Inchiesta sulla sindone: notizie storiche

Inchiesta sulla sindone: notizie storiche

Dal 18 aprile al 14 giugno 1998 ci sarà, a Torino, l’ostensione della Sindone. La storia presunta di questo lenzuolo rettangolare di lino, lungo 4 metri e 36 centimetri, largo un metro e dieci, inizia con la citazione dei tre evangelisti sinottici, Matteo (27,59), Marco (15, 46) e Luca (23, 53).  Secondo gli esperti, non c’è contraddizione con il vangelo di Giovanni (20, 7) che accenna a “fasce” e a un “sudario” anziché a un lenzuolo, perché il racconto di Giovanni completa quanto descritto dagli altri tre. Fin dai primi secoli circola nell’ambiente cristiano la notizia della conservazione del corredo funerario di Gesù, ma le notizie al riguardo sono scarse e questo potrebbe spiegarsi sia con la ripugnanza degli ebrei a prestare culto  a immagini e reliquie, sia con la necessità di non presentare ai pagani l’immagine di Gesù morto come l’ultimo dei malfattori. Le prime informazioni al riguardo risalgono intorno al 544, a Edessa.

Circa centocinquant’anni dopo, San Giovanni Damasceno cita una “sindone”  nel terzo discorso per la difesa delle sacre immagini, ma il riferimento è troppo generico e impreciso perché  lo si possa prendere in considerazione. L’immagine di Edessa, “non fatta da mano d’uomo” e riferita a tutto il corpo di Gesù, viene portata a Costantinopoli nel 944. Una miniatura che riproduce un lenzuolo disteso, si trova nel Codice Pray, risalente al 1192-1195 e oggi conservato nella Biblioteca Nazionale di Budapest.  In esso, che contiene il primo testo scritto in lingua ungherese, si possono osservare le mani incrociate della figura senza che siano visibili i pollici,  la mano destra  sopra la sinistra, come nella Sindone.

Nella miniatura si intravedono anche quattro fori disposti a forma di L maiuscola, che marcano il telo in posizioni paragonabili a quelle delle bruciature della Sindone antecedenti all’incendio di Chambery.La storia certa inizia a Lirey, in Francia dove la Sindone compare nel 1353 come proprietà di Goffredo I di   Charny, che fa erigere una chiesa e affida la reliquia a una collegiata di Canonici.  Negli anni 1418-1453 la Sindone è portata in diversi luoghi. Per timore che possa andare distrutta a causa delle guerre che travagliano la Francia, i Canonici la consegnano a Umberto de La Roche.

Nel 1453 Margherita di Charny, vedova di La Roche e ultima discendente dei crociati, si reca a Ginevra e vende la Sindone al duca Ludovico di Savoia che la pone nella chiesa dei Francescani di Chambery, capitale sabauda. Durante la notte   fra il 3 e il 4 dicembre 1532 scoppia un incendio e le fiamme raggiungono la teca d’argento in cui è conservata la Sindone. Gocce di metallo fuso colano sulle piegature del lino provocando i danni evidenziati  dalle riparazioni eseguite dalle suore clarisse di Chambery che per rinforzare la struttura del lino, applicano una tela d’Olanda sulla parte posteriore.

Nel 1578 il duca Emanuele Filiberto la trasferisce a Torino, divenuta nel frattempo la sua capitale, con il pretesto di abbreviare il viaggio al cardinale di Milano, Carlo Borromeo, che aveva fatto voto di recarsi a piedi a venerare la Sindone, appena fosse cessata la peste che aveva devastato la Lombardia. Da allora e fino alla seconda metà del XX secolo, la Sindone rimarrà in possesso dei Savoia, seguendo la corte nei suoi spostamenti, come reliquia della Cappella  privata. Nel settembre 1939, per sottrarla ai pericoli dell’imminente conflitto, la Sindone viene trasportata per sicurezza, nell’abbazia di Montevergine, vicino ad Avellino, dove resterà fino all’ottobre 1946. Nel 1983, con volontà testamentaria, l’ultimo re d’Italia in esilio, Umberto II, dispone la cessione della Sindone alla Chiesa cattolica nella persona del Sommo Pontefice.

RISULTATI DELLE PERIZIE SCIENTIFICHE

Il lino della Sindone è stato filato a mano, con una torsione delle fibre in senso orario, il tessuto è a spina di pesce e corrisponde, nella trama e nell’ordito, agli usi della tessitura mediorientale dei primi secoli. Sul lenzuolo vi sono tracce di bruciature e  zone carbonizzate e rattoppate, risalenti all’incendio di Chambery; la disposizione dei 29 rattoppi applicati dalle clarisse di Chambery nel 1534 è dovuta al fatto che il lenzuolo era allora ripiegato in 48 settori. L’immagine  non è stata dipinta: è come un negativo fotografico in grandezza naturale.Le lastre sviluppate nel maggio 1898, dal torinese Secondo Pia, mostrano, in positivo, la doppia figura del corpo di un uomo. Le teorie formulate in proposito: per contatto (dovuta all’impronta sul lenzuolo del corpo cosparso di aloe e mirra), vaporigrafica (modificazione del colore del telo dovuta ai vapori ammoniacali del cadavere combinati all’aloe e mirra) e radiante (modifiche causate da un’imprecisata energia termica o elettromagnetica) non sono state suffragate da risultati soddisfacenti e nessuna delle immagini ottenute in tali esperimenti è paragonabile alla qualità della Sindone.

Le tracce di sangue umano appartengono al gruppo sanguigno AB, lo stesso del sudario di Oviedo,  le analisi  biologiche hanno rivelato tracce di DNA maschile in modo più marcato e reperti meno significativi di DNA femminile, dovuti molto probabilmente alle suore clarisse che, chiamate a riparare la Sindone dopo l’incendio di Chambery, potrebbero aver lasciato tracce minime di sangue per le inevitabili punture connesse ai rammendi.

L’esame con la radiodatazione C14  fa risalire la Sindone a un periodo compreso tra il 1260  e il 1360, questo potrebbe essere dovuto alle alte temperature subite durante gli incendi, oppure a una patina costituita da impurità che potrebbe aver  causato l’apparente ringiovanimento del telo o al fatto che la zona di tessuto prelevata si trova in un angolo usato in passato per sostenere il lenzuolo con le mani durante le ostensioni pubbliche. Di straordinario interesse sono considerati gli studi dei botanici su un’ampia porzione del tessuto sindonico. Nella relazione dello svizzero Max Frei che prelevò campioni di polveri nel 1973 e nel 1978, utilizzando nastri adesivi, emerge che una parte notevole dei pollini appartiene a specie vegetali della Palestina e dell’Anatolia, mentre una parte più piccola appartiene alla flora della regione alpina, di cui fanno parte Savoia e Piemonte. Per le piante di Palestina e Anatolia prevalgono tracce di piante a impollinazione entomofila (nelle quali cioè poco polline viene trasportato dagli  insetti verso le piante da impollinare). Queste tracce rendono plausibile che il lenzuolo in esame si sia trovato in prossimità di quel tipo di piante, non potendo le api o altri insetti percorrere grandi distanze. Questi risultati testimonierebbero il percorso della Sindone, dalla Palestina al Piemonte, che viene tramandato dalla tradizione.

Nel 1977 e negli anni successivi si giunge a una ricostruzione tridimensionale dell’immagine sindonica, attraverso procedimenti informatici. Le analisi al calcolatore permettono di vedere con chiarezza molti dettagli sulle ferite e di identificare alcuni particolari, quasi impossibili  da riconoscere a occhio nudo, come la presenza, sulla palpebra destra, di una moneta romana risalente all’epoca di Ponzio Pilato, il Dilepton  lituus, circondato dalla scritta greca TIBERIOY   CAICAROS. Questa moneta, coniata nel 24/25 d.C., anno XI di Tiberio,  conferma l’usanza dell’epoca di porre monete sulle palpebre dei defunti, e rappresenta una prova notevole sulla datazione della Sindone (storicamente Gesù fu crocifisso  nella prima decade di aprile del 30 d.C.).

Il Vangelo e la Sindone sono mirabili nella loro concordanza: dalle ferite di oltre 120 colpi di flagello a quelle della coronazione di spine, dei chiodi e al colpo di lancia al costato. Nel Vangelo si legge ciò che la Sindone rivela con l’immediatezza dell’immagine.Le prese di posizione ufficiali della Chiesa cattolica sulla Sindone sono sempre state improntate a una grande prudenza. Anche in tempi recenti, quando il progresso degli studi ha portato verso la Sindone un interesse incomparabilmente maggiore a quello raccolto fino a un secolo fa, le dichiarazioni ecclesiastiche hanno sempre evitato pronunciamenti diretti sull’autenticità, privilegiando il valore spirituale del lenzuolo di Torino e la sua ineguagliabile capacità di richiamare alla memoria la sofferenza e la morte di Gesù. Che l’effetto spirituale della contemplazione della Sindone possa tradursi in sentimenti di conversione e di rinnovamento di vita. 

(Liberamente tratto dal  supplemento sulla Sindone pubblicato  su “La Stampa”.)


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