News 15 Maggio 2004

Nuovi inquietanti interrogativi sul video della decapitazione in Iraq di Nicholas Berg

JOHN ANDREW MANISCO

Articolo sul Manifesto del 15 maggio 2004 sabato

Force 121, ecco l’ufficio affari sporchi
Si chiama Task force 121, gli uomini vengono dai corpi speciali e dalla Cia. Costa tre miliardi di dollari. Il suo obiettivo sono resti del Baath, il suo precedente è l’operazione Phoenix. In Vietnam.

JOHN ANDREW MANISCO

Da vari mesi la Cia ha creato e guida nel “teatro di operazioni” dell’Iraq un nuovo gruppo di forze speciali. È chiamato “Task Force 121” ed ècomposto da uomini provenienti dalla Delta Force, dai Navy Seals e da forze paramilitari della Cia. Hanno l’incarico ufficiale di “neutralizzare” gli elementi medio-alti del partito Baath considerati responsabili della rivolta armata contro l’occupazione americana. Secondo un articolo di Robert Dreyfuss pubblicato il primo gennaio di quest’anno dal giornale conservatore American Prospect, ben nascosti nel finanziamento di 87 miliardi di dollari approvato lo scorso novembre per la guerra in Iraq, ci sono 3 miliardi per sostenere un’unità paramilitare composta da miliziani appartenenti a gruppi di esiliati iracheni ritornati nel paese dopo la sconfitta di Saddam. Sempre secondo Dreyfuss:

“Esperti dicono che il programma può portare ad una ondata di assassinii extragiudiziari, non solo di ribelli armati ma anche di nazionalisti, altri oppositori dell’occupazione Usa e migliaia di civili baathisti – fino a 120,000 degli stimati 2.5 milioni di ex membri del partito Baath in Iraq”.

Nell’articolo viene citato l’ex capo dell’antiterrorismo della Cia Vincent Cannistraro che dichiara:

“È ovvio che stanno combinando le squadre per fare cose tipo “operazione Phoenix”, come avvenne in Vietnam”.

E aggiunge ironicamente che le forze statunitensi stanno lavorando alacramente con uomini chiave dell’ex servizio segreto Mukhabarat per promuovere l’operazione. Chiarisce Cannistraro:

“Stanno mettendo in piedi piccole squadre di Seals e forze speciali insieme a squadre di iracheni, lavorando con ex membri dei servizi segreti di Saddam”.

L’esperto di bilanci segreti del pentagono e della Cia, John Pike (www.globalsecurity.org) spiega:

“Gran parte dei soldi verranno usati per rafforzare il servizio di polizia segreta irachena incaricata di liquidare la resistenza”.

Questa polizia segreta irachena è composta da miliziani provenienti dalle forze politiche che compongono il governo fantoccio provvisorio, e gran parte di essi sono fedeli del discreditato Ahmad Chalabi, il prossimo primo ministro dell’Iraq secondo le mire dei neocons americani. Grazie al Pentagono, Chalabi è l’unico ad avere avuto accesso ai dossier del Mukhabarat, dossier che gli garantiscono un notevole potere di ricatto verso gli altri membri del governo provvisorio e non. Armati di dettagliate liste di baathisti provenienti dai fascicoli in mano a Chalabi i miliziani di queste nuove forze segrete hanno come motivazione la pura e semplice vendetta. L’impennata di uccisioni avvenute negli ultimi mesi di ex membri del regime e iscritti al partito Baath a Baghdad, a Bassora e in altre località inducono a supporre che siano in parte dovuti all’attività di questa polizia segreta che lavora insieme alle forze seciali della Cia. Se insieme a queste “uccisioni mirate” si sommano le strategie sul campo delle forze statunitensi (tipo: circondare con filo spinato i villaggi “ostili”, retate indiscriminate, punizioni collettive e centri di detenzione dove a dirigere gli interrogatori sono agenti oga, other government agencies, pseudonimo per la Cia, le similarità con l’esperienza americana in Vietnam diventano evidenti.

Il primo a dare notizia del nuovo programma Phoenix in Iraq era stato Seymour Hersh in un articolo pubblicato dal New Yorker il 9 dicembre del 2003 intitolato “Moving Targets” (Obiettivi Mobili). Nell’articolo la creazione di queste forze speciali viene descritta come una vittoria di Rumsfeld sulle resistenze dei vertici del Pentagono a quello che lui stesso, pubblicamente e in comunicati interni al Pentagono, chiama la strategia dei manhunts. Al Pentagono la strategia è chiamata preemptive manhunting. Un vantaggio del programma è che il presidente Bush non deve ottenere l’assenso del congresso per lanciare missioni delle Forze speciali. Un anonimo ex membro della Cia citato da Hersh descrive la pratica in questo modo:

“Cecchini Usa e informazioni irachene”.

Dunque da varie fonti (New Yorker, Guardian, London Sunday Telegraph) sappiamo che la Cia guida squadre della morte in Iraq e gestisce centri di detenzione e interrogazione segreti. Il problema con l’Operazione Phoenix in Vietnam è che vennero assassinati dai 21,000 (cifra ufficiale) ai 47,000 vietnamiti per “asciugare” il sostegno popolare alla guerriglia. Gli “obbietivi” da colpire venivano segnalati dai servizi segreti e milizie del corrotto regime fantoccio messo in piedi dagli Usa. Come descrive Charley Reese veterano Usa:

«Un amico nei Green Berets ed ex CIA pagava ai mercenari Nung 5 dollari per ogni testa vietnamita che gli portavano. Hanno incominciato a protarmi sacchi pieni di teste, mi disse, e non c'era maniera di accertare se il corpo apparteneva a un Vietcong o a un contadino».


Nuove accuse della famiglia di Nicholas Berg, al presidente Bush e al segretario alla difesa.

“Mio figlio” morto per i peccati di George Bush e Donal

Nuove accuse della famiglia di Nicholas Berg, al presidente Bush e al segretario alla difesa. “Mio figlio” morto per i peccati di George Bush e Donald Rumsfeld. È colpa di questa amministrazione?, ha dichiarato il padre, Michael Berg in un’intervista rilasaciata alla radio Kyw-Am dalla sua casa di West Chester, in Pennsylvania. A due giorni dalla pubblicazioni su un sito Internet del video che mostra l’uccisione di Berg, sgozzato da un miliziano islamico incappucciato che, secondo i servizi statunitensi, era probabilmente Abu Musab al-Zarqawi, massimo esponente di al-Qaeda in Iraq, le polemiche non accennano a diminuire di intensit? Il padre dell’ostaggio ha lanciato pesanti bordate all’amministrazione Bush per l’invasione dell’Iraq e per aver promosso l’adozione del famigerato “Patriot Act”, definito un “colpo di stato” da mister Berg. “Questa non è l’America in cui io sono cresciuto”. Queste gravissime accuse si collocano in un quadro in cui ancora non è chiara la dinamica dei fatti precedenti la cattura del giovane civile il 9 aprile: il governo statunitense afferma che è stata la polizia irachena e non le autorità militari Usa in Iraq a tenere in custodia il giovane prima del suo sequestro. Affermazione contraddette dal capo della polizia di Mosul, la citt?dove era stato arrestato il 24 marzo.

AMERICANO DECAPITATO: FBI, NEL 2001 BERG INCONTRO’ MOUSSAOUI

Baghdad – A voler credere alle coincidenze, la breve vita di Nick Berg ne contiene due davvero strane, una delle quali è stata svelata dall’emittente americana Cbs. È difficile immaginare che solo per un caso l’esistenza di un oscuro antennista di West Chester, in Pennsylvania, abbia incrociato per due volte in meno di tre anni quella di due tra i più pericolosi terroristi di al Qaeda: Zaccarias Moussaoui e Abu Musab al Zarqawi. Il primo è considerato il ‘ventesimo uomo’ dell’11 settembre, il kamikaze che non riuscì a salire su uno degli aerei delle stragi perché era in carcere per altri motivi. Il secondo è l’uomo di Osama bin Laden in Iraq nonché il boia che all’inizio di maggio ha decapitato Berg e filmato l’esecuzione. Il giovane antennista ebbe a che fare con entrambi e sempre, se si vuole credere alle coincidenze, per eccessiva imprudenza. La prima volta fu poco prima dell’11 settembre. Berg studiava all’università dell’Oklahoma e gli accadde di incontrare su un autobus un gruppo di arabi che gli chiesero se potevano usare il suo computer per mandare qualche messaggio di posta elettronica. Della comitiva faceva parte anche Moussaui, che sarebbe presto finito in galera per i sospetti destati nella scuola di volo che frequentava nel Minnesota, qualche migliaio di chilometri più a nord. “Nick frequentava un corso in un campus vicino all’aeroporto” ha raccontato alla Cnn il padre, Michael Berg, “ed era sull’autobus con alcuni terroristi. Nessuno sapeva che erano dei criminali: lo si sarebbe scoperto solo più tardi. Per Nick erano studenti come lui, che si trovavano per caso sull’autobus. Sostanzialmente lasciò che dei terroristi usassero il suo computer e la sua password”. Per questo, poco dopo gli attacchi su New York e Washington, l’Fbi lo interrogò senza però attribuirgli alcuna responsabilità Salvo imbattersi nuovamente in Berg meno di tre anni dopo e in un contesto altrettanto pericoloso. Il giovane antennista era stato fermato vicino Mosul perché viaggiava da solo e senza documenti. La polizia irachena, insospettita, aveva chiamato le autorità Usa, che avevano a loro volta chiesto l’intervento dell’Fbi. I federali avevano interrogato per tre volte Berg prima di lasciarlo andare e una volta uscito dal carcere un diplomatico gli aveva offerto un passaggio aereo gratuito fino a casa. Ma Berg aveva rifiutato: il tragitto fino a Baghdad scortato dall’esercito gli sembrava troppo pericoloso e per questo aveva scelto di andare da Mosul in Kuwait in auto da solo. Ma gli uomini di Zarqawi non gli hanno fatto fare molta strada.

Agi (venerdì 14 maggio)

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