Bakty Yoga

Bakty Yoga |
(Aggiornato il: 3 Marzo 2002)

La supremazia del Bakty

Credo che sia opportuno, utile e – in fin dei conti – doveroso affrontare, finalmente, un’equilibrata analisi sul significato esatto del Bakty Yoga, in contrapposizione alla valutazione che, generalmente, se ne dà, in ambito odierno, nei vari circoli spiritualistici moderni, ed occidentali.

Benchè la tradizione ci parli di diverse metodologie spirituali, che la tradizione antica offre all’uomo sul sentiero della ricerca, a suo aiuto nella ricerca dell’apice evolutivo; ed annoveri quella di Bakty, tra di esse, assieme al Karma Yoga, all’Jnana Yoga, ecc.., va confermato che la biforcazione finale di fronte alla quale ogni uomo dovra’ fare una sua ultima scelta definitiva si riduce, in effetti, allo stesso Bakty e ad Jnana: lo Yoga dell’ e quello della Conoscenza.

Non intendiamo, qui, tuttavia approfondire i due argomenti citati.

Salvo a dire che il primo è solitamente chiamato – con valutazione errata – la via della Devozione, ed il secondo, quello della Ragion Pura.

O, anche, la <scelta dualistica>, e quella <monistica>.

Nella presente introduzione all’argomento, infine, vogliamo soltanto aggiungere un’altra considerazione: ossia, che – pur confortando il lettore con riferimenti tradizionali – quanto affermeremo di seguito sarà solo ed unicamente il nostro punto di vista.

Spetta a voi, dopo la lettura, trarre qualunque conclusione relativa a quel che scriveremo.

Bakty, la via dell’Amore.

Considerando codesta qualità ineffabile del cosmo – ché l’amore appartiene sia all’animale, che all’umanità, e ad altre forme di vita statiche ed apparentemente inerti dell’universo – appare una certa abitudine consolidata a vederne i risvolti più marginali ed acerbi.

L’affermazione trae origine – ad esempio – sull’esistenza degli <Hare Krishna>, con i loro costumi e le loro abitudini.

Devozione, canti, credenze peculiari, e altro, danno, di questi <pazzi di Dio>, un’idea generalmente scanzonata e scompaginata, sull’equilibrio della loro teoria religiosa.

In campo cristiano, i pentecostali, i seguaci dello Spirito santo, e così via non si allontanano da una <blanda e distaccata> sopportazione, da parte di altri gruppi spirituali, della stessa , o di diversa ricerca religiosa, o filosofica.

E, infine, esiste una vasta popolazione di fedeli e di credenti, che seguono delle loro precise scelte soggettive, donando la propria devozione instancabile a santi, guru, e diverse incarnazioni di quanto credono sia la forma perfetta del principio universale.

Tutto ciò – e altro – viene chiamato Bakty: la via dell’Amore e della Devozione.

Risulta ovvio che ad incarnare questo giudizio sia un parallelo gruppo di ricercatori – altrettanto diffusi nella terra – che, direttamente o indirettamente, in modo pieno o blando, siano investiti dalla qualità di Jnana.

Ma, qui, esiste una grande confusione di base; ed è necessario, allora, fare un po’ d’ordine, in noi.

Ed allora, prima ancora di continuare oltre, vorrei indicare che la vera Bakty di cui si è parlato, dalle origini, nei Testi Sacri orientali non è questa; che, invece, ne rappresenta un aspetto infantile e primordiale.

Potrà sembrare strana – o, quantomeno, originale – l’affermazione, eppure l’Esempio splendido e totale della Bakty a cui ci riferiamo è l’Uomo dell’amore, che scese in terra 2.000 anni fa, non solo ad incarnarlo pienamente, ma ad esserne l’esempio ed il punto di riferimento; stiamo parlando di Gesù Cristo.

Non crediate, amici miei, che Egli sia stato compreso, e che – di conseguenza – se ne possa parlare sufficientemente.

Diciamo che ognuno di noi ha il diritto di poterne possedere e, quindi, manifestare un petalo della sacra Persona.

Conoscere quanto ci è dato sapere della sua vita, del suo comportamento, del suo – permettetemi di esprimermi in tal modo – <Segreto> indica a tutti noi cosa sia, in effetti, e veramente, Bakty.

Però, ancora e sempre, viene, di consuetudine, gestito, in senso quasi paternalistico – da parte dell’uomo che predilige la e la mente (Jnani) – chi, invece, segue la via dell’Amore.

Quest’ultimo viene chiamato: devoto. E, in un quasi mai pronunciato giudizio, egli è considerato individuo privo, comunque, di un equilibrio, e di quella garanzia che, invece, dà la <forte ragion pura> che i primi possiedono.

Dov’era quel tipo di devozionalita’ scomposta che l’Incarnazione di Bakty portò nel mondo, duemila anni fa?

Dov’era quello squilibrio fondamentale che Gesù, il Cristo, avrebbe dovuto manifestare, nelle proprie azioni e nella vita personale che, non dimentichiamocelo, ha raddrizzato l’intero corso dell’evoluzione planetaria?
L’opinione che i Grandi della Storia dello Spiritualismo Hindù danno dello Jnana (la via della sola conoscenza) è ben lapidaria e definitiva.

Sri Ramakrishna (vedi il sito www.vidya.org) – da cui, oggi, discende la Fondazione del Centro di  Gretz e la diffusione, nel mondo occidentale, della Verità Vedantica – affermava perentoriamente che la Jnana è destinata a trasformarsi, inderogabilmente, in Bakty, e passare, cosi’, dalla mente, al cuore di chi la prediligeva.

Sri Yukteswarji, il Guru di Paramahansa Yogananda (Autobiografia di uno Yoghi – Edizioni Astrolabio) era dello stesso parere. Egli considerava tutti coloro che venivano a pavoneggiarsi nel suo Ashram, dando fuoco a pirotecnici mulinelli di sofisticate citazioni vediche, come delle <lampade maleodoranti di petrolio>.

Ed ogni Incarnazione del Divino – a memoria d’uomo – pur se non si negava all’insegnamento dei più alti Codici delle Scritture, rappresentava un’Emanazione prioritaria di Bakty, su tutto e tutti.

La prova di questa verità sta profondamente celata nei vostri più nobili istinti medesimi.

Chi predilige il vostro cuore? Colui che vi enuncierà la Dottrina di Triputipheda, parlandovi, per più di un’ora, della differenza tra <conoscenza, conoscitore e cosa conosciuta>, oppure chi – avendolo ascoltato assieme a voi – risponde: “Io so soltanto di essere un figlio amato dalla Madre”, – e sara’ capace, subito, di cadere in estasi, nel dirlo?

Ecco, questo episodio si riferisce, appunto, ad uno dei tanti, simili episodi della vita di Ramakrishna.

Io, personalmente, osservo due tipi di <lampade accese>, lungo il sentiero che stiamo tutti percorrendo. Una, è la <lampada al neon> dello Jnani. Essa emette una luce fredda. Una luce, tuttavia, che può riuscire ad abbagliare la vista di colui verso il quale è diretta.

Ma, di abbagliare anche il suo proprio sguardo interiore.

L’altra, è <la lampada ad >, in cui si muove una fiamma – piccola o intensa – di fuoco puro; essa riscalda il cuore di coloro che le stanno vicino.

Ho molti amici, Jnani. E sono causa di una sofferenza acuta, per me. Li vedo imbrigliati nella loro gigantesca filosofia formale; freddi e soli, sempre.

Non ridono, frementi, nell’animo, mentre si fondono nell’io di coloro che incontrano, e che dovrebbero aiutare, nel sentiero. Ripetono sempre lo stesso gelido mantram, di parole e di teorie sottili, con un’ossessione, di cui non si rendono conto.

Vorrei esortarli a tuffare il loro spirito nelle parole della Bhagavad Gita, dove palpita il Signore di tutto l’universo, vivo e fremente.

Vorrei dire loro che l’evoluzione li ha posti davanti a quella biforcazione, di cui poco fa parlavamo; ma che li esorta, nel contempo, ad aguzzare lo sguardo verso di essa.

Difatti, a ben notare, una dei due rami è più forte ed intenso dell’altro. Avete notato che i due aspetti speculari della natura sono uno piu’ dilatato dell’altro?

Avete visto come uno dei vostri occhi è più grande del secondo? Ed un seno è più largo?..

Così è per Bakty, in rapporto ad Jnana.

Qual è –  tra i due – il serpente che ingoierà – fatalmente – l’opposto?

Il nostro Signore danza in tutte le cose. La sua forte radiazione infiamma il centro d’ogni io; Egli adombra il creato intero.

È l’amico più caro che possa mai venire incontro a chi lo chiami, con
costanza.

E – come ancora asserisce Sri Ramakrishna, assieme ai suoi illuminati discepoli – l’unico scopo della vostra attuale incarnazione – e dell’intera evoluzione – sta nell’accorgervi della <Presenza Adombrante> le cose tutte.

Badate, amici miei, che non stiamo parlando di una divinità astratta e vincolata ad una forma definitiva e ultima! Stiamo percependo – io e voi – il Suono Indicibile che appartiene ad ogni sé umano, e non umano. Stiamo parlando di una primogenitura che ha marcato a fuoco il <dna> spirituale di ognuno di noi! Stiamo parlano di quella Brezza che mai cessa di far rabbrividire, con la sua instancabile onda, le più sottili facoltà percettive del nostro spirito!

(Guido Da Todi)

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