La tortura nel mondo

La tortura nel mondo

Non è un ricordo, ma una mostruosa realtà che muove interessi miliardari in tutto il mondo.

03-03-2001

I dati, le vittime, i metodi, l’impunità e le azioni da intraprendere

Dal 18 ottobre 2000 i sostenitori di Amnesty International hanno dato vita ad una campagna internazionale contro la tortura. Insieme ad associazioni per i diritti umani, comunità, gruppi femminili, scuole e sindacati AI lavorerà su tre grandi aree tematiche: prevenzione della tortura, fine dell’impunità, lotta alla discriminazione. Questo documento sintetizza le ricerche presentate nel rapporto di Amnesty “Non sopportiamo la tortura”.

La Tortura oggi – Una visione d’insieme

In preparazione della campagna, AI ha condotto ricerche dal 1997 a metà 2000 in 195 tra territori e paesi. Torture e maltrattamenti inflitti da agenti di stato sono stati riscontrati in oltre 150 paesi; in più di 70 sono assai diffusi. In oltre 80 paesi queste torture hanno provocato morti.

Il mondo è enormemente cambiato da quando, in piena guerra fredda, AI cominciò a denunciare la tortura. Ma questa pratica abominevole continua ad essere praticata e non è limitata a dittature militari o a regimi autoritari, ma è inflitta anche in stati democratici. Vittime della tortura sono presunti criminali e prigionieri politici, dissidenti ed emarginati, persone perseguitate per il loro credo, o per le proprie opinioni. Sono donne e uomini, bambini ed adulti.

La ricerca di AI sembra suggerire che le vittime di tortura, da parte di agenti di polizia, sono soprattutto delinquenti comuni, veri o presunti. Dal 1997 ad oggi hanno subito torture e maltrattamenti in oltre 130 paesi. Nello stesso periodo sono state registrate torture e maltrattamenti contro prigionieri politici in oltre 70 paesi e contro dimostranti non violenti in 60.

La campagna di AI si occupa della tortura operata dalla polizia nell’ambito di indagini e nel mantenimento dell’ordine pubblico; di tortura e maltrattamenti in carcere; di sanzioni giudiziarie equivalenti a torture; di tortura in conflitti armati. Saranno inoltre prese in considerazione altre forme di violenza che possono essere considerate tortura, anche se non sono commesse da agenti statali.

Metodi di tortura

La ricerca rivela come le percosse siano ampiamente il metodo di tortura più diffuso tra gli agenti di polizia in oltre 150 paesi. Le percosse vengono inflitte con pugni, bastoni, calci di pistola, fruste improvvisate, tubi di ferro, mazze da baseball, fili elettrici. Le vittime patiscono contusioni, emorragie interne, frattura di ossa, perdita di denti, danni ad organi vitali. Molti perdono la vita.

Sono molto diffusi lo stupro e gli abusi sessuali sui prigionieri. Tra gli altri metodi di tortura più comuni, c’è l’elettroshock (accertato in 40 paesi), sospensione del corpo (oltre 40 paesi), colpi di bastone sulla pianta dei piedi (oltre 30 paesi), soffocamento (oltre 30 paesi), finte esecuzioni e minacce di morte (oltre 50 paesi) e detenzioni in isolamento prolungate (oltre 50 paesi).

Altri metodi sono l’immersione in acqua, lo spegnimento di sigarette sul corpo, la privazione del sonno e delle funzioni sensitive.

Tra le forme di contenzione crudeli, inumane e degradanti citate nel rapporto di AI, ci sono le cinture elettriche.

Le vittime

Chiunque può essere vittima di torture, a prescindere dall’età, dal genere, dall’appartenenza etnica e delle convinzioni politiche. Il più delle volte, ad ogni modo, le vittime di torture da parte delle forze dell’ordine sono criminali comuni. Questo avverrebbe perché i sospetti criminali sono meno capaci di protestare e spesso prevale l’opinione che in fondo “se la sono cercata”. Spesso queste vittime provengono dai settori sociali più disagiati.

La tortura si nutre di discriminazione. È più semplice per il torturatore infliggere dolore a qualcuno che è considerato meno che umano, qualcuno disprezzato per la sua provenienza sociale o per la sua appartenenza politica o religiosa.

C’è un chiaro legame tra razzismo e tortura. Per esempio, la maggioranza delle vittime della brutalità della polizia in Europa e negli USA sono neri, o appartenenti a minoranze etniche. In tutta Europa, i rom sono comunemente visti come criminali e per questo subiscono pestaggi da parte delle forze dell’ordine.

Indios delle Americhe sono stati torturati nell’ambito di dispute territoriali. In Australia è impressionante quanti aborigeni muoiono in carcere in seguito a maltrattamenti, o per la mancanza di cure adeguate.

Immigrati, lavoratori all’estero e richiedenti asilo che hanno abbandonato le loro case in cerca di sicurezza, spesso incappano nei maltrattamenti xenofobi e razzisti delle forze di sicurezza. In Austria, Germania, Svizzera e Regno Unito diversi cittadini stranieri sono morti nel corso di deportazioni per l’uso eccessivo della forza da parte della polizia e per metodi di contenzione pericolosi. In Arabia Saudita i lavoratori stranieri hanno maggiori rischi di subire amputazioni giudiziarie e fustigazioni. In Giappone i lavoratori stranieri colti con il permesso di soggiorno scaduto vengono picchiati e umiliati.

Nei conflitti armati, la tortura è usata come strumento di pulizia etnica. Le forze governative russe hanno torturato e maltrattato Ceceni a Mosca e in altre parti del paese per tutto il periodo del conflitto nel Caucaso.

La tortura e i maltrattamenti basati sull’identità sessuale sono un problema mondiale particolarmente sotto stimato. Mentre alcuni governi negano che gay, lesbiche, bisessuali e transgender vengano torturati, altri giustificano questa pratica in nome della morale e della religione.

Bambini torturati

La tenera età non è una protezione contro la tortura. Negli ultimi tre anni bambini sono stati torturati o maltrattati dalla polizia in oltre 50 paesi.

Bambini in custodia di polizia sono particolarmente vulnerabili a stupri e abusi sessuali, sia da parte delle guardie che degli altri detenuti.

I bambini di strada sopravvivono elemosinando, compiendo piccoli crimini e prostituendosi. In alcuni paesi i proprietari di negozi pagano sicari che “ripuliscono” le strade attaccando e uccidendo i bambini.

Nei conflitti armati i bambini del gruppo nemico sono spesso attaccati
perché rappresentano il futuro di quel gruppo. I bambini sono a volte torturati, per ferire o punire i loro parenti.

In Uganda migliaia di bambini sono reclutati nel gruppo d’opposizione armata Esercito della Resistenza di Dio (LRA) e costretti a prendere parte ad omicidi di iniziazione. Mentre tutti i ragazzi sono costretti a combattere ed uccidere, le ragazze sono messe a disposizione del comando del LRA come schiave sessuali.

Donne torturate

Dal 1997 Amnesty International ha ricevuto rapporti di donne stuprate da agenti di polizia in 50 stati di tutto il mondo. Dato che è difficile ottenere informazioni su stupri e abusi sessuali, la cifra reale è probabilmente molto più alta.

Come si è visto nei recenti conflitti in ex Jugoslavia, Africa centrale e Sierra Leone, lo stupro di massa di donne nemiche è un’arma molto usata.

Le donne costituiscono la maggioranza dei rifugiati e degli sfollati di tutto il mondo e sono estremamente vulnerabili agli stupri nei campi e lungo i confini. Le donne di Timor Est riparate nei campi di Timor Ovest (Indonesia) nel 1999, pare siano stati costretti a prostituirsi e tenute in schiavitù sessuali dalla milizia, o dagli ufficiali dell’esercito
indonesiano.

Con minore accesso a difese legali e sottoposte a leggi discriminatorie, le donne hanno maggiori difficoltà nell’ottenere giustizia dopo aver subito torture. In Pakistan una donna violentata può essere processata per adulterio e fornicazione se non può procurare quattro testimoni maschi musulmani che certificano che lei non era consenziente.

Tortura perpetrata da singoli individui

I governi sono obbligati da standard internazionali ad assicurare ad ogni persona senza distinzione alcuna il diritto a non essere torturati o maltrattati. Questo obbligo si estende alla protezione degli individui da abusi simili commessi da privati cittadini, gruppi o istituzioni.

Un governo manca ai suoi obblighi internazionali se non è in grado di prevenire, indagare e punire atti quali la violenza domestica, o gli attacchi razzisti.

Ritenere gli stati responsabili per la loro inazione nei confronti di abusi commessi da privati cittadini, è fondamentale nella difesa dei diritti umani di donne, bambini e appartenenti a minoranze razziali, o sessuali. Questo tipo di discriminazione si manifesta quotidianamente con azioni di violenza contro omosessuali, o in atti di violenza domestica.

“Discriminazione istituzionalizzata” significa che spesso le vittime non sono in grado di ricevere protezione o sostegno dalle autorità. Alcune forme di violenza contro le donne, ad esempio, in molti paesi non sono nemmeno riconosciute come crimini. Dove lo sono, raramente sono perseguite con vigore.

La tortura è illegale?

Il divieto di tortura è assoluto. “Nessuno dovrà essere sottoposto a tortura o trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti”, recita l’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Simili assunti sono presenti in molti altri testi sui diritti umani.

Nessun governo può usare lo stato di guerra, o la minaccia di guerra o l’instabilità politica interna o qualsiasi altra emergenza pubblica per giustificare la tortura. In base alla Convenzione di Ginevra, la tortura è illegale nell’ambito di tutti i conflitti, siano essi esterni o interni. La tortura e i maltrattamenti sono inoltre illegali nella pressoché totalità dei paesi, sebbene in alcuni casi le leggi applicate siano ampiamente inadeguate.

Una forma di tortura permessa dalle legge di alcuni paesi sono le punizioni corporali giudiziarie. Secondo le ricerche di AI, pene corporali sono contemplate dalle leggi di almeno 31 paesi.

Le forme più comuni di punizione corporale sono l’amputazione giudiziaria e la fustigazione. Alcune pratiche come l’amputazione e la marchiatura a fuoco sono effettuate con il deliberato scopo di mutilare il corpo umano in modo permanente. Ad ogni modo, tutte le punizioni di questo tipo possono causare danni permanenti.

Dal 1997 sono state registrate amputazioni giudiziarie in almeno 7 paesi: (Afghanistan, Iran, Iraq, Nigeria, Arabia Saudita, Somalia e Sudan). Fustigazioni giudiziarie sono avvenute in almeno 14 paesi.

Il mercato globale della tortura

Il mercato globale della tortura comprende un flusso continuo di denaro e strumenti attraverso molti paesi. Negli ultimi anni i prodotti più richiesti sono stati gli strumenti per l’elettroshock (attrezzi in grado di infliggere danni fisici relativamente lievi, ma di produrre il massimo del terrore).

Negli anni Novanta l’elettroshock è stato effettuato in carceri, centri di detenzione e stazioni di polizia in oltre 60 paesi. In almeno 20 paesi sono stati usati bastoni e pistole appositamente costruite per essere usati su esseri umani. Più di 120 imprese di 22 paesi sono coinvolte nella produzione, nella vendita, nella diffusione e nella fornitura di simili equipaggiamenti.

Le cinture elettriche sono largamente usate sui detenuti negli USA e possono essere azionate a distanza di 300 piedi. Queste cinture rilasciano scariche di 50,000 Volt della durata di 8 secondi che inibiscono i movimenti e procurano dolore molto intenso.

Amnesty International ha chiesto la sospensione dell’uso delle cinture elettriche, finché non sarà provata la loro “non pericolosità”. Le cinture elettriche dovrebbero ad ogni modo essere abolite.
Il commercio globale degli strumenti di tortura richiede un controllo assai stretto, sia a livello nazionale che internazionale, per assicurare che gli stati non forniscano equipaggiamenti, personale o addestramento a soggetti che potrebbero usufruirne per compiere violazioni dei diritti umani.

Impunità

In molti paesi l’impunità della tortura è un problema endemico. Le indagini sono spesso bloccate, laddove sarebbero necessarie, a causa dell’inazione, dell’inefficienza o della complicità dei corpi investigativi. Raramente i torturatori sono portati a giudizio. Questo crea un ciclo di impunità che permette il ripetersi di atti di tortura.

L’impunità indebolisce il sistema giudiziario e il ruolo della legge. Combattere l’impunità è perciò fondamentale per l’intera società.

Assicurare i torturatori alla giustizia vuol dire dichiarare di non tollerare oltre crimini simili e può costituire un forte deterrente per chi fosse in procinto di compiere crimini tanto gravi.

I torturatori che fuggono dal proprio paese per sfuggire alla giustizia hanno generalmente poche difficoltà nel trovare “porti franchi” in cui riparare. Gli avvenimenti degli ultimi tempi suggeriscono comunque che in futuro ci saranno pochi paesi disposti a tollerare sul loro territorio cittadini stranieri sospettati di aver commesso torture.

L’arresto dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet nel Regno Unito nell’ottobre 1998 è il caso più eclatante di come la giurisdizione universale possa avere effetto. In base al diritto internazionale chi è accusato di tortura può essere indagato e – se ci sono prove sufficienti – processato ovunque egli sia.
Il caso Pinochet ha trasformato il panorama dei diritti umani e ha paventato la possibilità d’arresto per chiunque sia accusato di tortura.

(Fonte: www.amnesty.it)

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