La Grande Invocazione

La Grande Invocazione | Etanali percorsi di Risveglio spirituale
(Aggiornato il: 24 Ottobre 2002)

Dal punto di Luce entro la Mente di Dio

affluisca luce  nelle menti degli uomini

Scenda Luce sulla Terra.

 

Dal  punto di Amore entro il Cuore di Dio

affluisca amore nei cuori degli uomini.

Possa Cristo tornare sulla Terra.

 

Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto

il Proposito guidi  i piccoli voleri  degli uomini,

il Proposito che i Maestri conoscono e servono.

 

Dal centro che vien detto il genere  umano

Si svolga il Piano di Amore e di Luce

e possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.

Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano  sulla Terra

 

Questa invocazione  o Preghiera  non  appartiene  ad alcuno né ad alcun gruppo, ma a tutta l’Umanità.

La  bellezza e la forza di essa stanno nella sua semplicità, e nel suo esprimere certe verità centrali che  tutti  gli  uomini accettano, in modo  innato  e naturale¸ la verità che  esiste un’Intelligenza fondamentale cui, vagamente, diamo il no­me di Dio; la  verità che dietro ogni apparenza esterna, il potere  motivante  dell’Universo è Amore; la verità che una grande Individualità, dai cristiani  chiamata  il  Cristo, venne sulla Terra, e incorporò quell’amore perché potessimo comprendere; la verità che sia amore  che  intelligenza  sono effetti  di quel che viene detto il Volere di Dio; e infine l’evidente verità che solo per mezzo dell’umanità stessa il Piano divino troverà attuazione.

Oggi l’umanità si trova in un particolare, eccezionale punto mediano, fra un passato infelice e un futuro pieno di potenzialità che potranno attuarsi se la riapparizione del Cristo verrà riconosciuta e si farà la debita preparazione.  Il presente è pieno di promesse, ma anche di difficoltà; in questo momento il destino del mondo  e, se possiamo dirlo con tutta reverenza, l’attività immediata del Cristo, sono nelle mani degli uomini. Le atroci sofferenze della guerra e le angosciose condizioni dell’intera famiglia umana, nel 1945 indussero il Cristo a prendere una  grande decisione espressa in due affermazioni della massima importanza. Egli annunciò alla Gerarchia riunita e a tutti i suoi discepoli di aver deciso di riprendere il contatto fisico con l’umanità, se questa avesse fatto i passi iniziali per instaurare retti rapporti fra i propri membri; dette poi al mondo (ad uso di tutti) una delle più antiche preghiere, sinora mai permessa  se non ai più elevati esseri spirituali.

Egli la pronunciò la prima volta nel 1945 al plenilunio di giugno, noto come plenilunio di Cristo, come quello di maggio è del Buddha. Non fu facile tradurre quegli antichi versi (così antichi da essere senza data o possibile riferimento) in parole moderne, ma si fece, e la Grande Invocazione che potrà divenire la preghiera universale, fu pronunciata dal Cristo e trascritta dai discepoli.

Questa nuova Invocazione, se verrà largamente diffusa, potrà essere per la futura religione ciò che il Padre Nostro fu per i Cristiani e il salmo 23 per gli Ebrei.

Essa può essere usata in tre modi diversi, a seconda della comprensione:

  1. Dagli uomini in genere.
  2. Dagli esoteristi, dagli aspiranti e dai discepoli.
  3. Dai Membri della Gerarchia.

1. Gli uomini in generale la considerano una preghiera a Dio trascendente. Essi non riconoscono ancora Dio immanente nella creazione e affideranno l’Invocazione alle ali della speranza, speranza di luce, amore e pace che bramano ardentemente.

La considereranno una preghiera intesa ad illuminare dirigenti e capi di tutti i gruppi che si occupano  delle vicende mondiali, a far affluire amore e comprensione fra gli uomini, affinchè possano vivere nella pace fra di loro; quale richiesta per rafforzare il senso della responsabilità umana, affinchè ciò che oggi è riconosciuto come male e tanto  colpisce e affligge l’umanità sia eliminato.

2. Gli esoteristi, gli aspiranti e coloro che sono orientati verso lo spirito ne avranno una comprensione più profonda. Per essi comporterà il riconoscimento del mondo delle cause e di Coloro che vivono nel mondo soggettivo, veri Dirigenti spirituali della vita umana. Sono pronti a rafforzare gli uomini dotati di vera visione, a indicare non solo la  ragione degli eventi in tutti i settori della vita umana, ma anche a dispensare le rivelazioni che permetteranno all’umanità di procedere, e passare dalla tenebra alla luce. Da questo atteggiamento fondamentale apparirà evidente la necessità di dare ampia diffusione alla conoscenza di questi fatti fondamentali, e ne scaturirà un’epoca di propaganda spirituale diretta dai discepoli e portata avanti dagli esoteristi. Tale periodo ebbe inizio nel 1875, quando venne proclamato il fatto dell’esistenza dei Maestri di Saggezza e nonostante gli errori di presentazione, gli attacchi e le derisioni, non ha avuto sosta […]. Sta nascendo un nuovo tipo di mistico; differisce da quello del passato per il suo interesse nelle normali attività del mondo e non solo per le questioni religiose; egli si distingue per il disinteresse del proprio sviluppo personale, per la capacità di scorgere Dio immanente in tutte le fedi, e non solo nella propria, e di vivere nella luce della Presenza divina […]. Egli unisce cuore e testa, intelligenza e sentimento, e possiede inoltre la percezione intuitiva che prima era assente. La via del mistico moderno viene ora illuminata dalla limpida luce della Gerarchia e non solo da quella della sua anima, e ciò sarà sempre più frequente.

3. In entrambi questi gruppi (uomini in generale e aspiranti) alcuni eccellono, in quanto possiedono  percezione e comprensione più profonde; essi sono nella  “terra di nessuno”, intermedia  fra le moltitudini e gli esoteristi da un lato, e gli esoteristi e la Gerarchia dall’altro.

Non dimentichiamo che questi ultimi usano anch’essi la Grande Invocazione, e che non vi  è giorno in cui il Cristo stesso non la pronunci […]. Il Piano divino richiede che gli uomini manifestino amore e che “lascino splendere la luce che è in loro”. Segue la solenne richiesta finale che questo Piano di Amore e di Luce, attuandosi tramite l’umanità, “sbarri la porta dietro cui il male risiede”.

L’ultima frase dell’Invocazione contiene l’idea della restaurazione e indica la nota dominante del futuro e il giorno in cui l’idea originaria e l’intenzione iniziale di Dio non saranno più frustate dal libero arbitrio e dal male dell’uomo, il suo materialismo ed egoismo; il Proposito divino potrà allora attuarsi grazie al mutamento dei cuori e degli obiettivi dell’umanità. Questo l’evidente e semplice significato dell’Invocazione, che risponde all’aspirazione spirituale di tutti.

Nell’uso di questa preghiera e nell’attesa sempre crescente della venuta del Cristo, risiede oggi la più grande speranza dell’umanità. Se ciò non fosse, la preghiera sarebbe inutile, soltanto un’allucinazione, e le Scritture di tutto il mondo, con le loro profezie, sarebbero prive di valore ed illusorie. La testimonianza dei secoli ha comprovato che così non è. La preghiera ottiene e ha sempre ottenuto risposta; i grandi Figli di Dio sono sempre venuti e sempre verranno in risposta all’appello dell’umanità, e Colui che tutti gli uomini attendono, è per via.

(Bailey, “Il ritorno del Cristo”, Editrice Nuova Era)

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