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Il rotolo 1Q H


Il restauro del rotolo 1Q

[PAG.7 DI 13]

Di cosa parlano, dunque, i rotoli del Mar Morto? Essi sono stati riconosciuti come gli scritti di una setta ebraica dissidente che, a partire dal primo secolo avanti Cristo, si sarebbe volontariamente autoesiliata sulle rive desertiche del Mar Morto, a circa trenta chilometri in linea d'aria da Gerusalemme. Qualcuno la riconosce in quella che Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino, nelle loro opere, chiamano setta degli esseni. Ma alcuni elementi fanno intravedere una forte componente zelotica e potrebbero addirittura portare alla conclusione che esseni e zeloti, almeno a partire da un certo momento, sarebbero state due realtà profondamente intrecciate. I documenti possono essere suddivisi in due gruppi: da un lato i testi biblici o i commentari ai testi biblici, dall'altro i testi settari, cioè contenenti regole, statuti e principi propri della setta essena.

Fra i primi documenti pubblicati bisogna nominare il Manuale di Disciplina (o Regola della Comunità), la Regola dell' Assemblea, il Documento di Damasco, la Regola della Guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre, il Commentario di Abacuc.

Da essi apprendiamo che il rito battesimale e quello eucaristico, nonché la confessione dei peccati, ovverosia i sacramenti principali del cristianesimo, trovano importanti paralleli nelle pratiche cultuali della setta. Inoltre nei documenti qumraniani possiamo senz'altro individuare e riconoscere molti elementi del pensiero che, negli scritti evangelici, è proprio di Gesù Cristo: l'annuncio della imminenza del regno, l'invito a convertirsi proprio in questa prospettiva, l'obbligo di non giurare, i concetti espressi da Gesù nel sermone della montagna, la terminologia usata.

Se vogliamo riassumere le caratteristiche principali della setta, quali emergono dai documenti, possiamo elencare i seguenti punti:

1. essi attendevano ansiosamente il giorno in cui Israele sarebbe stato liberato dalla condizione di sottomissione politica e religiosa a potenze straniere e pagane,

2. credevano fermamente che le autorità politiche (la classe regnante Erodiana) e religiose (la casta sacerdotale dei Sadducei) fossero gravemente impure e corrotte, così come gli ebrei con essi conniventi (vedi Scribi e Farisei), e che da esse Israele avrebbe dovuto liberarsi e purificarsi,

3. erano in attesa degli esecutori materiali di questo piano di purificazione e liberazione, ovverosia di due messia di cui uno, il messia di Israele, avrebbe dovuto essere il liberatore politico e poi Re dei Giudei mentre l'altro, il messia di Aronne, avrebbe dovuto essere il nuovo Sommo Sacerdote, al posto degli empi Sadducei,

4. si preparavano (in base a quanto testimoniato dal Rotolo della Guerra) ad uno scontro militare risolutivo che avrebbe dovuto liberare il paese e ricostruire il Regno di Dio (inteso come Israele: il regno terreno di Yahweh),

5. parlavano esplicitamente di un Maestro di Giustizia, sacrificato e ucciso in conseguenza della sua lotta contro l'empietà,

6. hanno descritto il rito eucaristico (si ricordi che eucharistò significa "ringraziamento") che precedeva il pasto comunitario esseno in un modo tale da rammentare inevitabilmente la classica sceneggiatura dell'ultima cena di Gesù,

7. consideravano se stessi Figli della Luce, in contrapposizione ai Figli delle Tenebre, utilizzando una terminologia che ritroviamo tal quale in bocca a Gesù nel Quarto Vangelo.

Confrontiamo, per esempio, le seguenti parole di manoscritti qumraniani:

"...Per il saggio affinché ammaestri tutti i Figli della Luce... In una sorgente di Luce sono le origini della verità e da una fonte di Tenebra le origini dell'ingiustizia..." (Regola della Comunità)

"...allorché i Figli della Luce porranno mano all'attacco contro il partito dei Figli delle Tenebre..." (Regola della Guerra),

con le parole del Quarto Vangelo:

"...Camminate mentre avete la Luce, perchè non vi sorprendano le Tenebre; chi cammina nelle Tenebre non sa dove va. Mentre avete la Luce credete nella Luce, per diventare Figli della Luce ..." (Gv XII, 35-36)

"...la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perchè non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perchè appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio ..." (Gv III, 19-21)

"...Io come luce sono venuto nel mondo, perchè chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre..." (Gv XII, 46).

Facciamo anche una semplice riflessione sul punto 2, cioè sulla profonda inimicizia degli esseni nei confronti dei sacerdoti di Gerusalemme e di tutti coloro che non disprezzavano esplicitamente i poteri corrotti della società giudaica del tempo: non è forse vero che Gesù, nella narrazione evangelica, nomina praticamente tutte le componenti della società palestinese (farisei, sadducei, scribi, pubblicani...), scagliandosi spesso contro di loro come contro i suoi mortali nemici? Non sono rimasti famosi i suoi aggressivi "guai a voi..."? E non è forse vero che Gesù, sempre nella narrazione evangelica, si astiene sistematicamente dal nominare proprio la setta essena, che pure non avrebbe potuto sfuggire in qualche modo alla sua attenzione?


Ceramiche reperite durante gli scavi a Qumran

Ma l'aspetto che maggiormente stabilisce una relazione fra Cristo e gli esseni è la comune escatologia messianica (ovverosia l'attesa di un mutamento radicale verso il bene e la soluzione di tutti i mali, in cui la figura messianica svolge un ruolo essenziale). Si osservi questo brano, che appartiene al manoscritto qumraniano "Regola della Comunità":

"Dal Dio sapientissimo procede tutto ciò che è e che sarà... ha disposto per l'uomo due spiriti affinché cammini con essi fino al tempo stabilito della sua visita... ha concesso un tempo determinato all'esistenza dell'ingiustizia: nel tempo stabilito per la visita egli la sterminerà per sempre..."

E paragoniamolo a queste parole del Vangelo di Luca:

"...Benedetto il Signore Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo..." (Lc I, 68)

"...Se avessi compreso anche tu (Gerusalemme), in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perchè non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata..." (Lc IXX, 41-44)

Gli stessi toni di minaccia apocalittica li troviamo nel manoscritto qumraniano "Rotolo della Guerra":

"...Ascolta, Israele! Voi oggi state per combattere contro i vostri nemici... non spaventatevi e non allarmatevi innanzi a loro. Poiché il vostro Dio cammina con voi per combattere i vostri nemici e per salvarvi... Allorché nel vostro paese verrà una guerra contro un oppressore che vi opprime, e suonerete le trombe e il vostro Dio si ricorderà di voi e sarete salvi dai vostri nemici..."

Che possiamo paragonare a queste parole del Vangelo di Luca:

"...il Signore Dio d'Israele... ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni ..." (Lc I, 68-75).

E ancora, sempre nel manoscritto qumraniano "Regola della Guerra":

"...Rallegrati molto, Sion (Gerusalemme)! Esultate voi tutte città di Giuda! Apri per sempre le tue porte, per fare entrare in te la ricchezza delle nazioni... Figlie del mio popolo, innalzate grida di gioia, rivestitevi d'ornamenti di gloria... fino a quando risplenderà il re di Israele per regnare in eterno..."

Da confrontare con l'episodio evangelico dell'ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme:

"...Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re di Israele! Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion (Gerusalemme)! Ecco, il tuo re viene...


Un sandalo reperito fra le rovine di Qumran

Abbiamo così visto importantissime corrispondenze fra letteratura qumraniana e scritti evangelici. Ma non è tutto, possiamo individuarne molte altre, contribuendo così a dimostrare l'inequivocabile dipendenza della letteratura evangelica dagli scritti di Qumran:

1 - considerando una celebre esortazione di Giovanni Battista:

Regola della Comunità VIII, 13-14:

    "...in base a queste norme saranno separati di mezzo al soggiorno degli uomini dell'ingiustizia per andare nel deserto a preparare la via di lui, come sta scritto: «Nel deserto preparate la via, appianate nella steppa una strada per il nostro Dio»..."

Mc I, 2-3:

    "... Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri..."

2 - considerando il fatto che la comunità dei qumraniani si era volutamente autoesiliata in regioni desertiche, si legga questo passo del Vangelo di Luca, a proposito di Giovanni Battista: Lc I, 80:

    "...Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele..."

3 - considerando un richiamo al profeta Zaccaria:

Doc. Damasco:

    "...quando verrà la parola scritta da Zaccaria profeta: «Destati, spada, contro [8] il mio pastore e contro l'uomo che mi è associato, oracolo di Dio! Percuoti il pastore e sarà disperso il gregge»..."

Mc XIV, 26:

    "E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poichè sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse»"

Mt XXVI, 30-31:

    "E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge»"

4 - considerando un passo del quarto vangelo (dialogo con la samaritana):

Doc. Damasco:

    "così tutti gli uomini che sono entrati nel patto nuovo, nel paese di Damasco, ma se ne sono poi ritornati, hanno tradito e si sono allontanati dal pozzo delle acque vive"

Gv IV, 10-14:

    "Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»"

5 - considerando le norme alimentari: Doc. Damasco:

    "...tutte le specie di cavallette saranno messe nel fuoco o nell'acqua mentre sono vive: tale è infatti l'ordine conforme alla loro natura..."

Mc I, 6:

    "...Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di cavallette e miele selvatico..."

6 - considerando una famosa affermazione di Gesù Cristo:

Doc. Damasco IV, 21:

    "...il principio della creazione è: «Maschio e femmina li creò»..."

Mc X, 6:

    "...Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina..."

Mt XIX, 4:

    "...il Creatore da principio li creò maschio e femmina ..."

7 - considerando la questione del giuramento:

Doc. Damasco XV, 1:

    "...Non giurerà né per «alef» e «lamed», né per «alef» e «dalet»..."

Mt V, 34-36:

    "...ma io vi dico: non giurate affatto: nè per il cielo, perchè è il trono di Dio; [35]nè per la terra, perchè è lo sgabello per i suoi piedi; nè per Gerusalemme, perchè è la città del gran re. [36]Non giurare neppure per la tua testa, perchè non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello..."

8 - considerando quanto scrive Jean Daniélou nel suo libro "Les Manuscrits de la Mer Morte et les Origines du Christianisme" (Editions de l'Orante, Paris, 1975):

    "...Sappiamo che uno dei più difficili problemi dell'esegesi del Nuovo Testamento, è la determinazione del giorno della Cena. I Sinottici la considerano un pasto pasquale e la fissano quindi al 14 nizan (marzo-aprile) di sera.
    Ma per san Giovanni, la crocifissione ebbe luogo prima della Pasqua: il Cristo è stato dunque crocifisso nella giornata del 14 nizan ed ha istituito l'Eucaristia il 13 sera. In questo caso, la Cena non sarebbe più un pasto pasquale, e questo contraddirebbe i Sinottici. A meno che il Cristo non avesse anticipato il pasto pasquale. Ma come spiegarlo?
    Il problema sarebbe risolto se si potesse dimostrare che in quell'epoca vi erano due date differenti per la celebrazione della Pasqua. Ora, esiste una vecchia tradizione secondo la quale il Cristo avrebbe consumato la cena pasquale un martedì sera, sarebbe stato arrestato il mercoledì e crocifisso il venerdì. Questa tradizione era stata fin qui quasi dimenticata.
    La Jaubert ha dimostrato che le genti di Qumràn utilizzavano un antico calendario sacerdotale di 364 giorni, che era costituito da quattro trimestri di 91 giorni, formati ciascuno da 13 settimane. Seguendo questo calendario, siccome l'anno comporta esattamente 52 settimane, le feste cadono obbligatoriamente lo stesso giorno del mese e della settimana. In questo calendario, la Pasqua veniva sempre di mercoledì, e la vigilia era dunque di martedì. Così il Cristo avrebbe celebrato la Cena alla vigilia della Pasqua secondo il calendario esseno. Per contro, sarebbe stato crocifisso alla vigilia della Pasqua ufficiale, che in quell'anno cadeva di sabato.
    Ma, una volta scomparso e dimenticato il calendario degli Esseni, il ricordo di questa data si è cancellato, e si è piazzata la Cena sia il mercoledì, secondo san Giovanni, sia il giovedì. La scoperta del calendario di Qumràn permette di restituirle la sua vera data, e per tale motivo uno degli enigmi del Nuovo Testamento è spiegato
    ..."

9 - e quindi ancora Jean Daniélou (idem):

    "...Il più antico catechismo cristiano ci è stato trasmesso in due opere del II secolo, la Didachè e l'Epistola dello Pseudo-Barnaba, testi che utilizzano un materiale più arcaico. Questo catechismo è costruito sul tema delle due vie, quella della luce e quella delle tenebre; alla prima è preposto l'angelo di giustizia, alla seconda l'angelo d'iniquità.
    È impossibile non riconoscere qui la struttura del catechismo di Qumràn, tale e quale lo si trova all'inizio della Regola della Comunità (III, 13 e IV, 26). Leggiamo in essa che esistono due Spiriti, il principe della luce ed l'angelo delle tenebre, e che le vie di questi due spiriti sono opposte. Questa dottrina delle due vie e dei due Spiriti appare come uno dei punti in cui è più chiara la dipendenza del Cristianesimo nei confronti di Qumràn. Bisogna tuttavia notare che i cristiani le hanno fatto subire una modifica essenziale, opponendo all'angelo delle tenebre non un angelo di luce, ma il Cristo o lo Spirito Santo.
    Nella Didachè e nei rituali antichi, la struttura del catechismo non è il solo punto che segna una rassomiglianza con le usanze della comunità di Qumràn. E così che a Qumràn l'ingresso nella comunità era preceduto da temibili giuramenti di rottura con i figli delle tenebre e di adesione alla Legge di Mosè (Reg. Com. V, 8-1O), conclusione dell'istruzione sulle due vie. L'antico uso cristiano della rinuncia a Satana e della professione di fede al Cristo, appare ricalcato su questo tipo. Ma, ben inteso, è apportato un cambiamento essenziale, consistente nel fatto che l'atto di adesione diviene la confessione alla divinità del Cristo. L'uso di consegnare un abito bianco al nuovo battezzato ricorda senz'altro la consegna dell'abito bianco a colui che era ammesso nella comunità essena (Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, 11, 8-7).
    Colpiscono le rassomiglianze circa un altro aspetto del culto, quello della preghiera quotidiana. Un testo della Regola della Comunità ci fa conoscere che gli Esseni pregavano tre volte al giorno, «all'inizio della luce e quando essa è a metà del suo corso e quando si ritira nell'abitazione che le è stata assegnata» (X, 1). Il rituale della Didachè ci dice: «Pregate tre volte al giorno » (VIII, 3). Le tre ore non sono definite. A rigore, potrebbe trattarsi delle tre ore in cui si saliva al Tempio e che sono la terza, la sesta e la nona, che corrispondono alle ore canoniche di Terza, Sesta e Nona. Ma è molto più verosimile che si tratti del mattino, mezzogiorno e sera. Siamo dunque qui all'origine delle tre ore dell'officio liturgico: Laudi, Sesta e Vespro
    ..."


Una lampada ad olio reperita fra le rovine di Qumran

Questi elementi stabiliscono un legame profondo fra il linguaggio e le idee della setta cristiana primitiva e quelli dei movimenti della dissidenza messianista del tempo. Non solo, ma i brani evangelici che abbiamo citato qui sopra, ci permettono di stabilire in modo inequivocabile che la figura di Gesù Cristo ha una forte caratterizzazione messianica, nel senso inteso tradizionalmente dagli ebrei come restauratore della casa di Davide sul trono di Israele. Evidentemente, nel momento in cui sono stati redatti i quattro Vangeli cosiddetti canonici, lo sforzo di ridisegnare la figura di Cristo come un salvatore universale, spoliticizzato e degiudaizzato, alla stregua del modello greco (Soter), persiano (Saoshyant) o indiano (Buddha), si è scontrato con l'immagine, che ancora sopravviveva, di un messia del tutto coerente con le idee dei movimenti Yahwisti. [VAI AVANTI]

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