Pena di morte e minori

Pena di morte e minori

La pena di morte nel mondo

La legge internazionale vieta sia il carcere a vita sia la condanna a morte e l’esecuzione di persone minori di 18 anni all’epoca del reato. Questo divieto non intende minimizzare il crimine commesso, ma esprime il riconoscimento che i minori, in quanto individui in crescita e con una personalità in evoluzione, più facilmente di un adulto hanno la capacità di riabilitarsi, di reinserirsi nella società e di riacquistare o acquisire per la prima volta quei principi etici che regolano un’armonica vita sociale. Lo scopo principale dei diritto minorile è quindi quello della riabilitazione e dell’integrazione del minore nella società. La condanna a morte nega questa possibilità e relega la giustizia ad un ruolo esclusivamente punitivo.

Nonostante il divieto della pena di morte, molti paesi del mondo continuano a condannare a morte e, anche se per fortuna in pochi casi, a permettere le esecuzioni di minori.

Nell’ultimo decennio vi sono state esecuzioni di minorenni in Nigeria, Pakistan, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Yemen, Repubblica Democratica del Congo. Negli USA vi sono state esecuzioni di detenuti che erano stati condannati a morte per reati compiuti quando erano minorenni (vedi sotto).

MINORENNI CONDANNATI/GIUSTIZIATI (gennaio 1990 – luglio 2001)

Paese Nome Età Data dell’esecuzione

USA Dalton Prejean 17 anni al momento del reato (1977) 18 maggio 1990

Iran Kazem Shirafkan 17 anni al momento dell’esecuzione 1990

Iran 3 ragazzi Uno di 16 e due di 17 anni all’esecuzione 29 settembre 1992

USA Johnny Garret 17 anni al momento del reato 11 febbraio 1992

Arabia Saudita Sadeq Mal-Allah 17 anni al momento della condanna 3 settembre 1992

Pakistan ignoto 17 anni al momento dell’esecuzione 15 novembre 1992

USA Curtis Harris 17 anni al momento del reato (1978) 1 luglio 1993

Yemen Nasser Munir Nasser al’Kirbi 13 anni al momento dell’esecuzione 21 luglio 1993

USA Frederick Lashey 17 anni al momento del reato 28 luglio 1993

USA Ruben Cantu 17 anni al momento del reato 24 agosto 1993

USA Christopher Burger 17 anni al momento del reato (1977) 7 dicembre 1993

Nigeria Chidiebore Onuoha 17 anni al momento dell’esecuzione 31 luglio 1997

Pakistan Shamun Masih 14 anni al momento del reato 30 settembre 1997

USA Joseph Cannon 17 anni al momento del reato (1977) 22 aprile 1998

USA Robert Carter 17 anni al momento del reato (1981) 18 maggio 1998

USA Dwayne Wright 17 anni al momento del reato (1989) 14 ottobre 1998

USA Sean Sellers 17 anni al momento del reato 4 febbraio 1999

Iran Ebrahim Qorbanzadeh 17 anni al momento dell’esecuzione ottobre 1999

Iran Jasem Ebrahimi 17 anni al momento dell’esecuzione gennaio 2000

USA Christopher Thomas 17 anni al momento del reato (1991) 10 gennaio 2000

USA Steve Roach 17 anni al momento del reato (1995) 13 gennaio 2000

R.D. Congo Kasongo (bambino soldato) 14 anni al momento dell’esecuzione 15 gennaio 2000

USA Glenn McGinnis 17 anni al momento del reato (1990) 25 gennaio 2000

USA Gary Graham 17 anni al momento del reato (1981) 22 giugno 2000

USA Napoleon Beazly 17 anni al momento del reato 28 maggio 2002

totale esecuzioni 26, di cui 15 negli USA

Legislazione internazionale

L’uso della pena di morte contro persone minori di 18 anni è proibito da numerosi trattati internazionali:

il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (art. 6(5)): “Una sentenza capitale non può essere pronunciata per delitti commessi dai minori di 18 anni …”

la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (art. 37(a)): “… Né la pena capitale né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretate per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni.”

la Convenzione Americana sui Diritti Umani (art. 4(5)): “Una sentenza capitale non può essere pronunciata per delitti commessi da persone che avevano meno di 18 anni al momento del crimine…”

Tutti i paesi che hanno comminato la pena di morte, ad eccezione degli Stati Uniti, hanno ratificato sia la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia sia il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. A seguito della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia lo Yemen nel 1994 ha abolito la pena di morte per i minorenni e nel 1997 anche la Cina, di cui comunque non risultavano esecuzioni note di minori, ha adeguato la sua legislazione agli obblighi stabiliti dalla Convenzione. Infine il 1 luglio 2000 il Pakistan ha vietato la condanna e l’esecuzione di minori di 18 anni e nel 2001 tutte le condanne a morte (circa 100) sono state commutate. Dal 1997 le sole esecuzioni note di minorenni sono avvenute negli USA, in Iran e nella Repubblica Democratica del Congo.

Gli Stati Uniti hanno ratificato solo il Patto sui Diritti Civili e Politici, ponendo una riserva all’art. 6(5). Tuttavia la Commissione Onu sui Diritti Umani, ha stabilito che la riserva degli USA è in contraddizione con gli obiettivi e gli scopi del trattato e dovrebbe essere ritirata. C’è da aggiungere che il divieto della pena di morte per i minori è diventato un principio di diritto consuetudinario e perciò è vincolante per tutti gli Stati, indipendentemente dai trattati che essi hanno ratificato.

La pena di morte negli USA

Stati degli USA in cui è consentita l’esecuzione di minorenni all’epoca del reato:

Alabama, Arizona, Arkansas,

Delaware, Florida, Georgia,

Idaho, Indiana, Kentucky,

Louisiana, Mississippi, Missouri, Montana, Nevada, Nord Carolina, Oklahoma, Pennsylvania, Sud

Carolina, Sud Dakota, Texas, Utah, Virginia, Washington, Wyoming.

Gli USA hanno iniziato il 21mo secolo con l’esecuzione di Christopher Thomas, di Steve Roach e di Glenn McGinnis, tutti e tre 17enni al momento del crimine per cui vennero condannati. Sono 10 i minorenni condannati a morte e poi giustiziati negli USA, dal 1997 (vedi sopra). Vi sono inoltre una ottantina di detenuti, minorenni al momento del reato, in attesa di esecuzione.

Nel giugno del 1989, una sentenza della Corte Suprema stabilì che era accettabile l’esecuzione di criminali di 16/17 anni e affermò che gli standard internazionali erano irrilevanti e che ciò che contava veramente era la “… concezione americana della decenza”.

Le ricerche condotte da Amnesty International mettono in luce come molti giovani accusati di crimini per cui era prevista la pena di morte erano stati privati dei più elementari diritti processuali. In alcuni casi la giovane età non era stata considerata un’attenuante. Inoltre la maggior parte di questi giovani portava sulle spalle una storia di abusi e di violenze risalenti all’infanzia, contro cui lo Stato non era mai intervenuto a proteggerli; altri erano affetti da disturbi psichici, altri erano dotati di un quoziente di intelligenza inferiore alla media o erano ritardati mentali; qualcuno aveva commesso il suo crimine sotto l’effetto dell’alcool o della droga. Nella maggior parte dei casi neppure queste circostanze attenuanti sono state prese in considerazione.

Diciamo no alla pena di morte

Tutte le esecuzioni trasmettono il messaggio contraddittorio che si può uccidere per insegnare che è sbagliato uccidere. L’esecuzione di un minore aggiunge però un altro pericolo: è il segnale che è possibile per uno Stato non rispettare le leggi internazionali. Se uno Stato può decidere quale trattato sui diritti umani vuol rispettare e quale no, si mina tutto il sistema internazionale di protezione dei diritti umani e il rispetto degli stessi diritti perde il suo valore e la sua universalità.

(Manifesto di Amnesty International)

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