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La Fao mangia fondi, poi fa lo sciopero
della fame
In questo articolo di Mascheroni, ripreso da Il Giornale di Feltri, c'è
secondo noi la soluzione per debellare la fame del mondo: eliminare
l'ipocrisia imperante. Da parte di tutti, aggiungo. Personalmente
consiglieremmo al direttore generale della FAO, che stimiamo sotto molti
aspetti, un digiuno di almeno 15 giorni, se vuole far colpo su di noi, abituati
a questa pratica perché salutare per l'organismo.
La FAO (Food and
Agriculture Organization of the United Nations - Organizzazione delle
Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura) che vorrebbe essere la più
grande delle organizzazioni che promuovono l'autonomia alimentare nei paesi
poveri, utilizza due-terzi! del suo budget (donazioni pubbliche e private) per
"alimentare" (sigh) se stessa! - Etanali 01/luglio/2010
tratto da: Il Giornale,
15.11.2009
Il paradosso, la protesta del direttore generale:
"Non arrivano più fondi". Ma due terzi del budget finiscono in burocrazia.
Accade a volte che ammirevoli decisioni, prese con i migliori propositi, causino
imprevisti effetti controproducenti. O involontariamente comici. Come lo è, al
netto della drammatica situazione che intende denunciare, la scelta del
direttore generale della Fao, Jacques Diouf. Il quale, per sensibilizzare
l’opinione pubblica sul problema dell’insicurezza alimentare in vista del
vertice dell’Organizzazione previsto domani a Roma, ha scelto di impegnarsi in
uno sciopero della fame. Di 24 ore.
Jacques Diouf ha iniziato il suo mediaticamente chiassoso digiuno di protesta
contro il silenzio dell’informazione sulla fame nel mondo venerdì sera; ha
passato la notte scorsa su un materassino all’ingresso del palazzo della Fao,
sul viale delle Terme di Caracalla a Roma; e lo ha concluso ieri sera, a cena.
[...]
Paradosso solo apparente di un gesto che nega in ambito personale ciò che si
pretende a livello universale - è indubbio che avrebbe avuto più eco e maggior
forza provocatoria un’enorme abbuffata con vergognosi sprechi di cibo imbastita
davanti alla sede della Fao -. In realtà l’appello di Jacques Diouf (sacrosanto,
intendiamoci) pone l’attenzione mondiale su un evento ad altissima emotività -
nel nostro pianeta ogni sei secondi un bambino muore per fame o per malattie
collegate alla malnutrizione - spostandola però da un problema invece a
bassissima «notiziabilità»: pochi sanno, e pochissimo si dice al proposito, che
due terzi del budget della Fao si perdono in costi di gestione dell’elefantiaca
struttura, e solo un terzo è impiegato nell’accrescimento dei livelli di
nutrizione e nell’aumento della produttività agricola dei Paesi cosiddetti del
«terzo mondo».
[...] la Fao nel biennio 2008-2009 ha potuto contare, grazie ai contributi dei
191 Paesi membri, su un budget di 930 milioni di dollari (più 800 milioni di
donazioni private) dei quali solo 248 milioni, ossia il 27%, viene destinato
concretamente al settore dell’alimentazione e dell’agricoltura. Il resto lo
«brucia» la burocrazia.
Le cifre che compaiono negli schemi illustrativi dei bilanci di previsione della
Fao per il biennio in corso - e le proporzioni sono simili per il 2006/2007
quando il budget fu di 765 milioni di dollari - dimostrano che solo una parte
dei soldi, abbondantemente al di sotto della metà del totale, viene
effettivamente impiegata per incrementare la produzione agricola nelle zone più
sfortunate del pianeta e migliorare la vita delle popolazioni rurali. La maggior
parte dei fondi scorrono nei dispersivi canali dei vari programmi di
«cooperazione tecnica», dell’informazione, dell’«interscambio di conoscenze»,
della direzione, dell’amministrazione...
Si calcola che la Fao, nell’attuale biennio, finirà con lo spendere 21 milioni
di dollari per gli uffici della direzione generale e 126 milioni per i servizi
di supervisione. L’ufficio del direttore generale costa 9 milioni e 148mila
euro. E l’ufficio di coordinamento con l’Onu usufruisce di 2 milioni e 800mila
euro. Sono solo alcuni esempi. Poi ci sono le sedi distaccate: la sede dell’Asia
di Bangkok, il più costoso degli uffici periferici, ha a disposizione 18
milioni. La sede dell’America latina di Santiago ne ha 12. E l’ufficio africano
di Accra quasi 11. Nella comunicazione la Fao investe 19 milioni di dollari a
biennio, più di quanto destini ai mezzi e alle infrastrutture agricole; mentre
le statistiche di settore costano quasi 13 milioni di dollari. E anche il
capitolo dedicato all’«incontro culturale» ha i suoi (sempre inevitabili?) oneri
amministrativi: 21 milioni di dollari... [...]
Luigi MASCHERONI
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