Secondo la teoria di Bohm tutte le particelle sono in stato di entanglement, e quindi correlate le une alle altre, indipendentemente dallo spazio e dal tempo…

David Bohm nasce negli
Stati Uniti nel 1917 ed è un bambino introverso, che spesso si
isola dai coetanei, che ama più la lettura che il gioco; un
ragazzino studioso e molto serio che, divenuto grande, si laurea
in Fisica.
Giovanissimo entra nella fisica che conta: dal 1947 al 1951
insegna presso la prestigiosa Università di Princeton facendo
ricerche sui plasmi (uno stato della materia ionizzato).
Nel contempo è il periodo d’oro, applicativo, della fisica
quantistica e relativistica; un periodo segnato da grandi
scoperte scientifiche (e dalla prime applicazioni pratiche) che
però mettono in forse una “certa visione” del mondo
meccanicistica che aveva trovato fondamento nel XIX secolo nel
preciso meccanismo newtoniano.
Bohm ha simpatie per il comunismo e questo lo
porterà ad abbandonare gli USA per il Brasile, Israele e infine
il Regno Unito.
Negli anni ’50 dello scorso secolo la fisica ci dice che il
mondo atomico è dominato dal criterio probabilistico, secondo
l’interpretazione di Bohr: nulla si può sapere con certezza
newtoniana, ma solo dire intorno alle probabilità del risultato
di una misura. L’osservatore con la stessa azione dell’osservare
perturba inevitabilmente il sistema quantico.
Dall’altra parte, Einstein non crede alla
meccanica
quantistica (in seguito m.q.) che pure ha contribuito a
inventare interpretando l’ “effetto fotoelettrico” (scoperta per
cui vinse il nobel nel 1905).
Einstein crede che la realtà fisica esista “di per sé”
indipendentemente dall’osservatore e per questo produce un
famoso esperimento mentale noto come
esperimento di Einstein-Podolsky-Rosen che suppone
l’esistenza di una misteriosa azione a distanza (propagazione
immediata e indipendente dalla distanza di un effetto fisico)
qualora la m.q. fosse una teoria fisica “completa”. Prima la
dimostrazione matematica del fisico John Bell (1928 – 1990) nel
1964 e poi l’esperimento di Alain Aspect del 1982 hanno
dimostrato che la m.q. è veramente una teoria non locale e che
le variabili nascoste, nella forma locale, non esistono.>
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