Indios perseguitati

Indios perseguitati |
(Aggiornato il: 28 Aprile 2001)

Nell’ultimo secolo, la razza umana ha contribuito sostanzialmente all’estinzione di un terzo delle specie vegetali ed animali esistenti in natura. Perdite irreparabili che gravano come un macigno sulla dell’homo sapiens. E sono anni, ormai, che perdiamo mediamente 14 mila ettari di foreste (all’ incirca un’area geografica pari alla Grecia) e un numero crescente di coabitatori del pianeta tra pesci, rettili, uccelli e mammiferi.

Ma il problema dell’estinzione investe anche la progressiva scomparsa di antiche etnie umane.

Caino assolve ancora il suo sporco compito tra gli indios superstiti dell’Amazzonia.

Le cronache storiche, infatti, ci informano che nel 1500, quando l’intrepido navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral arrivò sulle lussureggianti coste brasiliane, in quel paese si potevano contare circa un migliaio di diversi popoli indigeni per un totale di cinque milioni di individui.

Oggi, nell’intero Brasile, gli indios sono ridotti a poche centinaia di migliaia, di cui un terzo trasferito in città e completamente sradicato dalla sua terra d’origine e dalla propria identità culturale.

Sono bastati pochi secoli di violenze, epidemie, carestie, persecuzioni, suicidi ma, soprattutto, indifferenza. E sfruttamento. Le terre degli indios, infatti, nascondono ricchezze appetite da altri: legname pregiato, pascoli, oro, platino, diamanti e tanti materiali preziosi per l’industria delle telecomunicazioni e dell’elettronica

L’interesse di spregiudicati uomini politici locali e quello dei grandi gruppi economici internazionali sostanzialmente mira a rinchiudere gli indios in piccole riserve, integrarli definitivamente nella cultura bianca, condurli alla dissoluzione. In poche parole, tende a sbarazzarsene con tutti i mezzi.

Lo stesso progetto portato avanti nel passato dai fazenderos, gli allevatori avidi di terra e i garimpeiros, i cercatori d’oro senza scrupoli, che non hanno esitato a ricorrere anche ad esecuzioni di massa. Ma, oltre alle pallottole, alle persecuzioni e alla schiavitù, a decimare gli indios hanno contribuito l’importazione di malattie a loro sconosciute come la malaria, la tubercolosi, il morbillo, la varicella; ma, soprattutto, la diffusione dell’alcolismo e la forzata modernizzazione che ha annientato usi, tradizioni, conoscenze legate alla vita naturale

La Costituzione federale del 1988 riconosce agli indios il diritto al “possesso permanente e all’usufrutto esclusivo delle terre da loro occupate tradizionalmente”.

Eppure, ancor oggi, in Brasile, oltre la metà di questo ideale territorio non è stato demarcato…

(Di Pino Marinaro)

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