|
| |
Il Dzogchen

Il Dzogchen il più alto yoga,
rappresenta il pinnacolo del sistema Buddhista Tibetano Nyngmapa di Nove Yanas, o veicoli per la liberazione. Essendo il più
alto dei veicoli esso è anche il più semplice di tutti. La sua essenza è la
forma più pura, più chiara di meditazione o d’allenamento mentale. Tale
allenamento mentale è critico non solo perché afferra nuove informazioni e
conoscenza simili a quelle presentate dalla scienza del tempo, ma anche, cosa
più importante, perché ottiene un riassetto, un colpo d’occhio di riordinamento
della tua vita e del tuo modo d’essere nell’universo.
Scopo dello Dzogchen è risvegliare l'individuo allo stato primordiale di
illuminazione presente in ogni essere.
Questa dottrina nota anche come via dell'autoliberazione è caratterizzata da un
approccio particolarmente diretto che la distingue dalle altre vie che conducono
alla liberazione presenti in Tibet.
Il praticante di questa dottrina riconosce l'assoluta chiarezza e purezza della
mente e senza cercare di modificare ciò che perfetto in sé stesso senza cercare
all'esterno quella realizzazione che è sempre stata sua rimane nella natura
autoilluminata della mente nella suprema sorgente di tutti i fenomeni.
Non solo nello Dzogchen è possibile raggiungere l'illuminazione in una sola vita
ma si parla del grande trasferimento nel corpo di luce, cioè il corpo materiale
senza morire si trasferisce o si riassorbe nella sostanza luminosa degli
elementi e, agli occhi di una persona ordinaria sparisce. Questa importante
realizzazione è stata ottenuta da grandi maestri come Taphiritsa e Padmasambava.
Se non si riesce ad ottenere il corpo di Luce nella vita lo si può realizzare
dopo la morte come è accaduto a molti grandi Maestri Dzogchen in Tibet fino a
tempi recenti. Tra questi Shardza Rinpoche uno dei principali maestri della
tradizione Bon del secolo appena trascorso.
Nello Dzogchen lo stato naturale deve essere raggiunto attraverso la propria
esperienza personale e non attraverso il pensiero speculativo.
Lo stato naturale, detto anche lo Stato del Buddha viene definito machopa, cioè
uno stato dove non vi è nulla da cambiare o modificare; da creare o correggere;
è definito come lo Stato così come è.
Quando siamo nello Stato naturale i pensieri possono sorgere ma non ne veniamo
influnzati.
Nel sistema Dzogchen non si bloccano i pensieri e le emozioni come nel Sistema
Sutra né si tenta di modificarli né di trasformarli come nel sistema Tantrico.
Trovarsi e dimorare in questo Stato naturale si chiama Threkchod.
Il metodo per trovare lo Stato di Buddha è osservare come i pensieri sorgono
come permangono e come scompaiano.
Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione verso la mente e osservarla.
Nel fare questo però non dobbiamo interferire o tentare di modificare alcunché.
Questo è il metodo: noi dobbiamo lasciare le cose come sono e osservare cosa
accade.
Quando osserviamo i pensieri e non interferiamo con loro, questi scompariranno
senza lasciare traccia
In quel momento scopriremo che li vi è una presenza che è l'unione di vacuità e
chiarezza.
Lo Stato Naturale è inesprimibile ed inconcepibile .
E' vuoto ma questa vacuità non è un semplice nulla perché li esiste una
consapevolezza.
Ma questa consapevolezza o Rigpa non è come la nostra ordinaria coscienza
(nam-she) dualistica.
Il Rigpa è una consapevolezza non duale dove cioè non c'è né un soggetto né un
oggetto; né un osservatore né una cosa osservata ma al contrario soggetto ed
oggetto sono uniti ed inseparabili, come il fuoco e il calore.
Quando pratichiamo lo Stato Naturale, non è necessario fare un esame e
controllare qual è il soggetto e quale è l'oggetto.
Nello Stato Naturale non si esamina niente; si è semplicemente; si dimora nello
Stato Naturale o auto chiarezza (Rang-rig)
La parola Salwa significa chiarezza, ma questa non è una luce fisica visibile.
Qui chiara significa presente e consapevole e Tongpa significa vuoto.
Queste due sono Yermed o inseparabili.
Questo è paragonabile allo spazio durante il giorno, dove lo spazio è vacuità (stong)
e il sole e luminosità (gsal) la chiarezza .
Lo Stato della presenza o immediata consapevolezza ha tre qualità: Essenza,
Natura ed energia cioè vacuità, consapevolezza e loro unificazione. Queste tre
qualità non sono mai separate.
Vengono separate solo per spiegare lo stato naturale in termini intellettuali ma
in realtà non sono mai distinti o separati.
Questo è quello che viene insegnato nello Dzogchen ma all'interno delle sue
correnti si può porre più enfasi in questo o in quell'aspetto dello Stato
naturale. Nella serie degli insegnamenti del Longde vi è più enfasi sulla
vacuità; nel Semde più sul lato della chiarezza.
Ma questa è una faccenda di enfasi e non di una reale distinzione o separazione.
In questo contesto long (klong) (vasta espansione) significa tong (stong=vuoto)
e sem( sems=mente) significa (gsal=chiara).
La terza serie si chiama Upadesha o Managde enfatizza l'inseparabilità di
vacuità e chiarezza.
Così ci sono differenti metodi che possono essere trovati in queste tre serie di
insegnamenti Dzogchen ma tutte con un medesimo fine :lo Stato Naturale
Le tre serie degli insegnamenti Dzogchen
In queste tre serie dello Dzogchen :il Semde, il Longde e il Managde o Upadesha,
lo Stato Naturale è precisamente lo stesso perché esiste come unificazione ed
inseparabilità (dbyer-med) di vacuità e chiarezza.
Comunque il punto di vista di queste tre serie è differente perché l'enfasi è
posta su un lato o sull'altro.
Con tale enfasi il processo di realizzazione richiede tempi maggiori perché
dobbiamo realizzare sia il lato della vacuità sia il lato della chiarezza.
Vi deve essere lo Yermed o unificazione perché si possa realmente parlare di
Dzogchen.
Tutto questo è spiegato bene nel Nam-mkha Ophrul mdzod che è un testo dello
Dzogchen Semde della tradizione Bon.
E' un terma o tesoro nascosto riscoperto nel Tibet centrale ed è anche una
trasmissione orale dal Maestro Tsewang Rigdzin .
Questo testo non parla del Thodgal ma parla molto della unificazione (dbyer-med).
I Testi semde si occupano della conoscenza(ye-she), dell'immediata
consapevolezza (rig-pa) e della natura della mente (sems=sems-nyid) soprattutto
di quest'ultima.
Ecco perché questa serie è chiamata Semde o serie della mente dove sem significa
mente.
Per il Semde tutti i fenomeni sono influenzati dalla mente dove nell'Upadesha
ogni cosa è influenzata dallo stato naturale.ma questa mente (sems) è "proprio
così come è"; perciò, il reale significato della parola Sems in questo contesto
non è mente ma natura della mente. Tuttavia la spiegazione che si trova nello
Dzogchen Semde è qualcosa di simile al Chittamatra (sems-tsam) perché questo
sems giace più sul lato della consapevolezza che sul lato vacuità (Stong-cha).
Nel Semde si trova lo Stato Naturale attraverso la pratica delle quattro
contemplazioni(ting-nge-dzin bzhi) che sono:
1 Lo Stato calmo attraverso la concentrazione su un oggetto
2 Langton attraverso cui si diventa capaci di praticare anche con il flusso dei
pensieri
3 Nyimed dove sia lo Scine che il Langton sorgono contemporaneamente
4 Lundrub si trova lo stato di contemplazione non duale. Si dimora stabilmente
nella propria condizione naturale e si percepisce tutto come gioco della propria
energia
Nello Dzogchen Longde (klong-de ) o serie dello Spazio si trovano i nove spazi
vuoti (klong dgu).
Qui lo Stato Naturale rimane proprio "cosi come è" .
E' vuoto.Non c'è niente di sostanziale o tangibile che possa essere trovato da
qualche parte .
Non c'è niente che si sta movendo o di visibile.
Qui l'enfansi è posta più sul lato della vacuità è molto simile alla nozione
della vacuità della filosofia Madyamaka.
Non c'è esistenza inerente (rang-bzhin med-pa). Non c'è niente di visibile
esternamente e niente di visibile internamente. Ma ci sono nove aspetti sul lato
dell'oggetto con riferimento alla vacuità.
Nella Madhyamaka ci sono sedici tipi di vacuità mentre qui ce ne sono nove.
Perciò i nove spazi vuoti (klong dgu) rappresentano il lato oggettivo delle
cose.
Sul lato del soggetto che è il praticante ci sono tre stadi nella meditazione:
1 meditazione armoniosa(mthun sgom)
2 la meditazione interna (nang sgom)
3 la meditazione dello spazio ( klong sgom).
Questo è il modo in cui si procede con la pratica
Perché ci sono queste tre serie Dzogchen Desum (rdzogs-chen sde gsum) o tre
serie degli insegnamenti Dzogchen? Perché ci sono queste tre qualità dello Stato
naturale:consapevolezza, vacuità e loro unificazione(rig stong dbyer-med).
Anche se phrul mdzod è principalmente un testo Semde e spiega che se procediamo
soltanto sul lato della chiarezza o sul lato della vacuità noi ci allontaniamo
dal vero senso dello Dzogchen.
Ritornando per un attimo alla serie del Longde bisogna dire che in primo luogo
non ci sono testi speciali dedicati al Longde preservati nella tradizione Bonpo
sebbene un consistente numero di questi sia stato tradotto da Vairochana (8
secolo D.c) e siano stati preservati nella tradizione Nyngmapa. In secondo luogo
nel sistema longde sebbene esista un metodo per far sparire il il corpo
materiale non è affatto la stessa cosa del metodo del Todgal .
Solo con la pratica del Longde non saremo capaci di realizzare il corpo di luce
perché in questo sistema non si trova la pratica del Todgal che ,propriamente
parlando è la causa del corpo di luce.
I metodi per realizzare il corpo di luce sono conservati nel sistema Upadesha .
Il sistema Upadesha verte soprattutto sulle pratiche del Tregchod e Todgal
Attraverso la sola pratica del Tregchod è possibile realizzare il corpo atomico
(rdul lus) ma non quello di luce Qui il corpo materiale sparisce dissolvendosi
nei suoi atomi costituenti.
Ma c'è ancora una qualcosa di sostanziale (sebbene a livello atomico) benchè
invisibile all'occhio ma non si può ancora parlare di corpo di Luce
Inoltre il Todgal è diverso dal corpo illusorio di cui si parla nel sistema
tantrico è qualcosa di creato da una causa ed è per questo differente dal corpo
di Luce dello Dzogchen.
Tregchod e Thodgal
La maggiorparte dei testi Bonpo si occupano di Upadesha. Nel Upadesha o Managde
l'enfasi è posta sul Tregchod e Thodgal.
Tregchod significa entrare e rimanere nello Stato Naturale. Questo è
principalmente legato con lo Stato di purezza primordiale (ka-dag).
Il Thodgal è l'altra metà della pratica Upadesha e si riferisce alla spontanea
manifestazione auto perfezionata (lhun-grub).
Qui il praticante usa la postura, la respirazione e lo sguardo. Ma ciò non di
meno come base e fondamento per la pratica del Thodgal necessitiamo fermamente
la nostra pratica del Trekchod che significa essere capace di continuare con
stabilità nello Stato naturale.
Tregchod significa che noi entriamo e permaniamo nello Stato Naturale.
Iniziamo la pratica guardando internamente e osservando la mente.
Ma qui non c,è una pratica di visualizzazione da fare.
Noi non necessitiamo di venire coinvolti nelle fasi di sviluppo e completamento
come nel caso del Tantra.
Tutto quello che dobbiamo fare è essere consapevoli senza distrazione e
osservare il sorgere dei pensieri.
Osserviamo che essi si dissolvano di nuovo senza lasciare traccia .Fino a che
rimaniamo nello Stato Naturale non è necessaria alcuna visualizzazione. Se ancora
avessimo bisogno di supporto di visualizzazione e Mantra nella nostra pratica
allora non siamo pronti per lo Dzogchen.
Quando noi siamo nello Stato Naturale noi non facciamo un esame se è buono o
cattivo.
Non c'è giudizio o né bisogna pensare a qualcosa di particolare. Se fossimo
coinvolti nel guardare nel giudicare nel focalizzare qualcosa, questo è ancora
il lavoro della mente duale e perciò non siamo nello Stato Naturale.
Se focalizziamo l'attenzione perdiamo lo Stato naturale.
Qualsiasi focalizzazione o fissazione dell'attenzione è il lavorio della mente e
allora non siamo più a lungo nello Stato naturale.
All'inizio noi necessitiamo di un posto tranquillo perché molte distrazioni
vengano a disturbarci. Ed anche noi abbiamo problemi con la sonnolenza, la
piattezza e l'agitazione. Comunque esistono problemi per superare questi
problemi. Per la sonnolenza e la piattezza significa che manca energia .Per la
sonnolenza noi abbiamo bisogno di aria fresca e trovare un posto più alto.
Per la piattezza abbiamo bisogno di aggiungere energia per rendere le cose più
chiare. L'agitazione può essere più grossolana o più sottile. La prima è più
facile da riconoscere; invece la seconda è più difficile da scoprire e non
capiamo che siamo distratti. Se l'agitazione è molto forte necessitiamo di
interrompere la pratica e facciamo qualcos,altro per un po. Questo è come si
pratica il Trekchod.
Torna
| |
|