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- Latte
pastorizzato: i pericoli della pastorizzazione
- Latte e derivati: latte e derivati
- Sano come...il latte: di Susanna Berginc
Latte pastorizzato (tabella)
La pastorizzazione,
che prende il nome da Louis Pasteur, è il processo di riscaldamento cui
vengono sottoposti il latte o altri prodotti alimentari. Generalmente sono
condotti a temperature variabili da 54 a 70 °C e per tempi compresi tra i
20 e i 30 minuti. I nuovi metodi "flash" riscaldano il latte da 65 a 76°C
per 15-22 secondi. In questo modo si distruggono i batteri patogeni e si
ritarda lo sviluppo di altri batteri. Comunque secondo lo scienziato
Norman Walker, si richiedono temperature da 87 a 110 °C per uccidere i
microrganismi patogeni, come gli agenti del tifo, i colibacilli, i
micobatteri e le brucelle.
Il calore della pastorizzazione è sufficiente però per distruggere i
batteri lattici come il Lactobacillus acidophilus, che
contribuiscono a sintetizzare la vitamina B nel colon. Acidificando il
latte che poi coagula, i batteri lattici tengono i batteri della
putrefazione sotto controllo. Il latte pastorizzato, non avendo questa
protezione, si potrà alterare. L'ironia della pastorizzazione è che
distrugge le proprietà battericide del latte.
Principali vantaggi commerciali della pastorizzazione:
1) Il produttore può permettersi la sporcizia:
Gli standard qualitativi degli animali che producono latte crudo sono
considerevolmente più alti di quelli dei soggetti che producono latte da
pastorizzare.
2) E' conveniente per il produttore e per il contadino:
Nonostante che il latte crudo si mantenga più a lungo del latte
pastorizzato, se non viene prodotto in condizioni di massima pulizia si
potrà cagliare prima di quest'ultimo.
3) La pastorizzazione compromette il potere nutrizionale?
Il riscaldamento di ogni alimento oltre i 50 °C determina la distruzione
degli enzimi, i trasformatori biochimici. Per esempio la pastorizzazione
elimina la fosfatasi enzimatica che è necessaria all'assimilazione del
calcio.
4) Malattie provocate dalla pastorizzazione:
La perdita delle vitamine lipo-solubili come la A e la E può aumentare di
oltre due terzi. La perdita della vitamina B e C può andare dal 38 all'80
per cento. Il 20% dello iodio si perde volatilizzato. Il consumo di
proteine da latte cotto è dimostrato correlarsi con l'alta incidenza della
trombosi. E gli animali da laboratorio degenerano più rapidamente quando
sono nutriti con tale latte.
Il Dott. William Campbell Douglass ci
ricorda che il latte fresco e crudo è stato usato con successo come agente
terapeutico fin dai tempi di Ippocrate che lo prescriveva per la
tubercolosi, edemi, obesità, allergie, alta pressione, infezioni, malattie
del cuore...
Tratto
da NEXUS NEW TIME
edizione italiana n° 2
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Latte e
derivati
tratto da Naturalmail.it
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LA CARNE LIQUIDA
DELLA NOSTRA EPOCA IL LATTE E I SUOI DERIVATI
(riflessioni sintetiche sull'opportunità di un maggior controllo
nell'impiego dei latticini come fonte alimentare moderna di proteine,
calcio e purtroppo altro ancora…….)
Occupandomi per conto del CESMEN di controllo e terapia alimentare non
posso dimenticare il ruolo che ha assunto il latte in quest'ultimo mezzo
secolo appena passato, in cui abbiamo visto nascere un settore lattiero
caseario fiorente e ben radicato nella nostra cultura.
Se queste osservazioni vengono da un medico veterinario, che lavora anche
nel settore zootecnico, per favorire la produzione di latte biologico,
privo di residui chimici farmacologici, ma non sicuramente da altri
contaminanti di cui il sottoscritto è a conoscenza, ma che non è in grado
di eliminare, certamente la discussione potrebbe prendere una piega un po'
insolita.
A posteriori possiamo trarre delle valutazioni molto interessanti e allo
stesso tempo allarmanti in merito al consumo dei latticini, come ci viene
proposto dal mondo scientifico ufficiale (industriale), dai media e da
tutti quei settori collegati che comunque all'unisono, reclamizzano,
incitano, sostengono a gran forza che il latte è un alimento
indispensabile, previene tante malattie, è ricco di proteine, sviluppa una
buona struttura scheletrica, previene l'osteoporosi, rende forti i muscoli
e le arterie, aiuta nel controllo del diabete insulino dipendente (IDDM=insulin
dipendent dibete mellitus).
Gli stessi studi universitari ci hanno indirizzato verso una professione
meritevole per il servizio che rechiamo alla comunità nel promuovere e
contribuire al buon andamento del settore lattiero caseario, attraverso il
nostro operato di controllo della qualità del latte, delle mastiti e di
tutte le patologie allegate, al fine di arrivare ad ottenere un prodotto
sano e sicuro sulla tavola del consumatore.
Da quando ho iniziato ad avere " il prurito al naso" sulle mie certezze
professionali, indagando l'altra faccia della medaglia, ho dovuto
riscontrare parecchie inesattezze sulle verità scientifiche che parevano
dei pilastri inattaccabili dalla logica medica e naturale.
Sì proprio la logica naturale che tanto c'insegnano a rispettare, non è
affatto rispettata; come per la Nuova Medicina di Hamer che sostiene come
ogni processo degenerativo neoplastico segue un preciso, logico, naturale
programma biologico sensato, così anche a quest'argomento ho collegato le
nozioni della faccia inversa della medaglia che prima non mi era chiara.
Il latte è un alimento naturale, ogni neonato dovrebbe essere allattato al
seno come da sempre la donna ha fatto, "ci hanno programmato", per questa
strada, il latte bovino o d'altri animali, pur con tutti i tentativi di
umanizzarlo, non è adatto all'intestino (vedi intolleranze in aumento) di
un bebè.
La vacca deve allattare il suo vitello, la scrofa i suinetti, la gatta i
gattini, la leonessa, i suoi cuccioli e così via….
Ogni variazione sul tema, si scontra con la legge naturale del not self,
dell'estraneo, quindi del non idoneo al nostro patrimonio genetico
naturale.
Il latte contiene caseina, proteina nobile, utilizzata come colla
universale; serve come adesivo per le etichette delle bottiglie di birra,
oppure come componente di colle per mobili, la stessa caseina fa lo stesso
nel nostro organismo, diventa una colla e quindi pensiamo a come reagirà
il nostro sistema digestivo (provate a togliere un'etichetta dalla
bottiglia di birra o a staccare dei pezzi di legno uniti con la colla).Questa
sostanza esterna fa reagire il nostro software biologico, producendo per
l'ospite estraneo anticorpi, poi istamina, poi muco e così via….
Alla fine saremo in continuo conflitto con quest'antigene che viene
ingerito, in cui troviamo anche attualmente una serie infinità di residui:
antibiotici (più di 59 in certi campioni analizzati), elevate quantità di
leucociti (non è altro che pus in forma diluita), pesticidi,
antiparassitari derivati dall'alimento contaminato, ormoni (estrogeni,
progestinici, prolattina derivati da terapie ormonali o da alimenti
contaminati per gli animali), vari germi patogeni che nel latte e nei
formaggi trovano il loro ambiente ideale per crescere essendo dei potenti
terreni di coltura, residui OGM (come il caso recente del mais americano
inquinato dalla varietà StarLink, in cui era presente una proteina CryC9,
responsabile di gravi casi di allergie nella popolazione ignara della
pericolosità del cereale), ancora metalli pesanti derivati
dall'inquinamento stradale, ambientale terreno e aereo e altre sostanze
purtroppo a noi estranee, derivate da lavorazioni industriali, come
residui potenziali di altre manifestazione di intossicazioni croniche cui
non si guarda con la giusta attenzione, visto che i sintomi si presentano
a distanza di giorni, mesi ed anni, quindi difficilmente impugnabili se
non per prove e coincidenze (vedi Mucca Pazza) fortuite, in grado di fare
quadrato e chiarezza sull'eziopatogenesi del problema.
Oltre alla caseina vi sono altre proteine lattoalbumine con varianti
chimiche ben definite, vi sono zuccheri semplici come il lattosio, ottimo
conservante industriale, vi sono oligoelementi come il calcio, il
magnesio, il fosforo ecc….Troviamo grassi saturi animali che non fanno
molto bene alle nostre arterie, seppur si tenti di scremare il latte a più
non posso.
Sarebbe molto interessante affrontare per singolo componente del latte e
latticino la fisiologia metabolica e le varie conseguenze nefaste cui
andremmo incontro se questi alimenti non naturali diventassero sempre più
frequenti sulla nostra tavola, ma rimando gli interessati ai vari siti del
settore, dove si potrà verificare la logica incongruenza della loro azione
sul nostro organismo.
Per rimanere sul generale, posso certamente ripetere in breve alcune
raccomandazioni che emergono durante i miei controlli per le intolleranze
presso il CESMEN. ()
Latte= meno fratture più robustezza ossea
!?
I bambini e gli animali attualmente
nascono con varie alterazioni anche lievi ma evidenti nella struttura
scheletrica, deviazioni, displasie, osteofibrosi, decalcificazioni,
maggiore fragilità ossea, molti infortuni spontanei, traumi al bacino
nelle donne, osteolisi al collo del femore.
Uno studio recente del gennaio 2001, negli USA, vedi fonte internet ha
rilevato come un campione di 1035 donne sottoposte a regime alimentare con
proteine animali rispetto ad un regime con proteine vegetali ha
evidenziato una maggior fragilità al bacino, perdita di solidità della
struttura ossea, nonostante ingerissero latte tutti i giorni ed
assumessero calcio integrato nella dieta; il campione di donne a regime
proteico vegetale, non ha manifestato tali sintomi.
Il fatto curioso riguarda l'assunzione di calcio esterno a base di
integratori che porterebbe ad avere una struttura ossea simile a quella
dei nostri antenati dinosauri, che non assumevano latte e ci hanno
lasciato anche i loro scheletri a dispetto del tempo trascorso dalla loro
morte.
Questo modello di alimentazione, serve a prevenire l'osteoporosi?
25 milioni di donne americane soffrono di tale disturbo e sono in aumento,
per correre ai ripari si consiglia di mangiare molti latticini e formaggi,
come fonte di calcio, oppure si ricorre alla terapia ormonale estrogenica,
coi cerottini, per aumentare il livello ormonale e favorire una maggior
stabilità ossea.
Uno studio del 1994, dell'ente sulla nutrizione americano, ha concluso che
la taglia scheletrica di ogni persona viene definita geneticamente,
nell'infanzia abbiamo l'accumulo e la stabilizzazione fino all'età di
circa 35, oltre la quale esiste un impoverimento fisiologico naturale
legato al controllo ormonale.
Con l'immissione di calcio esterno, questo valore viene aumentato in
eccesso, costringendo l'espulsione con l'urina, entro certi limiti,
altrimenti abbiamo un accumulo sui reni, arterie, fegato, cuore, valvole
cardiache e intestino.
L'osteoporosi avanza ugualmente, nonostante il forte impiego di calcio e
proteine animali.
Il calcio per essere assorbito dalle ossa, deve disporre di un'adeguata
quantità di magnesio, che nel latte è scarso, molto alto nella verdura,
legumi e frutta, oltre al controllo del suo tenore metabolico il magnesio
serve anche a contrastare con la vit. B6, l'acidosi metabolica indotta dai
soli sali di calcio e proteine animali.
Se abbiamo un ambiente acido (proteine animali) i nostri meccanismi di
tamponamento naturale, col calcio in eccesso, non possono lavorare al
pieno, infatti, per neutralizzare l'acidosi si deve ricorrere alla nostre
riserve minerali che abbiamo principalmente nelle ossa e muscoli, questo
meccanismo a circuito chiuso spiega che l'osteoporosi non è una mancanza
di calcio per le nostre ossa, ma una perdita di calcio a seguito delle
nostre abitudini alimentari scorrette.
La popolazione indiana ed asiatica in generale non soffre di tali problemi
sino a quando non assume un modello alimentare occidentale, infatti,
l'osteoporosi non è così diffusa come da noi, anche le popolazioni ispano
indiane asiatiche trapiantate in Europa e America hanno aumentato la
percentuale di rischio all'osteoporosi grazie alle errate abitudini
alimentari sconosciute nei loro paesi d'origine.
Nei latticini oltre alle proteine animali vi sono vari residui ormonali,
che influenzano il meccanismo di controllo della stabilità ossea, pensiamo
che in una donna la quantità totale di ormoni prodotti nell'arco della
vita media, estrogeni, progestinici non supera il cucchiaino, ora pensiamo
agli ormoni presenti nel latte come residui e facciamo due conti: se sono
ormoni not self e in quantità elevata, il nostro organismo oltre a non
riconoscerli smette di produrli, modificando tutta le catena fisiologica
di controlli degli steroidei naturali, con influenze negative sul ciclo
ovario, sulla fertilità e sulle manifestazioni cicliche più o meno
alterate.
Se ciò accade si ricorre di nuovo agli stessi ormoni di sintesi, per
sopperire ad una mancanza, per far riprendere forzatamente le funzioni
riproduttive normali, con esiti e controindicazioni sotto gli occhi di
tutti: riduzione della fertilità, degenerazione neoplastica a vari livelli
dal seno, all'utero, alla prostata ai testicoli.
E' un circolo vizioso senza uscita! E' un mondo difficile! Come cita una
nota canzoneIl latte serve a controllare il diabete!?
Con questo slogan andiamo ad indagare su questo aspetto importante della
dieta lattea o a larga base di latticini; ho avuto una mamma diabetica,
come tanti milioni di persone e sono convinto quindi di essere predisposto
a questa disfunzione subdola, che preoccupa il mondo scientifico e i
pazienti annessi; solo negli USA sono 16 milioni, nel 2000 sono stati
spesi 118 milioni di dollari dall'Agenzia americana per il controllo del
diabete, ogni anno sempre da quelle parti si spendono come budget generale
sul diabete 100 miliardi di dollari.
Quale potrebbe essere la soluzione?
L'impiego di proteine vegetali da frutta e verdura sono compatibili anche
per i neonati, certo troviamo più facilmente il latte in polvere, rispetto
a certi prodotti vegetali, ma gli igienisti sostengono da anni che solo
negli ultimi 500 anni siamo andati quasi esclusivamente verso l'impiego di
latte bovino o caprino, dimenticando altre fonti nobili naturali (vedi
siti internet con i vari menu e tabelle allegate).
Secondo un'indagine del sito che vi consiglio di consultare, notmilk,
studi epidemiologici e le esperienze hanno indicato una relazione diretta
tra la prima esposizione a proteine bovine e il diabete, povere vacche che
colpa hanno loro??.
Il problema sembra di origine autoimmune, ma vediamo l'esperienza della
ricerca ignorata dai grandi luminari diabetologi.
Uno studio condotto in paesi forti consumatori di formaggi ha rilevato
un'altrettanta elevata percentuale di casi di diabete.
NAZIONE CASI DI IDDM MEDIA CONSUMO
PROTEICO PER 100M AB. LATTE IN GR.
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Nazioni
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Casi di IDDM
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Media Cons. Prot.100M ab. latte in gr.
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FINLANDIA
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28
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30
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U.S.A.
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15
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19
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GIAPPONE
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1
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5
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FINLANDIA 28 30
U.S.A. 15 19
GIAPPONE 1 5
È evidente il rapporto statistico prima ancora di indagare sugli aspetti
medici più dettagliati, in Finlandia il forte consumo di latticini,
formaggi soprattutto, indica questa tendenza di maggior incidenza di IDDM.
Un altro studio del 1990, dell'Istituto di nutrizione clinica americano,
dimostrò come vi fu un raddoppio in percentuale di casi di diabete dopo
che gruppi di Polinesiani si trasferirono dalla loro terra di origine in
Australia, cambiando radicalmente le loro abitudini alimentari,
utilizzando proteine animali bovine, suine al posto di quelle di pesce,
come erano abituati nella loro zona di origine.
Nello stesso anno studiosi americani Mark Atkinson e Noel Maclaren
riconobbero l'origine in una risposta autoimmune delle cellule del
pancreas nei riguardi di proteine not self introdotte nell'organismo, come
"l'agguato" responsabile delle manifestazioni di IDDM.
Nel luglio dell'anno successivi altri studi conclusero che l'albumina di
siero bovino è responsabile dell'origine del diabete.
Ancora per completezza nel mese di ottobre del 1996, s'identificarono nei
pazienti diabetici in oltre un terzo del totale la presenza di un
anticorpo anti betacaseina, che non è presente negli individui non affetti
da diabete.
Vale al pena di ricordare un'esperienza diretta di alcune madri che hanno
dimostrato come nei loro figli appena diagnosticata l'IDDM, hanno
interrotto per sei mesi i latticini, permettendo al pancreas dei neonati
di riprendere autonomamente la produzione di insulina.
Questo dimostra come nella dieta americana e media occidentale la presenza
di forti dosi di proteine animali generi una risposta autoimmune alla base
del processo di manifestazione del diabete mellito.
I dati sopra riportati non hanno bisogno di particolari commenti, la cura
quindi consisterebbe nel non assumere per almeno alcuni mesi nessun
latticino, al fine di detossicare l'organismo e favorire un equilibrio
endocrino generale, la prevenzione sarebbe il notmilk!!!
Facciamo una piccola operazione matematica
A= cellule di Langherans, insulino produttrici
B=proteina estranea (latte, carne, ecc..)
C=
situazione diabetica legata all'inibizione delle cellule insulino
produttrici.
Quindi A+B=C
Se cambiamo la formula seguendo le regole matematiche per trovare
A dovremmo invertire la formula A = C-B, ossia situazione diabetica meno
le proteine estranee = normale attività delle cellule di Langherans
insulino produttrici.
La natura è matematica.
(Francesco Vignoli - Veterinario in Castelfranco E.)
Fonti bibliografiche:
- Tiziana Val Piana: Alimentazione naturale del bambino Demetra editore 2
edizione 2000
- Il sistema Igienistico H.M. Shelton Editore Manca Genova 1998
- Michio Kushi Obesità e dimagramento Macro Edizioni 1993
- www.notmilk.com
- www.rfb.it
- www.scienzavegetariana.it
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Sano come...il latte
di Susanna Berginc
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Recenti
ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali
presentano una perdita ossea del 35%, rispetto al 7% delle donne
vegetariane. L’osteoporosi infatti ha un’incidenza maggiore in quei paesi
dove viene consumata una maggiore quantità di latte e formaggio: Stati
Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo in cui il
consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente, sono anche quelli
in cui l’osteoporosi è maggiormente diffusa fino a diventare una piaga
sociale.
Sembra quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione
dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione del calcio
derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto, inibita dalla
presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte stesso.
Inoltre, fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare” il
nostro organismo, mentre è risaputo che per essere assimilato il calcio
necessita di ambiente alcalino.
Anche il nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno di un
Ph neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito (assieme ad
altri alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero, farine raffinate,
ecc..) crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli malattie come
indebolimento del sistema immunitario, colon irritabile, gastriti,
emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato e del sistema linfatico,
ambiente favorevole alla proliferazione di infiammazioni urinarie e
dell’orecchio. La medicina cinese insegna che l’ambiente acido facilita la
proliferazione di cellule tumorali.
Il discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini allattati con
latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole più grandi rispetto
al latte materno, tende a supernutrire il corpo ed a SOTTONUTRIRE il
cervello ed il sistema nervoso. In generale i bambini allattati al seno
sono più brillanti, più sensibili e più svegli di quelli nutriti con latte
vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del sistema
immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla bomba a orologeria dei
vaccini obbligatori, ma questo è un altro triste discorso.
Il
latte materno prepara il corpo ad albergare
l’anima e lo spirito.
Porta l’essere umano
sulla terra e gli fa percepire
l’unità con il genere umano
(Haushka)
Per complicare ulteriormente la situazione,
molto spesso vengono assunti vari tipi di proteine durante il pasto: è
procedura usuale fornire ai bambini un bel bicchiere di latte durante il
pranzo a base di carne oppure di pesce, oppure proporre ricette contenenti
carne e formaggio formulati assieme. Anche se il gusto ne guadagna,
proporre il latte ai bambini piccoli assieme ad altre proteine equivale a
disorientare, sconquassare il loro povero fegato, che non sa più che
enzima secernere: alla fine il nostro intestino si troverà con un amalgama
di proteine digerite (cioè quelle cui fegato ha prodotto l’enzima
corrispondente, dato che ne può fornire uno solo per digestione) e un
altro amalgama di proteine indigerito (che tende ad andare in
putrefazione). Quindi si avrà inizialmente un’irritazione sul tratto
digerente e conseguentemente, se la dieta persiste, un’irritazione cronica
sulle pareti dell’intestino (con sintomi quali diarrea, stitichezza,
stanchezza oppure iperattività): e come ulteriore conseguenza, avremo un
malassorbimento delle sostanze nutritive, delle vitamine, degli enzimi e
dei minerali.
Al giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche, vuoi per dieta
sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso passa inosservato),
vuoi perché oramai anche le verdure biologiche si sono impoverite.
Altro punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle
malattie infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente
dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno. Occorre
per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito in modo
errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi, ed in
secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi recenti hanno
dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto immuno-influenti,
che vanno cioè a influenzare l’apparato immunitario) dalla dieta di 100
persone (senza alcuna spiegazione per evitare il famoso effetto placebo) e
lasciando altre 100 con la loro dieta normale, si è notato che delle prime
100 solo 15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra le
altre 100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.
Nand Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel latte di
mucca ci sono troppi ormoni, residuo della loro alimentazione industriale
contenente (fra le altre “prelibatezze” varie) l’ormone della crescita,
per produrre vacche grasse. Basta poca, pochissima immaginazione per
immaginare quali effetti hanno sull’organismo dei bambini allattati con
tale prodotto: crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo, coliche
intestinali. Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in maniera più
sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò che si presta alla
crescita all’interno del nostro organismo, come per esempio, i tumori.
Poche persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione dei
paesi industrializzati è esposta ad concentrazione di diossina tali da
avere effetti sull’efficienza riproduttiva di uomini e donne (da notare
come siano in aumento le tecniche di inseminazione artificiale) e da
provocare casi di cancro in una persona su 1.000. L’assunzione di diossina
avviene per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.
Ancora a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la Harvard
University su 145 donne di Boston si è riscontrato che le donne che
consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità tre volte
maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito è utile ricordare
che la Danimarca (paese in cui si fa un elevato consumo di grassi e
latticini) ha un’incidenza di cancro alle ovaie di ben sei volte maggiore
rispetto al Giappone, dove si consumano pochissimi latticini.
Esiste un test per capire se si è consumatori di latte e formaggio. Alcune
delle domande proposte sono:
1)
Tendete ad avere la pressione alta?
2)
Sentite il bisogno di lavarvi spesso?
3)
Avete forfora o perdete capelli?
4)
Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?
5)
Soffrite di osteoporosi?
6)
Avete dolori addominali?
7)
Avete problemi di pelle?
8)ecc..
Un libro molto interessante, “La cucina del
diavolo” di Gunter Schwab, porta alcuni passi interessanti:
“il latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con concime
artificiale (composto da protidi sintetici ed altri preparati chimici) non
può essere considerato alimento protettivo, e cagiona nell’organismo
eczemi e disturbi intestinali che possono avere conseguenze mortali”
“nel latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata la
presenza di tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio dai suoi
semi” molto tossico!
“mi è nota una disposizione, secondo la quale il latte di mucche trattate
con penicillina, può essere venduto solo 3 giorni dopo la cura”
“DDT e composti esavalenti, i nostri più energici veleni, impiegati nelle
campagne, si ritrovano nel grasso del latte”
Nei ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare il cibo
dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza, ed
inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature con la
panna è una delle cose più dannose che esistano: chi ha fatto il
lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla dalle padelle una volta
che è a temperatura ambiente. Lo stesso discorso vale per le nostre pareti
dell’intestino. (da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia con le
stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)
Il dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che tra il 70%
e il 90% dell’umanità non digerisce il latte. Questa intolleranza venne
individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a
partire dal 1958. Finora sono stati individuati quattro tipi di
intolleranza al latte: 1) la più importante, e cioè quella di intolleranza
al lattosio 2) quella di sensibilizzazione alle proteine 3) l’intolleranza
psicogena, cioè pura e semplice avversione da disgusto e 4) quella causata
da microinquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente
trattato (residui di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe,
coloranti, ecc..).
La sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate dai
latticini è ancora scarsa: è stata così potente e capillare la pubblicità
da parte delle fonti più autorevoli e “al di sopra delle parti” che il
parere dominante è che non solo il latte è un cibo valido, ma che è un
cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue che la causa degli
innumerevoli problemi di salute contemporanei rimane “sconosciuta”.
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Tratto
da www.disinformazione.it
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