New Age: Espressione moderna che significa Nuova Era, l’Era dell’Acquario, la Coscienza del secondo millennio. Un termine che viene considerato come “un grande fiume nel quale affluiscono fiumi minori, torrenti e ruscelli. La stagione delle grandi piogge non è ancora iniziata, quindi il fiume scorre lento. Ma impercettibilmente il livello e la portata delle acque crescono di giorno in giorno”. Si può affermare che lo scrittore tedesco Hermann Hesse, autore tra l’altro di Siddharta e del Gioco delle perle di vetro, nonché premio Nobel per la letteratura, sia stato il pratico fondatore di questa moderna cultura, che coinvolge soprattutto le giovani generazioni di tutto il mondo. La spiritualità che la New Age evidenzia nei suoi innumerevoli seguaci si manifesta attraverso grandi convegni organizzati spesso ed ovunque nel mondo, raduni e congressi che vedono anche decine di migliaia di partecipanti. La particolare musica New Age, indubbiamente affascinante e coinvolgente, trova sempre più largo successo, e non solo tra i giovani. La spiritualità intensa di cui è impregnata la rende ideale per l’impiego in sottofondo nel corso di sedute di meditazione. I più anziani si distinguono dai giovani solo in quanto, pur condividendone gli entusiasmi di base, rispettano le Tradizioni classiche che, mediante la cultura, hanno fatto propria. La New Age dà comunque ampio spazio ad ogni cultura esoterica, in cui identifica e riconosce le proprie radici. Induismo, buddhismo, misticismo, fenomenologia paranormale, medicina alternativa, sciamanesimo, channeling, NDE ed ufologia sono infatti le principali branche culturali oggetto di particolare attenzione da parte della New Age, in quanto ognuna di queste implica un’ampia apertura mentale, caratteristica fondamentale e simbolo della libertà adottate del movimento.

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Pitagora: Nome del grande filosofo greco, nato a Samo nel 571 a.C. e morto a Metaponto nel 497 a.C. É stato e rimane un personaggio semi leggendario, pur essendo apparso nella piena luce della storia. Votato dai genitori alla luce di Apollo prima ancora della nascita, P. era stato un bimbo e poi un giovane di bellissimo aspetto, dolce, moderato, dotato di uno sguardo da cui trapelava un’ segreta ed in cui brillava la luce della saggezza. Amava intrattenersi con i sacerdoti di Samo, che lo iniziarono ai principi della fisica. A diciotto anni aveva seguito le lezioni di Ermodomante di Samo, a venti quelle di Ferecide a Siro, intrattenendosi a lungo con Talete ed Anassimandro di Mileto. Questi dotti gli avevano aperto nuovi orizzonti, ma nessuno l’aveva soddisfatto, poiché fra i loro insegnamenti contraddittori già cercava interiormente il legame, la sintesi, l’unità del gran Tutto. Arrivava ad una crisi in cui lo spirito concentra le sue facoltà nell’immane sforzo per intravedere il fine, per trovare il cammino da percorrere per arrivare al centro della vita, al sole della verità. Decideva allora di migliorare le sue conoscenze addentrandosi nei più segreti anfratti dei templi egizi. Benché munito dell’appoggio del faraone Amasi, veniva accolto con diffidenza dai sacerdoti di Menfi. Diffidavano sempre dei greci, che per esperienza consideravano incostanti e superficiali. Ma il novizio seppe sottomettersi con sapienza e coraggio incrollabili agli ostacoli ed alle prove imposti. La sua iniziazione durò ben ventidue anni, sotto il pontificato del Gran Sacerdote Sonchis. P. attraversò tutte le complesse fasi del processo iniziatico ispirato ad Iside e costituito da prove, tentazioni, spaventi ed estasi, fino alla sua morte apparente e catalettica, culminata alla risurrezione nella luce di Osiride. Ad ogni passo della vertiginosa ascensione le prove diventavano più formidabili, sottoponendo centinaia di volte a rischio la stessa vita, specie se si intendeva arrivare al dominio delle forze occulte, alla pericolosa pratica della magia e della teurgia. I sacerdoti riconobbero in lui una forza d’animo eccezionale ed una passione sublime per la sapienza, e gli aprirono tutti i tesori delle loro conoscenze. Imparò allora le matematiche sacre nonché la scienza dei numeri e dei principi universali, che accumulò in sé facendone il centro di un sistema solo suo, personalizzato, il che lo doveva poi portare a formulazioni nuove, rivoluzionarie. Era ormai giunto ai vertici del sacerdozio egiziano, quando dovette subire un’inaspettata lezione imposta dall’invasione di Cambise, despota persiano erede dei monarchi di Ninive e di babilonia, i cui eserciti vincitori invasero l’intero Egitto come nugoli di cavallette, distruggendo i templi, saccheggiando ed uccidendo, imprigionando ed umiliando il faraone Psammetrico con la sua famiglia. Era la fine della plurisecolare istituzione faraonica. Una crudele ma decisamente istruttiva lezione della storia, dopo quella della scienza. Cambise fece condurre ed internare P. in Babilonia, con parte del sacerdozio egiziano. Una tragedia che doveva trasformarsi in un’occasione per allargare il suo già vasto orizzonte, perché studiando le dottrine, le religioni ed i culti babilonesi, poté approfondire le conoscenze dei magi, eredi di Zoroastro (v.). Se i sacerdoti egizi possedevano le chiavi della scienza sacra, quei magi sapevano dominare le potenze occulte della natura, come il fuoco antropomorfo (il leone celeste) e la luce astrale. Dopo l’iniziazione egizia e caldaica, P. ne sapeva di più dei suoi maestri di fisica, poiché gli erano diventati famigliari i principi eterni dell’universo e le loro applicazioni. La natura gli aveva aperto i suoi abissi, ed i veli grossolani della materia s’erano dissolti per mostrargli le meravigliose sfere della natura e dell’umanità spiritualizzata. Rimase in Babilonia ben dodici anni, e gli fu consentito il ritorno in patria dopo 34 lunghi anni di assenza. Samo purtroppo era diventata invivibile: scuole e templi chiusi, con i sapienti ed i poeti fuggiti dinanzi all’invasore persiano. In quelle difficili condizioni P. optava allora l’esilio, per cui decideva di andare in Grecia, accompagnato dalla vecchia madre. Non era certo attratto da corone olimpiche né da allori di poeta, poiché i suoi interessi erano ben più grandi e misteriosi. Intendeva risvegliare l’anima assopita degli dei nei santuari, rendere forza e prestigio al tempio di Apollo e soprattutto fondare in qualche luogo una scuola di scienza e di vita, ove creare né politicanti né sofisti, ma esseri umani educati fino all’iniziazione, delle vere madri e dei puri eroi. Aveva visitato tutti i templi greci, fermandosi presso Epimede, nel tempio di Giove Ideo, aveva assistito ai giochi olimpici, aveva anche presieduto ai misteri d’Eleusi, dove il gerofante gli cedette il proprio autorevole posto, accolto ovunque come un grande maestro. Veniva allora chiamato a Delfo, dove ormai languiva l’arte divinatoria, per recuperare la profondità, la forza ed il prestigio perduti. Quindi non per consultare Apollo, ma per illuminare gli interpreti, per riscaldarne gli entusiasmi e risvegliarne l’energia, così agendo sull’anima stessa della Grecia preparandone l’avvenire. P. vi si fermò un anno intero, e soltanto dopo aver raggiunto il suo obiettivo, avendo istruito i sacerdoti in tutti i segreti della sua ed aver completata la particolare formazione della sacerdotessa Teolclea per il ministero che l’attendeva, partiva per la Magna Grecia. Intorno al 530 si stabiliva nella fiorente Crotone, all’estremità del golfo di Taranto, nei pressi del promontorio Lacinio. Era qui che fondava la sua grande scuola esoterica, nota sotto il nome di sodalizio pitagorico (v. Il sodalizio pitagorico di Crotone, di A.Gianola). Era un’associazione a carattere etico religioso, di ispirazione aristocratica. Le finalità politiche della comunità sono testimoniate dalle numerose persecuzioni subite da parte dei democratici locali. Tra gli scritti attribuiti a P. la gran parte sono spuri, ad eccezione dei frammenti riportati da Filolao in dialetto dorico. La tradizione presenta P. come un maestro di virtù estremamente autorevole (da cui il celebre autoz efa, ipse dixit), seguace dell’orfismo e della dottrina della metempsicosi. La sua speculazione metafisica (secondo l’interpretazione di Aristotele) parte da una svalutazione della sensibile, per fondarsi sul“numero”, inteso in senso geometrico oltre che matematico, come “misura”, come tramite tra mondo sensibile e mondo intelligibile, e come arcg di tutte le cose. L’essenza delle cose infatti è numerica, e da opposizioni numeriche (limitato ed illimitato, pari e dispari, unità e pluralità, destra e sinistra) è in ultima istanza costituita la realtà profonda di tutte le cose.

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Prana: Termine sanscrito che, in diversi sistemi filosofico-religiosi indiani, indica un principio universale, od anche l’emanazione del corpo fisico come manifestazione del P. universale. Esso è soprattutto energia vitale, presente in ogni manifestazione della natura, si a livello macrocosmico che nel microcosmo. Gli orientali sostengono che è della terra e del bosco, calore e luce del sole, pulsare armonioso dell’acqua scrosciante di torrente. Proviene dal cielo e si trova ovunque, intorno a noi: nell’aria, nell’acqua e nel cibo. Prana è salute, spirituale e materiale. É immagazzinabile e sfruttabile, se incanalato (v. Reiki) o semplicemente emesso da che ne è naturalmente fornito per aiutare qualcuno in stato di bisogno patologico. Molla indispensabile a consentire il travaso energetico dal pranoterapeuta (v.) al paziente è l’, incondizionato ed illimitato.

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