Australia: diritti umani? Un sogno lontano 7.700.000 Km

 Australia: diritti umani? Un sogno lontano 7.700.000 Km |

Rapido Excursus sul “miracolo capitalista” Australiano. Cosa c’è di vero, cosa c’è di falso…Quanto sangue sotto l’oro.

19 FEBBRAIO 2005

L’Australia si estende per 7.700.000 km quadri ed è considerata a volte la più grande isola del mondo a volte il più piccolo continente, in realtà è entrambe le cose. È abitata esclusivamente dagli Aborigeni, popolazione indigena che, occupa le regioni più fertili vivendo di raccolta, caccia e pesca, divisa e organizzata in piccole orde nomadi; questa popolazione probabilmente deriva direttamente, dagli Homo sapiens sapiens dell’Insulindia. La diffusione di queste genti nell’Australia fu lenta e frammentaria e sembra che solo verso il X millennio dall’era attuale furono raggiunte le regioni meridionali e la Tasmania. La popolazione Aborigena fu sempre esigua , forse per il suo carattere nomade infatti non superarono mai le 600.000 unità. L’identica organizzazione delle strutture sociali , culturali e religiose fanno pensare che le numerose “orde” derivino da un unica antichissima e misteriosa stirpe. Abituati alla vita nomade in un immenso territorio, gli Aborigeni non hanno sviluppato nel tempo una civiltà agricola né tecnologie evolute: la loro unità sociale di base è l’orda, costituita da 7-10 famiglie per un complesso di 25-50 individui; ciascuna orda è autonoma, pur riconoscendosi fra loro come appartenenti a una serie di stirpi che in comune hanno la lingua e determinate usanze. Caratteri comuni della cultura degli Aborigeni sono, oltre il modo di vita, il possesso di oggetti, utensili (di legno e di pietra) e beni materiali. Gli Aborigeni vivono in abitazioni rudimentali, usano imbarcazioni costituite da un solo blocco di legno , utilizzano rudimentali oggetti da cucina , sebbene sappiano ricavare coperte battendo la corteccia flessibile di alcune piante e lavorino i vimini a intreccio, hanno anche una notevole produzione figurativa che si estrinseca in pitture su legno , pitture corporali, incisioni e pitture entro caverne sacre e sculture. La base della loro struttura sociale è l’organizzazione totemica, alcuni gruppi ammettono un totemismo sessuale (per cui appartenenti alla medesima categoria totemica non potevano avere rapporti o contrarre matrimonio); è ammessa la poliginia e si praticano riti d’iniziazione, altri gruppi univano al totemismo la suddivisione in classi matrimoniali (fino a 8); la famiglia è in genere matrilineare. Il totemismo porta numerosi obblighi non solo alimentari ma anche sessuali, per cui, dato il nomadismo delle varie orde, non è raro che un Aborigeno, per sposarsi, debba attraversare intere regioni al fine di trovare un clan, o un’orda, affine ma non recante il medesimo totem. Data la necessità, questa divenne quasi una tradizione, un ‘usanza , quando il ragazzo è considerato maturo, comincia la ricerca della moglie e quindi comincia il suo viaggio che lo condurrà idealmente all’età adulta. La degli Aborigeni è oggetto di studio, ed è considerata una delle più antiche del mondo; vi sono gli esseri supremi che sono classificati tra gli eroi culturali, ossia tra i mitici apportatori della cultura (figure rinvenibili nelle mitologie di tutto il mondo) che in Australia hanno grande importanza nelle rivelazioni iniziatiche. Ma ovviamente il centro della e quindi anche della società, è il Totem. Il termine totem è usato per indicare una specie animale o vegetale con cui un gruppo umano si pone in rapporto di parentela. Sia tra gli Aborigeni, sia altrove, questo rapporto serve a distinguere socialmente un gruppo dall’altro . Per dire la parola totem, un Aborigeno usa a volte una parola che significa “carne” e a volte una parola che significa “sogno”. Egli infatti distingue almeno tra due specie di relazioni totemiche: quelle che lo legano a un determinato gruppo sociale e quelle che lo legano a un determinato gruppo cultuale. La prima specie (“carne”) realizza la parentela di sangue (fisiologica) e gli deriva dalla madre. La seconda specie (“sogno”) realizza una parentela spirituale (religiosa, metafisica) e gli deriva dal padre. il concepimento, viene inteso come l’incarnazione di uno spirito-antenato del gruppo a cui appartiene il padre del nascituro. Il “totem di carne” comporta necessariamente l’esogamia (l’obbligo di non sposarsi tra appartenenti allo stesso totem) ed edifica un piano di realtà che potremmo definire mondano; il “totem del sogno” invece edifica un piano di realtà extramondano e stabilisce i rapporti con il mondo o il tempo del sogno. La funzione del gruppo costituito attorno al “totem del sogno” è quella di collegare la realtà che abbiamo definito mondana con la realtà extramondana Il collegamento è espletato con riti riducibili a due funzioni essenziali: quelli che trasferiscono la realtà extramondana nel mondano (passaggio dal “sogno” alla “carne”) e quelli che trasferiscono la realtà mondana nell’extramondano. Il passaggio dal sogno alla carne è il “far vivere” in senso generico: far vivere il gruppo umano, far nascere, far mangiare, far bere, far riprodurre gli animali e le piante, far cadere la pioggia. Il passaggio dalla “carne” al “sogno” concerne esclusivamente l’uomo . È un itinerario che si compie con l’intera vita man mano che questa si consuma, ci si allontana dalla “carne” per avvicinarsi al “sogno”. La morte segnerà il passaggio definitivo dall’uno all’altro piano di realtà, ma già durante la vita si opera per la trasformazione. Sono i riti d’iniziazione che conducono a questo: riti complessi, graduali per le diverse età della vita (possono giungere fino a nove), che hanno parte grandissima nella e nella struttura sociale degli Australiani.

Il sogno però va fermato. Almeno per quanto mi riguarda. È durato poco, neanche due pagine , ma va fermato ugualmente. La precedente breve descrizione della storia Australiana e dei suoi abitanti è falsa. Sarebbe stata completa se non vivessimo nel 2000, sarebbe stata considerata completa e accurata in qualsiasi anno, in qualsiasi epoca compresa tra l’inizio del tempo e il 1788. In realtà l’Australia fu scoperta dai Portoghesi, poi dimenticata, riscoperta dagli Olandesi e infine venne utilizzata dagli Inglesi che ne fece luogo di deportazione. Ma James Cook aveva tutte le intenzioni di cambiare lo status di quella terra e in effetti i suoi attenti lavorii riuscirono ad ottenere quanto da lui sperato. L’Australia divenne un luogo di immigrazione , vi era posto per gli allevatori di pecore (le famose merinos) e agricoltori. Spesso gli ex galeotti si spingevano verso l’interno e verso altre terre non conosciute, e così man mano che l’immigrazione aumentava e gli spazi dapprima immensi, diminuivano, l’Australia cambiava aspetto. Nel 1851 si scoprirono giacimenti auriferi nelle vicinanze di Vittoria e questo assieme alle politiche prese dai governanti sull’immigrazione fecero aumentare smisuratamente il numero dei migranti. Nel 1901 venne creato il Commonwealth of Australia (1º gennaio 1901), la cui capitale fu posta nel 1910 a Canberra. I precedenti abitanti dell’Australia, gli Aborigeni, non ottennero grandi benefici da questa nuova situazione, ma cercarono di ignorarla, la reazione indigena all’urto culturale europeo non produsse in Australia movimenti religiosi di salvezza e d’indipendenza, come accaduto in altri luoghi “occupati”: fu caratteristicamente passiva. Passiva ma non pacifica , se loro cercarono di ignorare i nuovi arrivati , i nuovi arrivati fecero lo stesso , ovvero li ignorarono; ignorarono completamente le loro necessità, i loro bisogni, i territori che possedevano, la loro storia, la loro cultura, praticamente ignorarono la loro esistenza. La nostra affermazione non è semplicemente un ipotesi, ma un dato di fatto, nella costituzione (notare il minuscolo) del 1900 si dichiara che l’Australia prima dell’arrivo degli Inglesi era “vuota” vi erano solamente piante ed animali, all’interno della categoria “animali” inclusero anche gli Aborigeni, che ovviamente, non avevano alcun diritto riconosciuto in quella costituzione, visto che non erano considerati neanche come persone. L’impatto con i colonizzatori bianchi fu distruttivo, non solo per gli eccidi perpetrati impunemente, ma soprattutto per le profonde e rapide trasformazioni conseguenti l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento e poi dello sfruttamento minerario. Vennero massacrati con grande soluzione di continuità, dal 1788 fino all’altro ieri. Senza pietà.

L’Australia assieme al Giappone gli U.S.A. e l’Europa rappresentano le nazioni più ricche e potenti del mondo , e in quanto tali sono le maggiori rappresentanti della civiltà, dell’esperienza, della storia ,dei , delle dottrine ideate nella storia del mondo dagli uomini migliori in tempi migliori. Se escludiamo i giapponesi, gli altri popoli delle nazioni “elette” professano fede cristiana e per questa ragione rappresentano anche la misericordia e la carità.

Adesso l’Australia è ricca e potente e in quanto a storia, segue fedelmente le orme degli americani, cercando di celarla e di farla dimenticare. In parte ci sono riusciti, sia gli States sia l’Australia. La gente vede l’Australia come una falena di libertà, felicità e benessere. Fioccano da sempre nella mia esperienza personale i racconti simili a leggende urbane riguardanti lo zio dell’amica dell’amico che è emigrato in Australia e che ha trovato subito lavoro, adesso fa una vita da nababbo ecc. Quindi è vero! l’Australia è diventata la terra dove il capitalismo non ha dato luogo alle contraddizioni che hanno causato nel vecchio continente fame, guerra, sofferenza, , carestia, rivoluzioni e repressioni. L’Australia si erge sopra tutto questo, regala un sogno: “Si può vivere felici lavorando! Il lavoro si troverà facilmente, senza passare sulle spalle di nessuno; l’opulenza e il relativo benessere di cui godiamo qui non sono generati dallo sfruttamento di nessuno, ma sono semplicemente frutto del lavoro e di una economia finalmente sana e liberata dagli impacci burocratici e sindacali pseudo socialisti dai quali è ancora imbrigliata nel vecchio continente.” L’Australia chiama e il vecchio continente risponde; i politici cambiano il loro termine di riferimento, spostano il loro meravigliato sguardo dagli U.S.A., forse considerati un po’ troppo belligeranti per sembrare opulenti agnellini, all’Australia nuova speranza e modello per le masse. I giornalisti li seguono e i governanti Australiani gongolano. Le olimpiadi di Sidney suggelleranno definitivamente il tacito patto. Le loro bugie diverranno realtà per tutti quelli che vogliono credere ad un sistema libero ed opulento; le loro bugie diverranno realtà per chi vuole credere nella fondamentale benignità del capitalismo e dei suoi sottoderivati. La società Australiana fondata sul sopruso, sulla prepotenza, sul razzismo, sull’imposizione, sul sangue e sulla morte non ha cambiato il suo aspetto, lo ha solo coperto, lo ha coperto con una patina dorata costruita appositamente per gli spettatori e i potenziali sfruttati che paradossalmente non vedono l’ora di divenire tali. Questa patina dorata fa del male ai vivi e ai morti: lo fa ai vivi perché rappresenta una falsa speranza e può indurre a falsità pericolose , pericolose per tutti, tranne che per gli sfruttatori. Fa del male ai morti perché questa patina dorata , è stata costruita appositamente per inabissare i cadaveri oramai putrefatti degli Aborigeni ammazzati come animali , prova della bestialità del sistema passato e presente; si vuole dimenticare, e soprattutto si vuole far dimenticare, favorire l’oblio, arma sempre più spesso utilizzata dal mostruoso sistema impositivo e mistificatore come terapia d’appoggio. Voglio distruggere la patina dorata, voglio dimostrare che adesso l’Australia, come gli U.S.A., non è un modello, è sempre la stessa società xenofoba, razzista e violenta di cento anni fa. Getterò acido muriatico sopra quella patina dorata per forarla e per far vedere a tutti quello che c’e’ sotto, io lo so, loro no, o almeno non ancora: vedranno un cumulo di cadaveri. Uomini e donne morti, appartenenti al passato, al presente e al futuro, morti perché ammazzati o per , per fame e per miseria, di ogni razza e di ogni epoca; i vecchi europei rivedranno il capitalismo a cui sono abituati.

Voliamo idealmente in terra australis, solo così potremo notare le deficienze del governo, la folle discriminazione razziale e la brutalità della polizia, le ingiustizie e gli abusi, le violazioni dei diritti umani e i soprusi. Ci appoggiamo anche ad che ha raccolto informazioni molto interessanti per chiunque voglia aprire gli occhi su questa terrà di benessere e libertà. Interessante la faccenda dei “bambini rubati”: ci sono state decine di migliaia di famiglie aborigene private dei loro figli. Sono stati strappati loro con la forza e messi sotto la “protezione statale”, bambini di 3-4 anni! Era una pratica avviata nel 1970 bene organizzata dalla polizia e dalle cariche giudiziarie. Gli aborigeni non erano considerati in grado di badare a dei bambini e quindi avrebbe dovuto pensarci lo Stato. Questi bambini non hanno avuto nessun vantaggio da questi “blitz”, anzi, è molto frequente riscontrare nel passato di queste persone (oramai divenute adulte) “rubate” dal governo, abusi sessuali e maltrattamenti continui da parte delle stesse istituzioni che avrebbero dovuto proteggerli, le stesse istituzioni mancarono di controllare di notare e di denunciare questi maltrattamenti fisici e sessuali. Si notò anche un legame tra la faccenda dei “bambini rubati”, l’abuso sessuale degli stessi e l’alta percentuale di Aborigeni detenuti in carcere. Per dirla più chiaramente: è ovvio che se ti rapiscono a tre anni strappandoti dalla tua famiglia, per poi sbatterti in un orfanotrofio dove ti picchiano e ti violentano , difficilmente diventerai un santo o un uomo di cultura. Il governo Australiano attuale, ha “fatto ammenda” per gli errori del passato (sta diventando un abitudine oramai, dal vaticano al governo Australiano chissà se Clinton ci farà un pensierino) ma si è rifiutato di collaborare con le associazioni umanitarie per ricercare i colpevoli. Si è anche rifiutato di risarcire le famiglie a cui hanno rubato i figli, e infine si è anche rifiutato di considerare condannabili le persone responsabili di questi terribili atti, in quanto le leggi di allora permettevano queste mostruosità, per questo agli occhi freddi e insensibili dello Stato questi mostri non sono colpevoli di nulla. Insomma ammenda a parte, l’attuale governo Australiano peggio di così ,anche volendo, non poteva comportarsi; ha dato un chiaro messaggio al mondo e alle associazioni che si interessano degli “affari Australiani” ha dato un segno di continuità col passato , ha dimostrato di essere colluso e correo di simili abomini con i governi Australiani passati, senza vergogna.

Ma vi sono altri avvenimenti che testimoniano l’ingiustizia e la brutalità del governo Australiano e del suo braccio armato : la polizia. Vi sono per esempio casi eclatanti che dimostrano l’incredibile brutalità della polizia contro gli Aborigeni. Uno dei pochi casi denunciati lo è stato solo perché il pestaggio, perché di questo si tratta, è avvenuto davanti ad una telecamera e davanti a 20-30 testimoni oculari. Ci troviamo a Ipswich, Queensland ed è il 22 di Marzo del 1997, alle luci dell’alba un gruppo di Aborigeni, probabilmente ubriachi, stava litigando, accorsero polizia, guardie private di sicurezza e ufficiali della polizia militare americana che avevano una base nelle vicinanze. Arrestarono i 7 Aborigeni ma prima li pestarono per bene , prendendoli a calci e a pugni , i poliziotti americani e Australiani sembravano indifferenti alla folla che li osservava forse , si credevano “nel giusto”. Un ragazzo del gruppo di 23 anni ebbe le convulsioni, alcune persone chiesero ai poliziotti di chiamare un ambulanza ma per tutta risposta l’Aborigeno venne preso a calci, ammanettato e sbattuto per terra, sul marciapiede. Questo pestaggio sarebbe rimasto impunito se non fosse stato per la telecamera e per i testimoni, molti altri casi simili, sono accaduti e accadono in Australia e molto spesso coinvolgono gli Aborigeni.

Ma le ingiustizie, le violenze, i pestaggi , la violazione dei diritti umani in Australia non riguarda solamente gli Aborigeni. Gli aborigeni sono certamente il soggetto principale di questo sistema carnefice, ma vi sono altre categorie di persone che non rispondono alle qualità necessarie per essere un cittadino DOC libero e felice. Non tutti gli uomini sono bianchi-belli-magri-sani-ricchi-giovani-eterosessuali-religiosi. Ad esempio gli omosessuali sono un’altra categoria discriminata in Australia. Fino agli anni ’70 in tutto il territorio dell’Australia era “vietato” (mi vergogno anche solo a dirlo) essere omosessuali. Lentamente, pezzo a pezzo tutto il territorio australiano depenalizzò questo “crimine” fino a non ritenerlo più tale. Tutti i territori tranne la Tasmania, che a quanto ho capito rappresenta la roccaforte della reazione, una specie di Texas australiano. In Tasmania compiere atti omosessuali tra maschi adulti nell’intimità casalinga si pagava con 21 anni di carcere! In compenso nel 1996 si propose di aumentare la pena massima da 21 anni a 26 anni. Ci sarebbe tanto altro da dire su questo come sugli argomenti precedenti ma mi sono voluto limitare per non risultare prolisso. Ma vi sono anche ottimi esempi di inumanità recenti, molto recenti di cui faccio un breve riassunto, per distruggere a priori l’illusione che qualche lettore si sarà già costruito per preservare il mito australiano e quindi anche il mito del capitalismo e del riformismo; l’illusione è la seguente: “Queste cose accadevano in passato, adesso…”

In settembre un comitato parlamentare ha rivelato che minori, in particolare aborigeni, vengono arbitrariamente detenuti secondo leggi sulle condanne obbligatorie che obbligano i tribunali a comminare una certa sentenza senza poter tenere di conto l’età, le circostanze personali e la gravità del reato, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia. Le raccomandazioni del rapporto includevano la creazione di un Ufficio nazionale per i minori e una revisione delle leggi “per assicurare che ai bambini e minori non siano comminate condanne (a pene detentive) più lunghe che agli adulti per qualsiasi crimine particolare”. Fino alla fine dell’anno sono stati intrapresi pochi passi per rendere effettive queste raccomandazioni. Studi ufficiali hanno indicato che l’appartenenza etnica sembra essere un fattore determinante nell’arresto o nelle condanne di giovani. Inutile ogni commento. In maggio un rapporto della Commissione giudiziaria del Nuovo Galles del Sud ha riscontrato che i minori di origina aborigena o polinesiana sono stati molto più frequentemente condannati alla detenzione e a pene più severe rispetto a quelle inflitte a i bianchi. Richiedenti asilo hanno continuato a essere soggetti a detenzione obbligatoria. In maggio la Commissione per i diritti umani e le pari opportunità ha pubblicato un rapporto sulla detenzione obbligatoria di persone arrivate nel paese senza adeguati documenti di viaggio, tra cui i richiedenti asilo. La Commissione ha riscontrato che la detenzione prolungata costituisce una violazione degli standard internazionali dei diritti umani. Il governo ha respinto le conclusioni principali del rapporto e secondo quanto riferito ha accusato il Commissario per i diritti umani di aver “rifiutato di riflettere il parere legale del governo” sui suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani. Il governo ha dichiarato che si stava affrontando il problema con varie misure tra cui la privatizzazione dei servizi sicurezza di detenzione (ciò che Fassino attualmente vorrebbe fare in Italia) e il restauro del centro di detenzione per immigrati di Sidney, ma fino alla fine dell’anno non aveva risposto ufficialmente al rapporto. In novembre il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura è intervenuto per impedire la deportazione di Sadik Shek Elmi, un richiedente asilo somalo, verso la Somalia, dove avrebbe rischiato la tortura o l’esecuzione extragiudiziale. La decisione del governo australiano di consentire a Sadiq Shek Elmi di rimanere nel paese ha fatto seguito agli appelli di Amnesty International che hanno innescato proteste e un’azione dei sindacati per impedire che l’aereo di Sadiq Shek Elmi lasciasse l’Australia. Tuttavia egli è stato trasferito al centro di detenzione di Port Hedland, a 4000 chilometri circa dai suoi legali e amici di Melbourne. Il governo ha ammonito Amnesty International che vi sarebbero state “serie conseguenze” se l’organizzazione avesse continuato a usare pubblicamente il nome di Sadiq Shek Elmi; le autorità avevano chiesto un’ingiunzione del tribunale che proibisse la pubblicazione del suo nome o di “qualsiasi informazione che potesse identificarlo”. Si parla quindi di omertà di stato ; l’oblio, come ho detto all’inizio, serve ai governi e ai potenti in generale , chi parla è un nemico e può e deve essere combattuto con la violenza se e quando si può , se il nemico è troppo piccolo o isolato , con i mezzi legali se l’organizzazione è troppo ampia e conosciuta come Amnesty International.

Bambini, specialmente aborigeni, sono stati arrestati e detenuti in circostanze che in qualche caso costituivano trattamenti crudeli, inumani, degradanti. Le nuove politiche per la giustizia minorile hanno avuto come risultato la detenzione di minori, in particolare aborigeni, in circostanze che in alcuni casi costituivano un trattamento crudele, inumano e degradante. I minori sospettati di crimini, dall’età di undici anni, sono stati regolarmente detenuti per brevi periodi in celle di polizia per adulti o in centri di detenzione per minori lontani dalle loro case. Una ragazzina di tredici anni, dal Territorio del Nord, è stata ripetutamente detenuta per una serie di reati minori per un totale di circa sei settimane, per lo più in celle della polizia locale per adulti e in un centro di detenzione a circa 1500 chilometri dalla sua abitazione, impedendole il contatto con la famiglia. Kwemtentye Ross, un ragazzo di sedici anni di origine aborigena, arrestato a marzo in “custodia protettiva” per sospetta ubriachezza, è morto in ospedale dopo essersi impiccato alle sbarre della porta della cella di polizia ad Alice Springs . La polizia non ha controllato le sue condizioni di o il monitor video della sua cella per circa quaranta minuti, dopo averlo messo in una cella di detenzione per donne adulte. La polizia non ha neanche contattato la famiglia o le istituzioni legali e i servizi sociali locali al momento dell’arresto, ma l’aveva portato direttamente alla stazione di polizia dove l’aveva lasciato nella parte posteriore di un furgone della polizia per 35 minuti. Fino alla fine dell’anno, nessun membro della polizia era stato accusato di infrazioni penali o disciplinari per il trattamento del prigioniero.

Sono stati maltrattati prigionieri e si sono registrate almeno 92 decessi in detenzione o durante operazioni di polizia. Cinque prigionieri e cinque membri della polizia sono stati feriti a marzo dopo scontri tra la polizia e 15 prigionieri, per lo più aborigeni e maori, al centro di detenzione di Melbourne. Poliziotti impiegati come guardie carcerarie hanno colpito ripetutamente con manganelli prigionieri già sopraffatti, dopo che due poliziotti, secondo quanto denunciato, erano stati assaliti. I prigionieri feriti sono stati accusati di rivolta e rissa, aggressione nei confronti di pubblico ufficiale e altre accuse, alcune delle quali sono state lasciate cadere dopo che essi hanno confessato di aver attaccato membri della polizia. Nessuno dei poliziotti coinvolti è stato accusato o sospeso dal servizio, ma alcuni hanno rischiato “interviste penali” da parte di investigatori interni alla polizia per la quantità di forza usata. Secondo quanto denunciato, la rivolta era legata al sovraffollamento intermittente che si verificava nella prigione sotterranea senza finestre dove i detenuti in attesa di processo vengono trattenuti fino a tre settimane, dividendo celle con i prigionieri condannati fino a 20 ore al giorno. In luglio Amnesty International ha ricevuto più di 50 denunce di maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte della polizia del Territorio del Nord durante l’arresto di alcuni giovani non aborigeni impegnati in proteste non violente contro una nuova miniera di uranio nella terra aborigena. Fino a 108 manifestanti, donne e uomini, sono stati trattenuti insieme per tutta la notte in una sola piccola cella. Una inchiesta del difensore civico su questi eventi non era stata completata per la fine dell’anno. Almeno 92 persone sono morte in custodia o durante operazioni di polizia, 16 dei quali aborigeni. Il numero e le circostanze delle morti in custodia hanno condotto ad alcune inchieste, con alcuni casi che hanno sollevato preoccupazioni per maltrattamenti, condizioni di prigionia disumane e assenza di cure. Per esempio, a gennaio il diciottenne Neil Holt è morto nella prigione di Canning Vale vicino Perth, stando alle denunce, ciò è successo dopo che era stato trattenuto con la forza dalle guardie che gli hanno piazzato una maschera in volto e gli hanno incatenato legato mani e piedi insieme (che non si parli più di diritti umani). Il difensore civico dell’Australia Occidentale ha in seguito avviato una inchiesta sul crescente numero di decessi in prigione, che non era stata ancora completata alla fine dell’anno. Vi sono stati nuovi sviluppi nei casi degli anni precedenti. In giugno un’inchiesta del Coroner non ha trovato alcuna spiegazione del perché il corpo del detenuto Victorino Bomgay Vivas, decomposto e decapitato, non era stato scoperto per più di sei settimane all’interno della prigione di Woorolo in Australia occidentale, dopo che il prigioniero era scomparso nel giugno 1996, secondo quanto riferito lasciando un biglietto in cui parlava di suicidio. È stato riconosciuto un risarcimento di 60.000 dollari australiani (38.000 dollari USA) al figlio di Janet Beetson, detenuta morta per problemi cardiaci nella prigione di Mulawa, Nuovo Galles del Sud, dopo che un tribunale ha riconosciuto che la mancanza di adeguate cure aveva contribuito alla sua morte. In giugno, due membri della polizia sono stati accusati di aggressione dopo un’inchiesta della Commissione di giustizia penale sul pestaggio brutale durante l’arresto di alcuni giovani aborigeni a Ipswich nel marzio 1997, ovvero quello di cui abbiamo parlato prima.*

Mi auguro di essere riuscito nel mio intento, del resto la verità esiste soltanto per chi vuole vederla , quindi chi non ha voluto vedere i rapporti sull’Australia pubblicati da Amnesty International, chi non ha voluto vedere il film “Geronimo”, chi si ostina a non conoscere il massacro dei curdi perpetrato dai lupi grigi turchi, si ostinerà a non voler leggere ciò che ho scritto. Mi autoridimensiono, quindi. Questo articolo magari non servirà a chi non voleva vedere prima e adesso, perché tanto so che non vorrà vedere neanche in futuro. Ma almeno servirà a chi vuole vedere ma non ne ha ancora avuto la possibilità. La verità fattuale delle cose è sempre più un optional della politica, utilizzato in maniera alternata se si è al governo o all’opposizione, e se questa verità non fa comodo conviene tacere ma soprattutto far tacere. Torniamo alla necessaria funzione dell’oblio. Tornando all’argomento iniziale, che ci è servito in fondo come argomento cerniera per questo doloroso excursus sulla realtà australiana, vi dico che la storia degli Australiani originari (ridotti a 50.000 unità) si è conclusa con la creazione di riserve, dove si conservano, nonostante la vicinanza di una civiltà industriale assai evoluta, tradizioni primitive innestate su condizioni di vita estremamente disagiate. Accade sempre più spesso che gli aborigeni dividano la loro esistenza fra vita tribale e vita nelle città. La cultura di queste genti è a un livello totemico e si manifesta in cerimonie con danze caratteristiche (come la “danza del gabbiano”), eseguite oggi anche come spettacolo per turisti. Persistono l’uso delle pitture corporali e la pratica di riti iniziatici (prove di coraggio). Come abbiamo detto all’inizio l’impatto con gli europei non ha dato luogo a nessuna reazione da parte degli Aborigeni; gli antropologi però hanno notato il sorgere di nuovi culti sincretistici, sorti in rispondenza della realtà culturale imposta dagli Europei che svolgono essenzialmente il tema della fine del mondo soprattutto intesa come fine delle specie viventi; potremmo forse dire la fine della realtà di “carne”. Troppa carne nel mondo moderno, nella “cultura” europea, carne, magari carne di quei 7 aborigeni pestati dai poliziotti o la carne degli aborigeni sterminati nel XIX secolo, la carne dei bambini rubati , carne e sangue; gli aborigeni vogliono tornare al sogno. Sperano che questa realtà finisca. Non posso dargli torto. La carne ha scacciato il sogno. È triste dirlo ma purtroppo è necessario, ne dobbiamo prendere atto: gli Aborigeni non sogneranno mai più.

(Di Salvatore Mica)

Commenti: non attivi