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Cade un muro della
paleontologia:
le scimmie
appartengono al genere homo
A un secolo e mezzo dalle teorie di Darwin cade l'ultimo
steccato tra scimmie e uomo: finora tradizionalmente separati nell'albero
evolutivo, scimpanzé, gorilla e uomini potrebbero invece appartenere tutti
insieme al genere Homo. Lo dimostrano i dati pubblicati sulla rivista
dell'Accademia americana delle scienze, Pnas.
Secondo lo stesso studio, condotto nell'università americana Wayne di Detroit e
finanziato dall'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti, anche gli
altri primati sono abbastanza vicini all'uomo nell'albero evolutivo, visto che
babbuini e macachi risultano appartenere alla famiglia degli Ominidi. A
suggerire che la parentela fra le scimmie e gli uomini sia molto più stretta di
quanto si credesse è la nuova analisi delle differenze genetiche fra primati e
umani condotta dal gruppo di paleontologi e genetisti della Wayne guidato da
Morris Goodman. Una ricerca, osserva Goodman, che sarebbe stata impossibile
senza avere a disposizione sia l'enorme mole di dati del Progetto genoma umano,
sia i primi dati relativi alle ricerche in corso sul sequenziamento del genoma
di alcune scimmie.
Scimpanzé, gorilla e altri primati sono stati finora tradizionalmente separati
dagli uomini, mentre gli esseri umani sono stati considerati gli unici membri
viventi della famiglia degli ominidi e appartenenti al genere Homo. Ma adesso,
sulla base dei nuovi dati, la famiglia degli ominidi diventa improvvisamente
molto più numerosa in quanto gli scimpanzé e gli uomini si sarebbero evoluti
verso un destino simile a partire da un antenato comune.
Il gruppo di Goodman è arrivato a questa conclusione confrontando 97 geni
appartenenti a sei specie diverse: umani, scimpanzé, gorilla, oranghi, scimmie
del Vecchio Mondo (ossia cercopitechi come babbuini e macachi) e topi. I
ricercatori hanno quindi analizzato l'andamento delle mutazioni genetiche che
controllano la produzione di proteine, considerate per questo funzionalmente
importanti. Seguendo l'andamento delle mutazioni, hanno quindi misurato il grado
di parentela tra le sei specie. Il risultato di questo lavoro è stato un nuovo
albero evolutivo, decisamente rivoluzionario. Secondo questa analisi, gli
scimpanzé e l'uomo occupano due rami fratelli, con una similarità genetica pari
al 99,4%. Dopo gli scimpanzé, i parenti più prossimi dell'uomo risultano essere
i gorilla, quindi gli oranghi e in ultimo i cercopitechi. Nessuna delle specie
analizzate risulta avere alcuna parentela con il topo, utilizzato dai
ricercatori esclusivamente come controllo.
I ricercatori sono inoltre giunti alla conclusione che gli umani e gli scimpanzé
hanno avuto origine 5 o 6 milioni di anni fa da un progenitore comune, dal quale
si sono differenziati come specie separate. A sua volta, l'antenato comune si
sarebbe differenziato dai gorilla fra 6 e 7 milioni di anni fa.
La conferma definitiva di questa ipotesi, concludono gli studiosi, verrà quando
sarà completato il sequenziamento del genoma di scimpanzé, gorilla, oranghi:
questo permetterà di rintracciare con una precisione ancora maggiore somiglianze
e differenze rispetto all'uomo.
maggio 2003
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