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ANSA-ROMA, 6 MAG-2004 -
Nuove foto di prigionieri iracheni seviziati nella prigione di Abu Ghraib continuano
a circolare tra i militari Usa, secondo il Washington Post. Nella sua edizione
on line, il WP parla di prigionieri nudi, con un cappio al collo, il volto incappucciato,
che si torcono al suolo. Altri detenuti sono a terra, le loro teste legate insieme
in modo scomposto, con militari Usa intorno. Un altro prigioniero e' incatenato
a un letto. Questo gruppo di foto sono state scattate tra l'estate e l'inverno
2003.
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Si scopre un gulag americano in Iraq. Gli ex detenuti raccontano di un uso
sistematico delle torture.
Lo stesso governo provvisorio insediato dagli Stati Uniti ha preso posizione
contro il loro comportamento. Il ministro degli Esteri, Hoshba Zibari, ha chiesto
una inchiesta indipendente, affidata ai magistrati iracheni che oggi non possono
parlare con i prigionieri della potenza occupante.
Invece le indagini continuano in segreto, senza alcuna possibilità di controllo
internazionale. Il generale Riccardo Sanchez, comandante americano in Iraq,
ha disposto sanzioni disciplinari contro sette soldati. Altri sei saranno processati
dalla corte marziale. I nomi non sono stati annunciati. La Casa Bianca ha reso
noto che il presidente Bush ha raccomandato al ministro della Difesa Rumsfeld
una punizionre adeguata dei colpevoli. Il capo di Stato maggiore, Richard Myers,
ha promesso di andare a fondo.
I fatti non corrispondono alle promesse. Le autorità militari erano in possesso
da almeno cinque mesi delle fotografie che documentano le atrocità commesse
dai soldati americani in Iraq, ma l'inchiesta è stata accelerata soltanto quando
le foto sono state trasmesse dalla televisione. Al generale Myers è stato domandato
se avesse letto il rapporto inviato in febbraio al Pentagono dal generale Antonio
Taguba, che denunciava «comportamenti criminali clamorosi, sadici e indiscriminati»,
compreso il caso di un prigioniero sodomizzato con un manico di scopa. «Il rapporto
- ha ammesso il generale - mi verrà inoltrato seguendo la via gerarchica». Dopo
più di due mesi non è ancora arrivato sulla sua scrivania.
Alla Casa Bianca piacerebbe proiettare l'immagine di una democrazia dotata degli
anticorpi per eliminare gli abusi. Dalle rivelazioni quotidiane emerge invece
l'imbarazzo di un governo che cerca di nascondere la verità. Janis Karpinsky,
la donna generale che comandava le guardie carcerarie in Iraq ed è stata sospesa
dal servizio, sostiene che gli interrogatori dei prigionieri avvenivano sotto
la direzione dello spionaggio militare che oggi scarica tutte le colpe sui soldati
della riserva ai suoi ordini. «Noi della riserva possiamo essere buttati a mare
- ha affermato - e allora perché i militari di carriera dovrebbero prendersi
la responsabilità?».
In Iraq gli americani gestiscono 16 prigioni. Altre innumerevoli celle si trovano
nelle caserme delle truppe di occupazione. Gli iracheni sospettati di complicità
con i ribelli sono rinchiusi negli stessi locali dove il regime di Saddam Hussein
torturava i dissidenti. Secondo una inchiesta del Washington Post i detenuti
sono da 2500 a 7000. Dai racconti di coloro che sono tornati in libertà si capisce
come «isolamento, paura, umiliazioni, privazione del sonno e maltrattamenti
siano cosa di ogni giorno». Abdullah Abulrazzaq, un iracheno di 19 anni arrestato
in settembre e detenuto per diversi mesi senza un capo di accusa, ha raccontato
di essere stato torturato per tre giorni con scosse elettriche nel palazzo di
Adhamiya dove un tempo venivano rinchiusi i nemici di Uday Hussein, figlio di
Saddam.
Questa volta il carnefice indossava l'uniforme dell'esercito del Kuwait e prendeva
ordini dagli americani. Tra una scossa e l'altra ripeteva le stesse domande:
«Dove è Saddam? Dove sono le armi di sterminio?». Trasferito nel sinistro penitenziario
di Abu Ghraib, il prigioniero è stato sistemato sotto una tenda con altri 40.
Gli indisciplinati venivano rinchiusi in containers che il passato regime usava
come canili. Ogni due settimane il giovane Abdullah veniva legato e gettato
sul pavimento di una cella per un nuovo interrogatorio. Saif Shakir, un taxista
di 26 anni, ha sostenuto di essere stato preso a calci dei reni dagli americani
ad Adhamiya, condotto nel deserto con un fratello e sepolto fino al collo. «Ho
sentito sparare - ha aggiunto - e gli agenti che mi interrogavano hanno detto
che mio fratello era morto. Non era vero. Per spaventarmi e farmi parlare hanno
sparato anche vicino alla mia testa».
Prima di invadere l'Iraq il governo americano aveva annunciato l'intenzione
di processare per crimini di guerra i gerarchi del regime di Saddam. In realtà
ha gettato in carcere senza processo migliaia di iracheni. Non vuole punirli,
ma costringerli a parlare per stroncare la rivolta. Le sue truppe hanno studiato
le tattiche usate dai francesi in Algeria. L'America che sostiene di voler portare
democrazia nel mondo arabo si comporta come una potenza coloniale.
la foto più chiara: American soldiers stand behind a pyramid of naked Iraqi
prisoners at the Abu Ghraib prison near Baghdad, Iraq in this undated photo.
The U.S. military has reprimanded six senior commissioned and non-commissioned
officers in connection with the abuse of prisoners, a senior U.S. military official
said May 3, 2004. The alleged abuses were said to have involved around 20 prisoners
and took place in November and December last year. The reprimands, the most
serious written punishment the U.S. army hands down, are private and no details
would be released on the names or ranks of those punished, the U.S. official
said. (The New Yorker via Reuters)
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