Da_Vinci_Vitruve_Luc_ViatourAttualmente tutta l’impostazione scientifica, la modalità con cui si concepisce l’esistenza è fondata sul modello meccanicistico. Secondo questo modello noi siamo separati gli uni dagli altri e ci creiamo dei responsabili immaginari su cui scarichiamo la responsabilità di problemi e situazioni; è sempre qualcun altro che deve compiere certe scelte affinché le cose vadano meglio.
Questo succede anche nel campo della salute, valutiamo il corpo come un insieme di organi, separiamo la malattia da noi stessi, separiamo le emozioni dalle parti del corpo ad esse connessi, cerchiamo di eliminare i sintomi anziché le cause, consideriamo la malattia e non il malato, deleghiamo ad atri in modo totale la responsabilità della nostra salute, CONSIDERIAMO L’UOMO LA SOMMA DI TANTE PARTI ANZICHÉ UNA TOTALITÀ.
Si va dal medico e gli si dice, – dottore mi guarisca il ginocchio – senza tenere conto di tutte le implicazioni che l’avere male al ginocchio comporta anche a livello psicologico e spirituale, si va sempre di più verso la specializzazione, verso la frantumazione, verso la divisione in compartimenti stagni, perdendo di vista l’UNITÀ BIO PSICO SPIRITUALE DELL’INDIVIDUO.
Si fanno sempre più analisi, di tutti i tipi, ma non per questo la salute è in miglioramento, le analisi ci servono per darci sicurezza, crediamo che individuando una malattia possiamo controllarla, o meglio il medico la possa guarire. Questo va bene se vogliamo eliminare i sintomi, ma non è certo l’atteggiamento adeguato per eliminare le cause, che hanno radici dentro di noi, e la malattia ci segnala che c’è qualcosa di molto profondo da rivedere, da mutare, da risolvere. La diagnosi è importante, se non diventa un limite, un mezzo solo per risolvere i sintomi; può essere un ottimo strumento se inserita in un contesto più ampio, ci può aiutare a capirci e indicarci su cosa dobbiamo portare la nostra attenzione.
Alle volte la diagnosi può essere altamente negativa e suonare quasi come una sentenza di morte, ma in effetti è il limite su cui si scontra la conoscenza scientifica ma non è detto che non vi siano altri mezzi, altre possibilità.
Una diagnosi di incurabilità ci informa SULLA INCAPACITÀ DELLA MEDICINA, IN QUEL CASO, DI GUARIRE LA PERSONA, MA NON CI INFORMA SULLA PERSONA. D’altra parte non è neppure giusto scaricare sui medici tutta la responsabilità relativamente alla nostra salute, o alla nostra malattia, e non è neppure giusto che i medici se la debbano accollare. Il medico compie la sua opera altamente meritoria, ma non può togliere le cause di un male che non risiede esattamente in un organo, anche se è proprio quell’organo a denunciarne tutto il disagio e la sofferenza.
Nella CONCEZIONE OLISTICA i pazienti devono prendersi la responsabilità della propria salute, e lo possono fare con la collaborazione dei medici, stabilendo un rapporto corretto, senza delegare quelle che sono le proprie responsabilità nell’ambito della soluzione della malattia: un sintomo può essere fisico ma la causa può essere mentale, Gli organi, e tutto il corpo non sono più disgiunti tra di loro, il corpo non è più scisso dalla mente, e corpo e mente non sono più separati dallo Spirito. Così l’Essere umano non è disgiunto dai suoi simili da tutto quanto lo circonda compreso l’intero Universo. Tutto è interconnesso in questa nuova visione, in questo nuovo modello della realtà che si può definire una visione olistica della realtà, in cui non vi è più la contrapposizione, la separatezza, il dualismo, ma la interdipendenza, cioè tutte le cose sono in relazione le une con le altre.
Un ricercatore, il Dr. David Bohm, nel 1971 affermò che l’universo è probabilmente olografico e questo confermava le idee di un altro ricercatore che riteneva che il cervello funzionasse come un ologramma. Molto brevemente si può accennare che questo ricercatore, il Dr. Pribram dice che la realtà vera è come l’energia di un laser, la quale trasmette l’informazione, mentre ciò che noi percepiamo come realtà è una immagine tridimensionale proiettata; la realtà vera è in effetti l’energia che i nostri sensi captano, non gli oggetti che noi definiamo reali.
Nella concezione olistica, oltre alla considerazione che tutto è interconnesso e ciò che accade in un luogo si ripercuote istantaneamente su tutto ciò che esiste, si assume che OGNI PARTE CONTIENE L’INTERO; in ogni nostra cellula è riprodotto l’intero programma della nostra salute, noi siamo tutto ciò che esiste e tutto ciò che esiste è in noi, dentro di noi vi è l’intero universo. In questa concezione ogni istante presente è eterno e ricomprende la totalità del tempo e dello spazio. Dal punto di vista olistico, tutto ciò che pensiamo, che mettiamo in atto per guarirci condiziona e può aiutare anche gli altri. Se pensiamo olisticamente i nostri sintomi, la nostra malattia, la nostra esperienza diventeranno nostri alleati, poiché ci indicheranno la strada per risolvere gli squilibri, per ristabilire lo stato di salute ovvero ripristinare l’equilibrio che in un certo momento si era incrinato.


Secondo la teoria di Bohm tutte le particelle sono in stato di entanglement, e quindi correlate le une alle altre, indipendentemente dallo spazio e dal tempo…

David_BohmDavid Bohm nasce negli Stati Uniti nel 1917 ed è un bambino introverso, che spesso si isola dai coetanei, che ama più la lettura che il gioco; un ragazzino studioso e molto serio che, divenuto grande, si laurea in Fisica.
Giovanissimo entra nella fisica che conta: dal 1947 al 1951 insegna presso la prestigiosa Università di Princeton facendo ricerche sui plasmi (uno stato della materia ionizzato).
Nel contempo è il periodo d’oro, applicativo, della fisica quantistica e relativistica; un periodo segnato da grandi scoperte scientifiche (e dalla prime applicazioni pratiche) che però mettono in forse una “certa visione” del mondo meccanicistica che aveva trovato fondamento nel XIX secolo nel preciso meccanismo newtoniano.
Bohm ha simpatie per il comunismo e questo lo porterà ad abbandonare gli USA per il Brasile, Israele e infine il Regno Unito.
Negli anni ’50 dello scorso secolo la fisica ci dice che il mondo atomico è dominato dal criterio probabilistico, secondo l’interpretazione di Bohr: nulla si può sapere con certezza newtoniana, ma solo dire intorno alle probabilità del risultato di una misura. L’osservatore con la stessa azione dell’osservare perturba inevitabilmente il sistema quantico.
Dall’altra parte, Einstein non crede alla meccanica quantistica (in seguito m.q.) che pure ha contribuito a inventare interpretando l’“effetto fotoelettrico” (scoperta per cui vinse il nobel nel 1905).
Einstein crede che la realtà fisica esista “di per sé” indipendentemente dall’osservatore e per questo produce un famoso esperimento mentale noto come esperimento di Einstein-Podolsky-Rosen che suppone l’esistenza di una misteriosa azione a distanza (propagazione immediata e indipendente dalla distanza di un effetto fisico) qualora la m.q. fosse una teoria fisica “completa”. Prima la dimostrazione matematica del fisico John Bell (1928 – 1990) nel 1964 e poi l’esperimento di Alain Aspect del 1982 hanno dimostrato che la m.q. è veramente una teoria non locale e che le variabili nascoste, nella forma locale, non esistono.