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Una lettera di S. Caterina da Siena
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Lettera 12.
All 'Abbate di Sant'Antimo. scritta con qualche probabilità' dopo il
giugno
1376
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11 Gennaio
Quattro cose ci conviene considerare per avere la pazienza Che modo dunque
possiamo tenere ad avere questa pazienza, poiché io la posso e debbo
avere,
e senz' essa offenderei Iddio? Quattro cose principali ci conviene avere e
considerare. In primo, dico che ci conviene avere il lume della fede, nel
quale lume della fede santa acquisteremo ogni virtù e senza questo lume
anderemo in tenebre, si' come il cieco a cui il di' gli e ' fatto notte.
Così l'anima senza questo lume. Quello che Dio ha fatto per amore, il
quale
amore e' uno di' lucido sopra ogni luce, ella sel reca a notte, cioè
a
notte d'odio, tenendo che per odio Dio gli permetta le tribulazioni e le
fatiche ch'Egli ha. Sicche' dunque vedete che ci conviene avere il lume
della santissima fede.
La seconda cosa si e' quella la quale s'acquista con questo lume; ciò
e '
che in verità ci convien credere, e non tanto credere ma essere certi
ch'Egli e', e che ogni cosa che ha in se' essere procede da Dio, eccetto il
peccato, che non e'. La mala volontà dell'uomo che commette il peccato
non
fa Egli; ma ogni altra cosa: o per fuoco o per acqua o per altra morte o
qualunque altra cosa che si sia, ogni cosa procede da Lui. E ogni cosa e'
fatta con misterio e per amore, e non per odio.
La terza cosa e' questa: ch'egli ci conviene vedere e cognoscere in verità
col lume della fede che Dio e' somma eterna bonta', e non puo' volere altro
che il nostro bene. E se noi di questo dubitassimo ch'Egli volesse altro che
il nostro bene; dico che noi non ne possiamo dubitare, se noi ragguardiamo
il sangue dell'umile e immacolato Agnello; perocche' Cristo, aperto,
appenato e afflitto di sete in croce, ci mostra che il sommo ed eterno Padre
ci ama inestimabilmente. Perocche', per l'amore ch'Egli ebbe a noi, essendo
noi fatti nemici per lo peccato commesso, ci dono' il Verbo dell'unigenito
suo Figliuolo; e il Figliuolo ci die' la vita, correndo come innamorato
all'obbrobriosa morte della croce. Chi ne fu cagione? L'amore ch'Egli ebbe
alla salute nostra. Sicche' dunque vedete che il sangue ci tolle ogni
dubitazione che noi avessimo, che Dio volesse altro che il nostro bene. E
come puo' la somma bonta' fare altro che bene? Non puo'.
La quarta cosa che ci conviene avere per poter venire a vera pazienza e'
questa: che noi consideriamo i peccati e difetti nostri, e quanto abbiamo
offeso Dio, il quale e' bene infinito. Per la qual cosa seguiterebbe, non
tanto che delle grandi colpe ma d'una piccola, pena infinita. E degni siamo
di mille inferni, considerando che siamo noi miserabili che abbiamo offeso
il nostro creatore. E chi e' il dolce creatore nostro che e' offeso da noi?
Vediamo ch'Egli e' colui che e' bene infinito; e noi siamo coloro che non
siamo per noi medesimi: però che l'esser nostro, e ogni grazia che e'
sopra
l'essere abbiamo da Lui; però che noi per noi siamo miseri miserabili.
E
nondimeno che noi meritiamo pena infinita, Egli con misericordia ci punisce
in questo tempo finito; nel qual tempo, portando le fatiche con pazienza,
si sconta e si merita. Che non avviene così delle pene che sostiene l'anima
nell'altra vita.
Perocche', se ella e' alle pene del purgatorio, si' sconta, e non merita.
Bene dobbiamo dunque portare questa piccola fatica volontariamente. Piccola
si puo' dire questa e ogni altra per la brevita' del tempo; perocche, tanto
e' grande la fatica, quanto e' grande il tempo in questa vita. Quanto e' il
tempo nostro? E' quanto una punta d'aco. Adunque bene e' vero ch'ella e'
piccola: perocche' la fatica ch'e' passata, io non l'ho, perocche' e'
passato il tempo. Quella che e' avvenire, anco non l'ho, perocche' non son
sicura di avere il tempo, con ciò sia cosa che io debba morire, e non
so
quando. Solo dunque questo punto del presente c'e', e non piu'. Adunque bene
doviamo portare con grande allegrezza; però che ogni bene e' remunerato
e
ogni colpa e' punita. In altro modo perdereste il bene della terra e il bene
del cielo. Però che altro modo non c'e'.
S. CATERINA DA SIENA. "LETTERE"
A cura di CARLO RICCARDI
C.M.. EDIZIONI CANTAGALLI SIENA - 1996.
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