abbastanza: se anche dovessi pagare con tutta la tua vita, anche in quel caso sarebbe a buon mercato. Cos’è la tua vita? Che valore ha?

È solo una bolla di sapone che ben presto scoppierà!

Viceversa, la verità ti trasformerà da mortale in immortale; dal tempo verrai trasportato nell’eternità; verrai sospinto fuori dallo stato di tensione, di angoscia, d’inferno, in uno stato di beatitudine. Il discepolo dev’essere pronto a cambiare […]. Per tutta la vita Krishnamurti ha tentato di lavorare con la gente, senza l’iniziazione, e questo è stato il suo fallimento. Certamente, è riuscito ad attrarre gli studenti, ma solo loro: non è riuscito ad andare più in profondità.
Egli aveva qualcosa da dare a coloro che erano in grado di andare più in profondità di quanto non possano fare gli studenti, ma lui stesso ha impedito ai discepoli di arrivare a lui. Coloro che sono arrivati, sono stati criticati da lui: li ha costretti a restare studenti, a stare solo su un piano intellettuale.

Per sessant’anni ci sono state persone che, da tutto il mondo, lo hanno ascoltato, anno dopo anno; hanno letto tutti i suoi libri, e si sono riempite delle sue idee, senza per questo cambiare minimamente. Sono rimaste le stesse persone di un tempo. Ed ora lui si sente frustrato, ma l’errore è tutto suo. Sembra credere che la gente non sia abbastanza intelligente, ma non è vero. La gente è intelligente, ma egli ha escluso le persone veramente intelligenti, mentre ha elevato e elogiato moltissimo gli intellettuali, che non sono affatto persone veramente intelligenti.

La persona intelligente dirà: “Sono pronto a cambiare, ma voglio conoscere […] non da un punto di vista verbale. Voglio fare esperienza. E sono disposto a fare qualsiasi cosa, senza condizioni”. Quell’impegno senza condizioni da parte del discepolo è una necessità, è un obbligo per l’iniziazione.
La parola iniziazione è molto profonda. Indica qualcosa che non può essere detto, non può essere posto in parole; qualcosa che è impossibile trasmettere attraverso la mente, ma che tuttavia si può assimilare in un certo modo, e cioè con l’iniziazione: l’iniziazione indica che il discepolo è disponibile, è aperto al Maestro, alla sua presenza, al suo essere, al suo silenzio. E io vi dico: non preoccupatevi troppo di ciò che dico, interessatevi piuttosto a ciò che sono. Ciò che dico è solo la circonferenza, ciò che sono è il centro.

Quando un discepolo è pronto a unirsi al centro del Maestro, accade l’iniziazione. È un entrare nella casa del Maestro. Le porte sono aperte e il discepolo può entrare, perché egli ha aperto il suo cuore affinché il Maestro possa entrarci. Da entrambi i lati, si tratta di un’aprirsi, di una disponibilità, di un essere vulnerabili.
E quando entrambi i lati sono aperti […] e il lato del Maestro è sempre aperto, perfino a coloro che non lo sono; il problema è solo dalla parte del discepolo, poiché egli continua a difendersi, ha paura. E il isultato dell’intero insegnamento sociale: “Stai in guardia, sulla difensiva, altrimenti qualcuno ti sfrutterà. Stai all’erta, non essere un credulone. Stai sul chi va là […] così se qualcuno ti vuole intrappolare, potrai scappare”.

Se questa mentalità è presente, non potrai mai andare oltre lo stadio dello studente. Per essere un discepolo, devi essere pronto, sapendolo, tenendo gli occhi aperti, ad entrare nell’ignoto, lasciando cadere ogni paura, perché il Maestro è la cosa più sconosciuta e più inconoscibile che esista.

Egli non è il suo corpo, non è la sua mente: egli è una certa vibrazione, una certa presenza, non è una persona. E per partecipare della sua presenza dovrai lasciar cadere tutte le tue misure difensive: quella è l’iniziazione.

Essa può assumere qualsiasi forma, questo non è essenziale: serve solo a renderla visibile. Ti può essere data una tunica rossa, una collana, non si tratta di cose essenziali, servono solo a rendere la tua iniziazione visibile agli altri, perché se è visibile a loro, essi la ricorderanno a te.
Ritto di fronte a uno specchio, ti verrà ricordato […] ti verrà ricordato in continuazione che sei un discepolo e come tale ti tedi comportare.

È solo un involucro esterno, la vera iniziazione è qualcosa di interiore: qualcosa che scatta nel tuo cuore, e verrà un momento in cui il cuore del Maestro e il battito del tuo cuore avranno lo stesso ritmo.

Verrà un momento in cui il tuo respiro e il respiro del Maestro saranno una cosa sola […] la dualità sarà dissolta e si percepirà l’unità. La sensazione di unità con il Maestro è iniziazione.

Essere un discepolo è una condizione necessaria per l’iniziazione. E man mano che la tua iniziazione maturerà, man mano che diventerà facile, naturale, spontanea, verrà alla luce la quarta categoria […] il devoto.

Tra il discepolo e il devoto si stende il ponte dell’iniziazione. Il discepolo è sull’altra sponda, il Maestro è su questa sponda […] ma il discepolo è pronto ad attraversare il fiume, a rischiare la sua vita. Per lui non esiste nulla di più importante che essere col Maestro. Non fa differenza che si tratti di un fiume d’acqua o di fuoco: egli lo attraverserà! Quella stessa decisione lo trasforma da studente a discepolo. Quella stessa decisione, immediatamente […] il Maestro può essere sull’altra sponda, ma il discepolo inizia a pulsare con lui, in sincronicità, inizia a sentire come se fosse parte di lui, non un’entità separata. Pian piano, si crea un ponte. Tu diventi sempre più inerme, sempre più privo di difese […] senza alcuno sforzo, diventa una cosa semplicemente naturale. E il giorno in cui diventerà una cosa naturale, avrai attraversato il ponte: il discepolo scompare e appare il devoto. Nella ricerca quella è la forma più elevata di ricercatore.

Un devoto è colui che non ha nulla da chiedere, nulla da cercare: egli ha trovato il Maestro, e quello gli basta. Egli si è sentito nelle mani del Maestro, ed ora è a proprio agio.

È simile a un bambino che cammina mano nella mano col padre. Il padre può aver paura — la giungla è molto folta, e sta scendendo la notte ma il bambino non ha affatto paura. Si diverte, parla in continuazione di tutto, e il padre vorrebbe che stesse zitto: “Chetati! Cammina velocemente […] sta arrivando la notte […] “.
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E il bambino: “Ma guarda gli alberi, guarda la tigre […]”, egli non ha affatto paura perché sa che la sua mano è nella mano del padre.

Viene un momento in cui il discepolo inizia a sentire la stessa cosa col Maestro. Allora è un devoto. Allora si tratta di una storia d’amore. Ora non si tratta più di cercare, inquisire, indagare, trovare, non trovare; non si tratta di andare da qualche parte. Ora, ovunque il Maestro è, lì è la casa, lì è il paradiso.
Hai perso totalmente te stesso nell’essere del tuo Maestro. E il fenomeno strano è che, nel momento in cui sei totalmente perso nell’essere del Maestro, per la prima volta hai trovato te stesso, hai scoperto chi sei.

(Tratto da “All’Origine”, pag. 71, di Osho)

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