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Storia dell’utilizzo delle piante aromatiche
Migliaia di anni fa i nostri avi sapevano come riconoscere le piante
commestibili da altre velenose o che invece favorivano la digestione o il
vomito. Si servivano del naso, dello spirito di osservazione e nel caso degli
sciamani del viaggio in stato di trance, per comunicare con lo spirito guida
della pianta ed ottenere così preziose informazioni sull’utilizzo e le qualità
psichiche.
Le virtù curative delle piante sono state così tramandate per migliaia di anni
di generazione in generazione, sia oralmente sia attraverso iscrizioni o
dipinti. Con la scoperta del fuoco l’uomo si accorse che alcune piante
aromatiche erano buone da mangiare e che altre emanavano un odore gradevole.
Bruciare le piante aromatiche, percependone il fumo salire verso il cielo, fu
uno dei primi atti rituali dell’uomo: di preghiera o di invocazione degli
spiriti benigni o per scacciare spiriti maligni.
Spesse volte venivano bruciate piante aromatiche in onore del Sole, della Luna,
della Madre Terra o anche semplicemente per onorare un evento fausto, come la
nascita di un figlio o uno scampato pericolo. Grazie a queste antiche offerte
votive, spesso accompagnate da un particolare salmodiare nacquero i primi
rituali e le prime forme di arti magiche.
Bruciando le piante aromatiche l’uomo si accorse che avevano anche ampi poteri
su di lui: aprivano il respiro, producevano effetti stimolanti o rilassanti.
Questo fu uno dei primi trattamenti a base di erbe a cui seguiranno le scoperte
di tanti altri che comprendevano il cibarsene o cospargerne sul corpo attraverso
un’opportuna manualità o utilizzandole assieme ad acqua, oli, terre e fanghi
particolari.
La percezione sensoriale dei nostri progenitori era assai sviluppata e così il
loro “fiuto” fungeva da “sesto senso”, permettendo loro di avvertire in tempo un
pericolo, di trovare le tracce di un animale, di riconoscere gli effetti
velenosi di una pianta ed anche l’imminenza di una malattia. Noi moderni abbiamo
perso una gran parte della percezione olfattiva, e la consapevolezza della sua
preziosità, visto che grazie all’affinamento della conoscenza ed alla tecnologia
abbiamo sviluppato metodi di selezione, controllo e protezione dai rischi e
pericoli più comuni: il buio, la mancanza di cibo e di acqua, la difesa del
territorio, la preservazione della specie.
Vi racconto ora la mia scoperta delle straordinarie virtù delle piante
aromatiche.
Nel 998 mi trovai in vacanza in Provenza, in Francia. Vedo un cartello che
invita a visitare il "Museo degli Aromi e dei Profumi" a Gravèson en Provence,
un piccolo paese situato presso Avignone. Decido di andarci. Passo vicino ad un
grande giardino botanico ben curato ed arrivo presso una grande casa colonica,
che ho poi scoperto si trattava di un ex monastero ristrutturato. All'esterno ed
all'interno del museo mi accolgono grandi distillatori di rame di ogni foggia e
soprattutto un'ondata di fragranze meravigliose, di aromi naturali emessi dai
diffusori elettrici presenti in questo vasto museo olfattivo e della
profumazione.
Scoprirò poi che la tradizione della profumeria e la cura con gli oli essenziali
provenienti da piante aromatiche caratterizza profondamente la Provenza in
particolare e un po’ tutta la Francia da molti secoli.
Tutt'ora i profumieri francesi chiamati anche "nez" (nasi in italiano) sono
rinomati in tutto il mondo.
Se andiamo un po’ più indietro nel tempo, reperti archeologici testimoniano che
più di 5.000 anni fa i Sumeri eccellevano nella cura con preparati derivati da
piante aromatiche.
In tempi più recenti, 2.500 anni fa, gli Egiziani grazie alla loro conoscenza
dei poteri degli oli essenziali preparavano unguenti, oli da massaggio, profumi
preziosi utilizzati nelle funzioni sacre, nella cosmesi, nella cura delle
malattie e nella imbalsamazione dei cadaveri, tanto che le loro mummie sono
rimaste quasi inalterate fino ad oggi assieme ai balsami profumati che si
trovavano nelle tombe dei faraoni.
Successivamente i Greci, i Romani, gli Arabi ed infine i Francesi conservarono
l'arte dell'estrazione e della cura con gli aromi vegetali fino ad oggi.
Similmente in Estremo Oriente la cultura tradizionale indiana e cinese
utilizzava da millenni sia le essenze vegetali sia le spezie, queste ultime
particolarmente richieste anche in Europa per conservare a lungo le cibarie.
Nel Medio Evo i profumieri erano particolarmente ricercati non solo per
necessità estetiche ma soprattutto per le preparazioni di pozioni potentissime
da "indossare" affinché gli agenti battericidi ed antibiotici contenuti negli
oli essenziali potessero immunizzare il portatore delle malattie endemiche come
la peste ed il colera che mietevano milioni di vittime. Naturalmente allora dei
preziosi e costosi profumi facevano incetta le classi sociali più abbienti. Il
popolo doveva accontentarsi delle fumigazioni prodotte da falò di piante
aromatiche accesi un po’ ovunque nelle città.
Nel 1800 la rivoluzione industriale e l'avvento della chimica fecero si che in
breve tempo nell'arte della cura i farmaci sintetici sostituissero quasi
completamente i preparati d'origine vegetale e minerale, interrompendo così una
lunghissima tradizione popolare.
Nel 1928 René Gattefossé, chimico cosmetologo scoprì casualmente nel suo
laboratorio, grazie ad una grave ustione che si procurò accidentalmente ad una
mano, che l'olio essenziale di lavanda puro, non deterpenato o frazionato
possedeva proprietà cicatrizzanti sorprendentemente più ampie e veloci di
qualsiasi altro preparato chimico farmacologico fino ad allora conosciuto.
Fu lui a coniare il termine "aromaterapia" per la prima volta nella storia
moderna, pubblicando in quello stesso anno un libro dal medesimo titolo,
mettendo a disposizione dei ricercatori scientifici le sue scoperte verificate
anche in campo veterinario. Nella II guerra mondiale un altro francese, il Dott.
Valnet si avvalse delle sue vaste conoscenze nella cura dei feriti con preparati
vegetali ed in particolare con gli oli essenziali per le loro proprietà
antisettiche, antibiotiche, cicatrizzanti e rivitalizzanti.
Col termine aromaterapia si definisce l'utilizzo sapiente delle proprietà
curative a livello fisico, emozionale e psichico degli
oli essenziali puri provenienti da piante
selvatiche, di coltivazione biologica o tradizionale.
Per la loro potenza d'azione, onde evitare un utilizzo imprudente o pericoloso,
è bene che il loro uso, soprattutto per via interna, sia sottoposto al parere di
un esperto aromaterapeuta o di un medico competente.
Renato Tittarelli
SOAM - Scuola Olistica di Aromaterapia e Massaggio
www.risoessenza.it
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